Il “dragone” ce la farà a salire le vette? Attese sul Rmb. Parte 1

Gli investitori sono tutti concentrati sulle prospettive dei mercati asiatici. Riepiloghiamo cosa è accaduto di recente sui listini del Dragone asiatico per cercare di carpirne qualche “soffiata” utile per le previsioni di mercato. E’ da dire che tale target di investimento non riguarda un settore già maturo, tanto più nelle principali piattaforme di trading retail, ancora non spicca la nuova valuta cinese Rmb, così come le principali divise orientali, tra l’altro. La valuta, per sua natura, sempre in competizione e che ha destato perennemente l’interesse degli investitori è lo yen. Ma siccome siamo abituati ad avere uno sguardo “concentrico” ed i mercati finanziari sono quasi sempre tra di loro interdipendenti (effetto-contagio) non possiamo assolutamente trascurare ciò che si sta smuovendo, rimodernando un’economia che nella fredda scure di un socialismo epocale ancora mostra molte contraddittorietà sul versante sociale.

Ecco le attuali mosse dell’area asiatica

La borsa di Tokyo, la conosciamo bene, ci impegna a tardi orari in Italia perché il Forex non chiude mai. Anche se caratterizzata da bassi volumi e liquidità, rispetto alle altre borse europee, rimane l’unico listino più frequentato tra quelli orientali.

Hanno sollevato l’immediato interesse, da parte degli investitori, una serie di strategie progressiste attuate dalla Cina che vanno da:

  • i tentativi di riforma sul piano sociale. Siamo abituati al massacro mediatico con cui la Cina è presentata come un fiero dragone dell’economy, sempre vista come un tornado che assedia i mercati, schiacciando, in vari modi fulminei la concorrenza. Le disparità sociali dell’economia domestica sono sin troppo marcate, al punto che non dobbiamo stupirci dei movimenti migratori di massa dei cinesi verso il Vecchio continente, sfruttando, e questo purtroppo è assai vero, il cambio (divisa cinese eternamente deprezzata, preferita per l’export ed euro forte). Ma ciò non riguarda solo i cinesi ma gran parte dei popoli che sono alla ricerca di lavoro e di una moneta forte che abbia maggiore potere d’acquisto nel loro paese. Dobbiamo anche considerare che spesso creano confusione gli aspetti “nominalistici” dell’economia (dire, ad esempio, che il salario medio di un lavoratore è equivalente a poche decine di euro del nostro paese è rilevante solo dal punto di vista nominale, visto che in termini reali il potere d’acquisto potrebbe essere lo stesso. Il paradosso della moneta è questo: che cosa erano 1.000 lire per noi anni fa?). In ogni caso la Cina, è impegnata a riformare il socialismo interno che ormai sa molto di “vecchiume”. La prima mossa che non è passata inosservata è rappresentata dall’abolizione del sistema hukou, quello sulla base del quale gli agricoltori migranti verso la città non avevano gli stessi diritti (e così valeva per chiunque si fosse spostato dal suo luogo di nascita). L’anno scorso è stata abolita la politica di controllo delle nascite. E si potrebbe continuare all’infinito, mettendo in evidenza l’evidente “sfascio” dell’economia interna causata da politiche ampiamente dirigiste, e poco apprezzate da una larga fetta della popolazione. Perché solo ora ci si sta muovendo su tale punto? Non è un po’ tardi? Non dimentichiamo il forte “retaggio” politico che governa la Cina ed un po’ tutti i “socialismi”, improntanti su una rigida pianificazione che si sono dimostrati poco equi sul piano sociale (anche se molti sono ancora cauti sull’imputare il fallimento al macro-sistema, in astratto)
  • la riforma sul piano finanziario. Ultima è la Stock connection, avviata un mese fa, nell’intento di unire la borsa di Shanghai e  quella di Hong Kong. Quindi, gli azionisti hanno a disposizione un listino più ampio che ormai pareggia quello di Hong Kong. Ma che cosa favorisce tale manovra? L’internazionalizzazione del Rmb (Renminbi), la valuta posta in concorrenza con il dollaro Usa. Non dimentichiamo anche che la Cina sta stringendo accordi strategici con alcuni paesi chiave, Russia in cima. La Cina è uno dei paesi del Brics, di cui non si parla già più.
  • la Cina, falco nell’economia degli investimenti. Molti gruppi finanziari cinesi stanno mettendo mani sulle banche europee in difficoltà.

Nella parte 2 di tale articolo, pubblicato prossimamente, cercheremo di capire perché la Cina sta cercando di cambiare approccio strategico e di come ciò possa influenzare i mercati e se è plausibile “pronosticare” l’efficacia di tali misure.

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