I carrozzoni statali non muoiono mai

unitaUno pensa che la stampa dovrebbe dedicarsi ai problemi delle aziende che chiudono a ripetizione, dei cittadini schiacciati da una pressione fiscale senza pari che sta uccidendo non solo l’economia ma anche la voglia di fare impresa. Invece no. La stampa italiana non fa altro che piangere per la chiusura dei grandi carrozzoni di stato. Prima roboanti articoli su Repubblica e altri giornali della stampa sussidiata (ricordiamo che Del Rio va a prendere ordini da De Maledetti alle 8 di mattina) contro il piccolo ridimensionamento delle Camere di Commercio. Il governo Renzie aveva solo provato a dimezzare i contributi che le imprese devono pagare (anche un semplice autonomo con partita iva deve farlo) per mantenere la grande mangiatoia delle Camere di Commercio ma è stato un fallimento totale.

Poi arrivano le alte lamentazioni per la chiusura dell’Unità. Certo, potrebbe sembrare che non sia un carrozzone di Stato ma è pur sempre una immensa mangiatoia, pensiamo solo ai 110 milioni di euro di debiti deliberatamente non pagati dall’Unità che saranno a carico del contribuente. 110 milioni di euro è una cifra immensa, pari alle imposte pagate da migliaia e migliaia di lavoratori. Eppure sembra niente, tu paghi e mantieni i funzionari di partito parcheggiati all’Unità che fingono di fare giornalismo.



E fanno ridere quelli che dicono che si tratta di una perdita per la cultura e l’informazione italiana. Ma quale cultura, quale informazione faceva l’Unità? Una sequenza impressionante di manganellate mediatiche contro l’unica opposizione rimasta, quella del Movimento 5 Stelle. Un movimento le cui posizioni non condividiamo ma che comunque merita rispetto e dignità. Detto per inciso, i giornalisti dell’Unità hanno meritato come nessun altro la nomina a giornalista del giorno sul blog di Grillo.

Ma non preoccupiamoci troppo: l’Unità non chiude, altrimenti ci sono centinaia di persone che dovrebbero andare a lavorare per la prima volta nella loro vita. E’ un giornale che non compra nessuno, su cui nessuno vuole fare pubblicità ma che deve rimanere in vita. Ci sarà sicuramente un intervento pubblico, Renzie cederà e aprirà il portafoglio. E noi italiani saremo costretti ancora una volta a pagare tasse per mantenere aperto un carrozzone.

Purtroppo è la storia degli ultimi 30 anni: si spendono soldi pubblici, si utilizzano le risorse dei cittadini (perché i soldi pubblici non esistono, esistono i soldi tuoi o miei) per mantenere i costosi privilegi di poco. Che tutto il resto del paese affondi, pensano i politici, ci sarà sempre un autonomo, un micro-imprenditore, un professionista, un commercinate, da tassare.

Allegramente, fino al default e oltre. Perché il default di questo passo non sarà rapido, sarà lunghissimo e doloroso, ci vorranno anni, con l’intervento della Troika, con la riduzione n miseria dell’90% degli italiani.

Auguri!

2 Responses to I carrozzoni statali non muoiono mai

  1. Conte Zio ha detto:

    Mi viene veramente da vomitare, è uno schifo. Ci sono italiani, brava gente, che ha sempre pagato le tasse, che sono ridotti a mendicare al cibo alle mense pubbliche della caritas e i soldi delle tasse vengono buttati in questo modo. Ma che aspettano gli italiani a ribellarsi? Anche i grillini che sono i bersagli prediletti dell’unità non dicono niente? Sono troppo impegnati a sparare contro Israele adesso, tanto a pagare non sono loro sono i cittadini italiani!

  2. Luisa ha detto:

    Ma io devo pagare le tasse per dare 110 milioni a questi parassiti? Che poi se chiudevano ci mettevamo comunque l’anima in pace, invece renzi troverà dalle nostre tasse altri 50 milioni magari e li regalerà a questi qui. Ma che cazzo dobbiamo fare? Io sto incazzata come una iena, ho 2 figli piccoli e nessuno mi aiuta mentre i parassiti ci succhiano il sangue!

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