Il grande malato italiano: il sistema bancario

Uno degli elementi più pericolosi della crisi italiana è la situazione del sistema bancario, eppure è uno degli elementi di cui si parla meno, anzi praticamente ormai non se ne parla.

mussari e bersaniIl caso Monte dei Paschi di Siena, a cui è stata interamente devoluto l’ammontare dell’IMU sulla prima casa del 2012, è solo la punta dell’iceberg e, chissà perché, non se ne sente parlare quasi più.
E poi ci sono le banche locali in dissesto come la Banca delle Marche, utilizzata per anni per dare soldi a piene mani ad amici ed amici degli amici che evidentemente non hanno nessuna intenzione di restituire quanto ricevuto o come il Credito cooperativo di Alberobello e Sammichele che di fatto era diventata la lavanderia personale del Capo dei Capi di Cosa Nostra, Mattero Messino Denaro.

E non è finita: Banca Intesa e Unicredit, le grandi banche uliviste italiane, sono pesantemente esposte con un finanziere come Romain Zaleski a cui hanno prestato miliardi di euro per speculazioni finanziarie in Borsa. Peccato che adesso i pacchetti azionari in mano all’oscuro finanziere franco-polacco valgano molto meno del debito (lascio ai lettori il giudizio sul fatto che il denaro sia stato bruciato per incapacità o abbia preso oscure vie offshore) e quindi la 2 più grandi banche italiane devono accollarsi perdite per centinaia di milioni di euro. Da notare che mesi fa le banche estere avevano giustamente abbandonato il filibustiere della finanza con amicizie importanti (il presidente di Intesa Bazoli è un suo personale amico) e avevano scaricato la patata bollente del debito sulle banche italiane.

Peccato che di tutte queste vicende in TV non se ne parli proprio, anzi.

Ma i problemi sono forse ancora più grandi. Perché se fino ad ora mi sono limitato ad elencare ruberie e imbrogli all’italiana che potrebbero essere sanati da un’azione della magistratura (magari con il recupero del maltolto) ci sono anche problemi strutturali di difficile soluzione in un Paese come l’Italia.

Le banche italiane hanno strutture elefantiache e burocratiche, eserciti dove ci sono troppi generali e mancano i soldati semplici. Tra l’altro coloro che svolgono ruoli intermedi (e sono troppi rispetto, appunto, ai soldati semplici) non hanno la preparazione e la capacità giusta per lavorare nel modo corretto. Ovviamente i sindacati si oppongono non solo ad una riduzione del personale o del costo del lavoro, ma anche semplicemente alle ristrutturazioni interne. Questo significa che le banche italiane pagano molto di più i loro lavoratori rispetto alle concorrenti estere e lo fanno per ottenere in cambio un lavoro di qualità più bassa.

Ma non finisce qui. Le banche italiane sono piene di titoli di Stato: questo significa che ormai dipendono strettamente dalla situazione della finanza pubblica e dello spread. Se lo spread aumenta il loro patrimonio diminuisce e viceversa. Insomma, sono in balia delle decisioni della politica e delle risse continue, visto che la vocazione italiana alla guerra civile permanente non si riesce a sopire.

E poi c’è la situazione dell’economia reale: malgrado le ridicole affermazioni di Zanonato (il PIL riprenderà a crescere nell’ultimo trimestre dell’anno, quante volte lo abbiamo sentito negli ultimi 4 anni?) l’economia italiana non è in condizioni di tornare a crescere. Questo significa che i crediti in sofferenza aumenteranno, danneggiando ulteriormente la situazione delle banche italiane.

E se il sistema bancario soffre, soffrono anche imprese e famiglie. Ormai anche chi ha un merito creditizio elevato si vede rifiutare prestiti e mutui o si vede applicare tassi di interesse mostruosi. Il mercato immobiliare è fermo, a livello di compravendite, perché le banche non fanno più mutui praticamente a nessuno, quando negli anni scorsi li hanno fatti a chiunque per finanziare acquisti a prezzi demenziali. Adesso che i prezzi stanno lentamente tornando ad un livello accettabile (anche se la strada verso la normalità è ancora lunga, si aspetta un calo ulteriore del mercato immobiliare almeno del 50%) non finanziano più nessuno.

Insomma, il sistema bancario italiano sta frenando la crescita del Paese perché bloccato da troppi vincoli imposti nel passato e dai risultati di decenni di mala gestione.

One Response to Il grande malato italiano: il sistema bancario

  1. FILIPPI ROBERTO ha detto:

    MEGLIO NON SI POTREBBE DIRE. SAREI FIERO DI AVER SCRITTO IO L’ARTICOLO.

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