I paradisi fiscali: tra collaudi e convergenze ci sono sempre

Ne abbiamo sentito parlare varie ed accese volte, nel corso dei dibattiti pubblici, ed in diverse occasioni. Dalle multinazionali che delocalizzavano nei paesi a fiscalità privilegiata, all’abolizione del segreto bancario per la Svizzera (evento che ha scatenato una sorta di “guerra fredda”, dato che sono emerse informazioni “scottanti” su trasferimenti anche da parte di cittadini americani verso i conti elvetici, e ciò ha fatto riflettere su come la tendenza non sia un’esclusiva all’italiana, certamente in primis), sino alle “black list” ancora sin troppo forbite con paesi che non ci pensano per nulla ad adeguarsi al livello “medio” di imposizione.

La giustizia distributiva e redistributiva miete non poche vittime nel “calderone” della finanza “normativa”, dove il giudizio di valore la dice lunga. Di certo, non ci sentiamo di pronunciare parole di assoluzione, nei confronti di quanti tra opportunismi vari, si avvantaggiano delle differenze, ma neanche di colpevolizzarli. Ecco l’ultima indiscrezione che ha non certamente raffreddato l’opinione pubblica: il caso Luxleaks.

Fiscalità privilegiata in Lussemburgo: ci risiamo con gli scandali

La lista delle multinazionali e dei gruppi internazionali coinvolti nell’inchiesta fa sudare freddo perché, come al solito, ci sono nomi ben importanti. Tra questi, citiamo: Pepsi, Ikea, Finmeccanica…e purtroppo, come sempre, i bancari in cima (nomi altrettanto importanti, tra cui quello di Unicredit e di Intesa San Paolo). Ma, già tempo fa, tale indagine era già stata avviata ed erano stati portati alla ribalta nomi importanti come Apple (la mela morsicata, come alcuni la chiamano) e Fiat. Ah, non dimentichiamoci della popolare Amazon. Anzi, per alcuni di questi nomi non è la prima volta che viene aperto il sipario sui paradisi fiscali.

Ma scendiamo, nuovamente, nell’”oltretomba”. Qual è la questione su cui ci sarebbe non poco da discutere? Non si ritiene più che il nocciolo del dibattito sia rappresentato dal “paradiso fiscale” in sé e per sé, dato che le aziende vi risponderanno, e questo poi sta alle regole europee assodarne la legalità (da non confondere con liceità che è insita nella nostra coscienza di società e rapporti internazionali): “Noi non abbiamo violato nessuna regola. E’ la legge del mercato e l’abbiamo seguita”. Come dire: non siamo mica fessi.

D’altronde, ecco perché certi scandali non fanno più “breccia” nell’opinione pubblica, specie in paesi come l’Italia in cui gli alti livelli di pressione fiscale ed il meccanismo del bilanciere (da una parte si aumenta, dall’altra si riduce. Certamente, avrete sentito parlare dell’ennesimo scandalo per la riduzione dei fondi per i malati di sclerosi multipla, che è seguito a quella social mania dei secchi d’acqua in testa. L’ultima ha voluto che Fiorello avesse lanciato la sfida a Renzi stesso. Ma chiaramente, quando i gruppi d’interesse litigano, tutti vogliono la loro parte. Certamente, lo Stato sociale latita sempre più) la fa da maestro, in base alle nuove regole di bilancio.

Quello che ci si chiede è se saremo in grado, tutti uniti, di trovare un certo criterio di giustizia che ci faccia convergere verso un terreno comune, o se invece la competitività deve essere cercata proprio nelle differenze. Non staremo un po’ sbagliando? I paesi che non hanno altre armi non è giusto che attirino gli investitori esteri con un “trattamento” migliore?

La rosa dei nomi, i paesi verso cui transitano i capitali sono proprio quelli di sempre: Svizzera, Lussemburgo, gli esotici (ad es. Caraibi), Paesi Bassi ed Irlanda. Ma non si era parlato di uscita della Svizzera dalla “black list”? Sì, ma l’abolizione del segreto bancario implica solamente un meccanismo di maggiore trasparenza con le autorità di altri paesi, non il cambiamento delle regole. Eppure si afferma da un po’ di anni di avviare un meccanismo di riforma fiscale che metta la Svizzera alla stessa stregua degli altri paesi. Ma converrà alla Svizzera? Vediamo le politiche del cambio. Questa regola della parità che è stata stabilita, rispetto all’Euro: l’intento di non far apprezzare troppo il cambio rispetto all’euro per non svantaggiare l’Export. I paesi che letteralmente “si nutrono” degli investitori esteri devono fare molta attenzione e lo sanno bene. A questo punto, ci chiediamo se non sia giusto far restare le cose come stanno, e dove sia quella giustizia distributiva, in “assoluto”. Eliminare la competitività sul fronte fiscale ci aiuta di più o potrebbe essere una mossa sbagliata? Non potremmo voler, a questo punto, diventare anche noi più competitivi o abbiamo, come dire, “le mani legate”?

Certamente, quello che è successo, è stato un astuto gioco politico perché ciò non rappresenta affatto una novità e, coinvolto, “apriti sipario”, stavolta è il neo-capo della Commissione Europea: Jean-Claude Juncker che si è occupato di fare da “mediatore” tra i vari governi dei paesi a fiscalità privilegiata ed i gruppi internazionali. Insomma, sali al potere, e prepara i “sali” perché ti metteranno gli investigatori alle calcagna per indagare su tutta la tua vita passata. E’ quello che successe, in politica, ad un “trampolino” meno alto, per una nota atleta che si è dovuta, poi, ben presto ritirare. Ma questa è solo un’opinione e nulla di più.

L’articolo è stato scritto da Ines Carlone. Si tratta di un contributo esterno e non riflette la posizione ufficiale di Mercati 24.

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