Il G20 chiede sostegno alla crescita ma non c’è accordo su politiche comuni. Rischio Brexit e migranti

La politica monetaria da sola non basta a sostenere la crescita mondiale, il mondo deve andare oltre e focalizzarsi sulle riforme strutturali per superare questa fase di rallentamento. A sostenerlo sono i leader dell’economie mondiali riuniti nel vertice del G20 a Shanghai.

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Le politiche straordinarie di politica monetaria messe in campo dalle banche centrali “continueranno a sostenere l’attivita’ economica e ad assicurare la stabilita’ dei prezzi, ma da sole non possono condurre a una crescita bilanciata”, per raggiungere tale obiettivo i Paesi del G20 sono pronti a “usare tutti gli strumenti monetari, di bilancio e strutturali”.

Nel bozza di comunicato finale diffusa da Bloomberg news i leader finanziari ammettono che la ripresa economica globale continua ma in modo irregolare ed è distante dall’essere “forte, sostenibile ed equilibrata”. A pesare sul contesto economico internazionale – a parere dei i ministri finanziari delle maggiori economie mondiali – sono l’ipotesi di una Brexit e la crisi dei migranti. Nella nota non si fa menzione al rallentamento dell’economia cinese e manca qualsiasi accorso su politiche coordinate, disattendendo l’invito del Fondo monetario Internazionale che pochi giorni fa auspicava un’azione forte a sostegno della crescita.

Sembra aver prevalso l’atteggiamento attendista di chi si oppone ad allentare i vincoli di bilancio come il tedesco Wolfgang Schaeuble che, nei giorni scordassi si è detto veramente contrario alla possibilità di attuare un pacchetto di stimoli per le economie del gruppo, definito “controproducente” a causa di una “politica monetaria è estremamente accomodante”.

Allarmati dalla grande volatilità dei mercati e dal massiccio deflusso di capitali dalla Cina
, i leader del G20 si dicono pronti a un rapido consultarsi su quanto accade sui mercati valutari e a monitorare i flussi dei capitali per prevedere possibili crisi. C’è stato anche un invito ad evitare svalutazioni competitive – con un indiretto riferimento anche alla Cina, che a sorpresa quest’estate ha svalutato la sua moneta – e una maggiore collaborazione sulle politiche valutarie.

Nella bozza di comunicato trova spazio anche un riferimento alla possibile uscita della gran Bretagna dall’Unione considerata – assieme alla questione dei migranti – un possibile shock in grado di pesare in maniera forte sul tentativo di stabilizzazione della ripresa economica mondiale. Il Ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan, a proposito ha dichiarato: è considerata, ove dovesse portare – e mi auguro vivamente di no – a una uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, uno choc che classifichiamo sotto il titolo di choc geopolitico importante, quindi negativo”.
A margine dell’incontro Padoan ha poi dichiarato che “In Europa e in Italia c’è bisogno a mio parere di stimoli sia dalla parte di sostegno alla domanda che all’offerta”. Sui report sull’italia di Ue e Ocse ha poi aggiunto”l’Italia ha fatto molti progressi nell’agenda strutturale, ma ancora resta molto da fare», ed è ovvio che «l’agenda delle riforme strutturali non si deve fermare, né in termini di implementazione né di elementi nuovi da aggiungere”, e che “Il debito è elevato e va abbattuto, perché un debito elevato che continua a crescere è elemento di fragilità. (…) È elevato ma diminuirà”.

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