I cinesi vogliono il controllo di Telecom

Viene da piangere a pensare alla grande distruzione del patrimonio italiano che si è consumata negli ultimi decenni. Interi comparti sono stati smantellati, altri sono stati svenduti per niente a investitori stranieri anche se la parola investitori, in questo caso non è adatto, meglio sarebbe parlare di sciacalli.

E quello che sta per succedere a Telecom Italia è davvero sintomatico del destino del nostro paese: l’azienda che subisce ancora il peso dell’acquisizione di Tronchetti Provera fatta a debito (e della conseguente gestione fallimentare) è ostaggio del suo passato e non riesce più a crescere. Ha ancora un flusso di cassa perché sfrutta i vantaggi da ex monopolista ma questo vantaggio si erode ogni giorno. Anzi, Telecom sta diventando un ostacolo alla crescita del Paese perché non investe quanto sarebbe necessario nello sviluppo della rete e della banda larga.

In questa situazione i soci di controllo (controllo si fa per dire, hanno poco più del 20%) vogliono sfilarsi, anche perché hanno le azioni ad un prezzo di carico che dopo infinite svalutazione è ancora molto più alto di quello del mercato. E terribilmente più basso di quello pagato a Tronchetti Provera.

E in questa situazione si sono fatti avanti i cinesi di Hutchison Whampoa che hanno messo sul piatto un’offerta non proprio allettante: integrazione di 3 Italia in Telecom in cambio del controllo assoluto della società.

Una possibilità che il mercato ha festeggiato (ma i mercati azionari sono miopi e ragionano in termini speculativi) ma che rappresenterebbe davvero la fine di un altro pezzo di Italia. Un pezzo di Italia che stava crescendo, che si stava radicando persino in un mercato emergente come quello del Sud America, e che adesso rischia di diventare la provincia lontana di un grande impero cinese. Una provincia da spremere fino all’inverosimile, ovviamente, e in cui magari i profitti andranno al socio privato straniero, mentre i costi saranno a carico dello Stato che magari interverrà in un modo o nell’altro con la Cassa Depositi e Prestiti per supportare lo sviluppo della rete.

Franco Bernabè

Insomma, un brutto pasticcio combinato da Franco  Bernabè e che tra l’altro, pare, abbia irritato moltissimo il socio spagnolo Telefonica. Ma Bernabè ha parecchio pelo sullo stomaco e non si fa intimorire certo da qualche protesta degli azionisti. Lui è al di sopra. Se ha deciso di regalare il controllo di Telecom ai cinesi avrà i suoi buoni motivi (buoni per lui personalmente, beninteso).

Concludo con un piccolo episodio, raccontatomi in confidenza da un amico,  che aiuta a capire chi è davvero il presidente esecutivo di Telecom. Questo amico era consigliere indipendente di una società quotata. Il giorno stesso in cui Franco Bernabè entro in consiglio, si dimise, come riflesso condizionato. E quando concluse il racconto, aggiuse: “Io con quella gente lì non voglio avere nulla a che fare“.

Peccato che il destino in Italia sia in mano a quella gente lì

Vincenzo Colonna

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