Il dragone ce la farà a salire le vette? Attese sul Rmb. Parte 2

Nella parte 1 di tale articolo, vi abbiamo introdotto alle proposte di riforma della Cina. La principale “mira” del Dragone ormai si è spostata, incentrandosi sul progetto di internazionalizzazione del nuovo yuan cinese e rendendo l’economia asiatica indipendente. Il no ai bond ed all’indebitamento ci sta coinvolgendo tutti, Europa compresa. Stiamo tutti sulla stessa barca? Questa la possiamo definire la nuova geopolitica, le cui trame sono l’economia e la finanza, o semplice si tratta di un adattamento naturale dei vari Stati ai fabbisogni dei mercati? La Cina è diventata di nuovo protagonista dopo la recente politica anti-corruzione (ed alcuni arresti che hanno suscitato un certo clamore) e la “teoria della normalità”. Sarà la nuova meteora dei mercati finanziari oppure tutto si risolverà in una clamorosa bolla di sapone che con un tocco di dita scoppierà? Chi potrà dirlo! Non ci resta che osservare le tattiche di politica monetaria (più o meno prudente) ed internazionale adottate dai vari paesi.

Quali sono le evoluzioni di tali linee di intervento?

La Stock connection non pare essere stata una mossa pianificata secondo la maggiorparte degli analisti ma frettolosa, per far scendere sul campo, ed in maggiori volumi di contrattazione il Rmb (Renminbi) nel portafoglio degli investitori.

Infatti, la diversità delle governance e delle regole del gioco non è stata appianata ed i due listini continuano a marciare ognuno per conto proprio. Si è creato, sul piano finanziario, quindi un modello a doppia velocità, non sincronizzato.

Oggi, Shanghai ha chiuso positivamente (+ 0,52%) mentre Hong Kong negativamente (-0,95%).  Il volume di transazioni in yuan cinese (il nuovo renminbi o rmb) sono, a dir poco, quintuplicate: proprio quello che la Cina voleva ottenere, dato che il dollaro di Hong Kong ed il dollaro di Singapore dovranno avere sempre più un minore peso relativo sul piano delle transazioni internazionali.

La Cina è caratterizzata da forti rallentamenti sul piano della crescita. Infatti, stiamo notando:

  • un ridotto appeal del settore immobiliare (sempre Tokyo in cima ai paesi interessanti su cui investire)
  • un crollo sia sul fronte delle importazioni (l’accelerazione è dovuta, in parte, anche al basso costo di approvvigionamento delle materie prime) che le esportazioni. Le stime sono state riviste tutte al ribasso di oltre 6 punti percentuali, comprese quelle del Pil

Diventa sempre più pressante ed urgente fare riforme ma la Cina non ci sta ad indebitarsi ancora e si è rifiutata di accettare altri bond come collaterali nelle premesse dello sviluppo (altro che Austerity tedesca! Qui si taglia già da subito). Allora, come si farà? Si confida tutto nella liberalizzazione del mercato finanziario ed in una maggiore apertura internazionale.

Oggi, il Renminbi (RMB) cinese è scambiato contro 9 valute, un traguardo importante segnato dal “Dragone asiatico” e si tratta di:

  • dollaro di Singapore
  • dollaro neozelandese
  • sterlina, e questo dà molto da riflettere.
  • won coreano
  • euro, in ciò favorito dalla moneta unica.
  • altre valute diverse dal dollaro, senza passare così attraverso le banche di compensazione di Hong Kong, vincolando le sorti valutarie della Cina a quelle Usa

A quanto sembra, inoltre, la Cina non vuole più indebitarsi attraverso nuovi bond ma autorizza l’emissione di obbligazioni denominate in rmb da parte dei paesi in relazione d’affari. E’ quanto ha fatto la Gran Bretagna. La Cina vuole forse seguire le orme delle “leggi finanziarie” dettate da altri Stati?

Cosa manca ancora al Rmb? La stabilità che le possa conferire lo status di valuta internazionale e di riserva. Per il momento, rimane sempre una valuta utilizzata e transata per motivi commerciali, ed in parte speculativi, dopo l’integrazione dei due listini asiatici.

Non possiamo dire che la Cina abbia fatto il “grande salto” ma ci sta provando.

I colossi finanziari cinesi partono all’assalto dell’Europa

Non più partecipazioni di minoranza “a grappoli” per la Cina ma importanti quote di controllo. Ecco le banche che sono finite e potrebbero nella “retata” dei gruppi finanziari cinesi:

  • Ricordate Banco Espirito Santo? E’ la banca portoghese che quest’estate ha dichiarato default. Cosa ha fatto? Per non chiudere i “battenti” ha come separato la “parte sana” da quella malata o deficitaria. Il ramo fallimentare è stato messo in vendita ed è “Banco Espirito Santo de Investimento SA”. Chi l’ha comprato? Proprio i Cinesi qualche giorno fa. Il settore finanziario nel listino spagnolo sta avendo dure performance negative (sono gli “alti” e “bassi” che caratterizzano Piazza affari: i bancari governano ormai la borsa, essendo i titoli a maggiore capitalizzazione).
  • Novo Banco è il ramo “sano” ma, a quanto pare, se non è riuscita a prenderne 2 in un colpo solo, la Cina non indietreggia ed attende solo l’offerta
  • Le banche nostrane in difficoltà. Già tempo fa avevamo sempre sulla “punta della lingua” gli hedge funds statunitensi. Ora, a quanto sembra fa capolino la Cina. Tra le banche interessate c’è proprio Mps. Di certo, può trattarsi dell’ennesima “voce di corridoio” dato che tali colossi non certo cedono la maggioranza di controllo per poco. Mps ha dovuto procedere ad un aumento di capitale che l’ha messa a dura prova. Il titolo continua a vivere momenti difficili ed a fare da “zavorra” alla borsa, al punto che la Consob è stata costretta a prorogare il divieto di posizioni corte su Mps e Banca Carige fino al 27 gennaio 2015.

Ecco, infatti, il titolo Mps come continua a perdere terreno, affondando Piazza Affari. Oggi ha perso l’8% in una sola seduta, mentre nei giorni precedenti proseguiva sostanzialmente piatto. Anche Banca Carige è implosa del 7%.

cina

I mercati restano in osservazione ma, di certo, neppure il 2015 sarà l’anno in cui tirare un sospiro di sollievo.

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