I tassi dei mutui casa raggiungono il 4,3%

Diventa sempre più difficile, per gli italiani, comprare casa. Non solo l’aumento della pressione fiscale sulla casa ma anche l’aumento del costo del denaro sta portando ad un ulteriore crollo del mercato immobiliare.

Ricordo che, fino a qualche anno fa, parlando con un agente immobiliare in completo scuro e incravattato anche d’estate, ti sentivi ripetere che tanto il prezzo degli immobili non scende mai, che l’Italia è diversa dal resto del mondo (era già scoppiata la bolla dei mutui subprime in USA), che gli italiani vogliono a tutti i costi possedere una casa di proprietà e che quindi i prezzi sarebbero stati sempre sostenuti.

crisi immobiliare

Ebbene, le cose sono andate in modo molto diverso: i prezzi delle case sono crollati, il settore dell’edilizia è fermo, lo stock di case invendute è davvero molto elevato. Purtroppo i cicli immobiliari sono noti, durano circa 10 anni, e coloro che si sono lasciati imbonire dall’agente immobiliare di turno adesso ne pagano le conseguenze.

Le ragioni del crollo immobiliare sono note e abbastanza semplice: per prima cosa è necessario dire che si tratta di un crollo fisiologico, nessun mercato può salire in modo indefinito e soprattutto quello della casa. Se il reddito medio degli italiani non cresce non può crescere nemmeno la loro capacità di spesa e quindi non possono comprare casa.

Certo, per comprare casa si chiedono mutui e qui arriviamo alle dolenti note: le banche hanno aumentato il tasso medio dei mutui, portandolo al 4,3%, un valore davvero elevato, che rende quindi sempre più costoso finanziare l’acquisto della casa. Ed è questa la seconda ragione per cui i prezzi scendono: nessuno ha il contante in mano per comprare casa. E visto che ci siamo, ricordiamo anche la terza ragione, non certo ultima in termini di importanza: la pressione fiscale in costante e irrazionale crescita sulla casa rende ormai poco conveniente comprare casa per affittarla e, purtroppo, anche per viverci visto che l’IMU colpisce persino la prima casa.

Le banche sembrano guadagnare molto: prendono denaro in prestito dalla BCE all’1% e lo prestano ai loro clienti al 4,3% per i mutui o al 6% allo stato se comprano BOT o BTP. Il fatto è che anche le banche sono in cattive acque.  Loro hanno finanziato la bolla immobiliare, erogando in modo irrazionale mutui per l’acquisto di case a prezzi speculativi.

Anche se, per evidenti interessi, le rilevazioni non sono mai precise in Italia come avviene negli USA, possiamo dire che molte delle case vendute al culmine della bolla immobiliare hanno perso almeno metà del loro valore. E considerato che la crisi e l’aumento dell’imposizione fiscale hanno falcidiato il reddito delle famiglie, le banche rischiano di dover pignorare immobili e rivenderli a meno di un terzo del valore del mutuo.

E’ la stessa situazione che si è verificata in Spagna e che è costata un salvataggio di 100 miliardi di euro del sistema bancario, a carico dell’Unione Europea. Le banche italiane forse stanno mettendo fiena in cascina perché sta per arrivare il momento della resa dei conti, con le perdite fino ad ora nascoste che stanno per venire a galla.

E la gente immobiliare tutto ingravattato che fine ha fatto? Si veste ancora di scuro, ma adesso ha messo su parecchia pancetta, ha perso i capelli e passa le sue giornate a guardare la televisione, scolandosi una birra dopo l’altra e continuando a ripetersi che i prezzi degli immobili non scendono mai.

2 Responses to I tassi dei mutui casa raggiungono il 4,3%

  1. Seidor66 ha detto:

    Probabilmente è questo il momento di comprare, per chi non si è fatto incantare dalle sirene ai tempi della bolla. Chi ha pacchi di contanti li può sbattere sul tavolo, ovviamente comprando solo e soltanto alle aste immobiliari.

  2. Giun ha detto:

    @Seidor aspetta ancora un po’, sei pazientato qualche anno prenditi ancora un paio di mesi e vedrai che botto, i prezzi scenderanno moltissimo e quando scoppierà la bolla ci sarà la valanga, tutti vorranno vendere a qualunque prezzo e a qualunque condizione.

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