Il boomerang del petrolio. Già evaporato il rialzo di prima mattinata.

La notizia della morte del sovrano dell’Arabia Saudita Abdullah aveva fatto rincarare precipitosamente il greggio in apertura di seduta, questo pomeriggio, in corrispondenza con l’apertura di Wall street, magia che è durata ben poco, dato che le quotazioni si sono subito ricondotte ai livelli minimi iniziali.

Il mercato delle materie prime, in effetti, è un mercato in cui dura ben poco il sentimento di euforia, caratteristico degli altri contesti di trading. Facciamo alcune considerazioni sull’attuale situazione.

L’India beffata dal calo del petrolio

Tempo fa si diceva che l’India, essendo un paese importatore della materia prima, avrebbe beneficiato enormemente del calo del greggio. Ma ciò era erroneo perché l’India è stata beffata doppiamente per i seguenti motivi:

  • non è stata in grado di attivare la produzione “shale oil“, anche se era ricca di una delle materie prima adottate inizialmente dagli Usa per ricavare, attraverso la miscela con la sabbia, il greggio. Questa sostanza vegetale si chiama Guar e per un bel periodo, quando l’espansione della produzione era ancora in fase d’inizio, si è venduta molto bene
  • ciò non è durato abbastanza perché nel frattempo si è dato agio agli Usa di rendersi indipendente anche dall’importazione del Guar, attraverso la fabbricazione di sostanze sintetiche similari.

E’ proprio il caso di dirlo: l’India non si è affatto impegnata nella ricerca, in tal senso, e ha lasciato scorrere la situazione sino a che le si è ritorta addosso economicamente parlando: si potrà pure dire che le importazioni del greggio sono più economiche ma non è l’India in grado di adottare la stessa tecnica dello shale oil degli Usa? Forse l’ambiente non è idoneo? Mancano le strutture? In fondo, la materia prima c’è ed ormai non la cerca più nessuno, neanche gli Usa: una voluminosa perdita sul fronte delle esportazioni.

Chi ha mai detto che il calo delle quotazioni del greggio fosse un favore all’India?

Il nuovo re saudita non cambierà strategia

E’ quanto si è detto dopo l’annuncio della dipartita del precedente sovrano. Da un certo punto di vista, ciò ha disorientato solo transitoriamente i mercati che si sono subito reindirizzati verso la traiettoria iniziale dei prezzi, come potete notare nel riquadro sottostante:

petrolio

Siamo scesi ben al di sotto di quota 50 e ciò è un livello mai registrato sinora delle quotazioni: un duro colpo per l’Opec ed i paesi dell’Arabia Saudita che non accennano a mollare il colpo e continuano ad espandere la produzione, ostinati. Gli Usa non potranno sostenere l’abbassamento dei prezzi, all’infinito, si sostiene: prima o poi dovranno cedere e lasciare nuovamente aumentare i prezzi. Ed allora verrà il momento di unirsi al lieto banchetto!

Quindi, nessun effetto sorpresa per il greggio e nessuna dichiarazione inattesa da parte dei nuovi responsabili di politica: tutto resta esattamente come prima, con l’unica differenza che cambia la persona al centro del governo. Non è mutato però il ministro che monitora la situazione petrolio per gli emirati arabi uniti.

Per maggiore precisione, il Brent si pone a 48,74 mentre il Wti a 45,44, livelli risicati rispetto a quelli iniziali.

Tra l’altro, il petrolio sembra quasi essere l’unico protagonista del momento ma se si volesse osservare il marasma che si è creato nel mercato delle materie prime, in genere, si finirebbe col constatare che anche tutte le altre risorse sono crollate sul mercato, gas compreso.

Non resta, allora, che restare ad osservare la contesa, in termini di barili di petrolio, alterco ormai che dura da quasi un anno e che non accenna minimamente a tramontare.

Eppure, ai tempi in cui i prezzi petrolio erano alti, si arrivava ad ipotizzare un esaurimento delle riserve petrolifere, ipotesi che sono ben presto naufragate, ora che la produzione è stata saturata dall’intervento sia degli Usa che dei paesi dell’Opec coalizzati (paesi arabi, in primis).

 

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