Il grande crollo degli emergenti

La fine della politica di quantitative easing è stata solo annunciata e ancora non si capisce bene se inizierà fra un mese, fra 2 o alle calende greche. Eppure già il semplice annuncio sta mietendo le prime vittime: i paesi emergenti. I capitali che erano fluiti verso questi paesi nel momento in cui i tassi in USA erano praticamente negarivi (a causa delle politiche monetarie espansive) stanno tornando a casa.
In effetti è meglio avere i soldi in USA se vengono renumerati, piuttosto che in paesi dove la corruzione e il degrado regnano sovrani e dunque i rischi sono estremamente più elevati.
I capitali stanno iniziando dunque a muoversi, come è giusto che sia, e già si registrano le prime vittime, come l’India la cui moneta ha subito un vero e proprio crollo. Ma sarà solo il primo di una lunga serie.
Il problema di questi paesi sta nel fatto che non hanno mai sfruttato questi capitali per uno sviluppo economico sano e armonico e adesso che i capitali partono, si troveranno con una asfittica mancanza di liquidità.
Inoltre in molti casi gli Stati hanno messo in atto una costosissima politica di panem et circenses a base di sovvenzioni per alcuni bene (cereali, carburanti), una politica costosa sempre ma che diventa costosissima nel caso in cui la valuta locale si svaluti.
Adesso che sta per arrivare la crisi i governi si troveranno nella difficile posizione di dover decidere se tagliare queste sovvenzioni per mantenere in piedi il paese, a rischio di scatenare tumulti nelle strade, o mantenere le sovvenzioni condannando il paese al default e l’economia in una crisi auto-avvitante.
La favole degli emergenti si sta rivelando per quella che è realmente: una bolla dovuta all’eccesso di capitale occidentale. E quando quei soldi tornano in Occidente, tutto finisce.

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