Il Fmi avverte la Cina: i debiti societari costituiscono un rischio sistemico

FMI Avverte Cina

La crescita dei debiti corporate va affrontata urgentemente da Pechino, per evitare rischi sistemici non solo per la Cina ma per l’intera economia globale”. Lo ha dichiarato sabato David Lipton, numero due del Fondo monetario internazionale (Fmi), in un intervento a una conferenza a Shenzhen, nella Cina sud-orientale. Washington torna ad avvertire Pechino per i rischi legati all’andamento della sua economia, in questa delicata fase di transizione.

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L’eccessiva crescita del debito delle società “è una linea di faglia chiave per l’economia cinese (…) e resta una grave, e crescente, problema che deve essere affrontato immediatamente e con un impegno per riforme serie”, ha rincarato Lipton.

A motivare la presa di posizione del Fondo è la tesi secondo cui il rallentamento dell’economia cinese, con la conseguente riduzione dei profitti, ha portato il livello delle aziende cinesi ad un livello “molto elevato” che pesa il 145% del Pil della seconda economia mondiale. Più che l’ammontare dell’indebitamento generale del Paese – arrivato al 225% del Pil, un livello elevato ma in linea con gli standard internazionali – sono proprio le sofferenze delle impresi cinesi a preoccupare.

L’elevato indebitamento ha compromesso la capacità di queste aziende di rimborsare i debiti e di pagare i fornitori, facendo lievitare la quantità di crediti inesigibili da parte delle Banche cinesi.

Nel corso del suo intervento, il numero due del Fondo ha portato l’attenzione, in particolare, sulla situazione delle aziende controllate dallo Stato che costituiscono ben il 55% del debito delle imprese cinesi ma pesano per il 22% dell’attività economica. Per Lipton e il Fmi queste aziende sono “tenute in vita artificialmente”.
La questione della situazione delle aziende cinesi era già stato oggetto di un avvertimento di Washington alle autorità cinesi in aprile, quando il Fondo ha dichiarato che lo stato di salute di queste aziende può causare una perdita pari al 7% del Pil per gl’istituti di credito cinesi.

La difficile fase di transizione dell’economia cinese e gli interventi di stimolo delle autorità per provare ad attenuare gli effetti di questa trasformazione sistemica hanno fatto schizzare anche il livello d’indebitamento generale della seconda economia mondiale che, sebbene sia su livelli alti ma ancora sostenibile, senato uin trend che desta preoccupazione. Bastai pensare che il debito della Cina alla vigilia della crisi, nel 2007, era al 148% del Pil, in soli 9 anni è schizzato al 225%.

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