Il folle piano Giapponese sta sfuggendo ai suoi ideatori

Quando sento delle strategie creative messe in atto dalla FED americana o dalla Banca Centrale Giapponese mi ricordo di un film di Walt Disney, Fantasia e del celebre episodio dell’apprendista stregone. Topolino deve fare le pulizie nello studio del suo stregone ma inebriato dal potere che gli dà la bacchetta magica, inizia ad utilizzare la magia per evitare la fatica. I risultati sono disastrosi: la magia gli sfugge di mano e crea disastri su disastri.
Ecco, quello che le banche centrali di USA prima e Giappone poi stanno facendo e proprio questo: liberano i governi dalla fatica di fare le grandi pulizie e le grandi riforme, pompando l’economia con metodi piuttosti eterodossi di quantitative easing. I risultati sono scarsi dal punto di vista pratica, ma porteranno presto a maturazione l’amarissimo frutto dell’inflazione.

Banca del Giappone

Il programma, probabilmente folle, del Governo Giapponese è proprio quello di spingere l’inflazione al 2%, in modo da ridurre il peso dell’immane debito pubblico nipponico.
I risultati ottenuti fino adesso sono stati una fuga di capitali senza precedenti: se abbiamo lo spread basso in Italia, in questo momento, è perché molti capitali hanno abbandonato il Giappone in cerca di rendimenti e quindi ci sono stati anche acquisti di titoli europei.
Il dettagliato piano del governo giapponese prevede un’inflazione al 2% entro il 2015 e secondo Haruiko Kuroda, governatore dell’Istituto di Emissione nipponico, già adesso ci sono fortissimi segnali di inasprimento dell’inflazione. Probabilmente non solo il risultato del 2% sarà raggiunto, ma probabilmente bisognerà aggiungere qualche 0 in più…
E per il Giappone saranno dolori: perché il paese non ha praticamente materie prime e deve importare quasi tutto. Dunque il sistema industriale sarà costretto ad uno stress senza precedenti per approviggionarsi. E’ vero, dall’altra parte, che lo Yen in questo modo si deprezzerà e che quindi in teoria le esportazioni giapponesi saranno in qualche modo avvetanggiate. Ma bisogna anche dire che le esportazioni giapponesi sono di fascia alta e quindi il prezzo non è un fattore determinante. E, ripetiamo, le industrie giapponesi si troveranno a dover affrontare costi molto più elevati per approvvigionarsi di materie prime.
Tutto questo ci fa capire come il piano del Governo, che dovrebbe abbattere il peso reale del debito pubblico e far ripartire l’economia, probabilmente non sortirà i suoi effetti e causerà una montagna di problemi. Come sempre quando si vogliono utilizzare le scorciatoie apparentemente più semplici si finisce in un mare di guai.

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