Il libro di Piketty di cui tutti parlano: tassando i ricchi si può guarire dalla crisi?

Thomas Piketty

Thomas Piketty è un economista francese, docente alla Paris School of Economics, che ha scritto nel 2013 un libro enorme (quasi 1000 pagine) dal titolo: “Il capitale nel ventunesimo secolo“, tradotto in inglese all’inizio del 2014 e che proprio nel mondo anglosassone ha generato un dibattito ed un enorme consenso, specie negli Stati Uniti, nonostante Piketty parta da una visione prettamente socialista dell’economia, che comunque racconta, secondo me, molte verità.

Il libro mira ad interpretare economicamente le società occidentali ai nostri giorni, demolendo completamente la cosiddetta teoria Trickle-down, per la quale la ricchezza dei più ricchi, in qualche modo si distribuisce a tutti. La sua tesi è esattamente opposta: la democrazia, con i suoi valori insiti di giustizia ed equità, si sta via via sfasciando, con l’aumento delle disuguaglianze economiche nei Paesi industrializzati.

Partiamo ad analizzare le tesi del libro, avvalorate da diversi colleghi di Piketty, e domani in un altro articolo invece affronteremo i commenti negativi rilasciati da altri economisti sulla sua teoria.

Tutto parte dal fatto che quando in un Paese la crescita economica rallenta, il profitto generato dalla ricchezza, rispetto a quello generato dal lavoro, cresce esponenzialmente ed aumenta di conseguenza le disuguaglianze tra le famiglie e le persone. Questo perché la rendita prodotta dalla ricchezza accumulata genera mediamente e storicamente un profitto del 5 per cento. Se allora la crescita economica (del Pil) scende sotto quel valore, i ricchi diventano più ricchi. La stessa tecnologia può aiutare a ridurre le diseguaglianze solo finchè crea lavoro ed il Pil aumenta, altrimenti non genera, come si credeva fino a qualche tempo fa, alcuna redistribuzione economica.

Con la crisi economica del Mondo Occidentale di adesso, la crescita 0, o in Paesi come in Italia dove addirittura sono 2 anni che si naviga in recessione, il divario tra i pochi ricchi e gli altri si sta ampliando effettivamente e, secondo Piketty, l’unico modo per combattere questo fenomeno è mettere in atto forti politiche redistributive, attraverso una tassazione molto forte della ricchezza (in casi di forte concentrazione fino all’80%). Non si può più accettare, secondo l’economista francese, che l’1% della popolazione dei singoli Paesi concentri su di sè fino al 70% della ricchezza di una nazione.

Molti si chiederanno il perchè di tanto successo in un Paese da sempre ultra liberista come quello degli Stati Uniti di un testo del genere? Il motivo è semplice, Piketty non attacca gli stipendi elevati frutto di anni di lavoro o di abilità tecniche o negli affari, ma chi guadagna, grazie a patrimoni consolidati, magari costruiti dai propri avi, più con la rendita che con lavoro ed investimenti attuali, e si sa, per storia e tradizione, gli americani non vedono di buon occhio gli aristocratici, le posizioni familiari dominanti, ma solo i patrimoni creati con imprenditorialità e lavoro (basta guardare come si fanno fotografare i politici candidati alle elezioni, sempre in fattorie o nelle industrie al lavoro).



Chi accumula senza lavorare, è qui che sarebbe racchiuso quel male assoluto generatore di diseguaglianze economiche sempre più accentuate e di crisi economiche senza fine: il libero mercato non sistema nulla, nessuna mano invisibile regola un mondo capitalistico generatore di ingiustizie sociali.

Il dibattito è ormai stato creato, resta da capire se ci porterà o meno nella giusta direzione.

Giancarlo Sali

4 Responses to Il libro di Piketty di cui tutti parlano: tassando i ricchi si può guarire dalla crisi?

  1. davide ha detto:

    al ricco basterà tenere i suoi averi che a questo punto saranno asset finanziari oppure pacchetto di controllo di società produttive in paesi fiscalmente “morbidi”. esemplare è il caso dei tanti che rinunciano alla cittadinanza USA per i problemi causati dal FACTA … tutta gente questa che verrà accolta a braccia aperte in molti altri paesi

  2. Conte Zio ha detto:

    La tesi del libro è che le tasse creano ricchezza. Allora l’Italia dovrebbe essere uno dei paesi in assoluto più ricchi al mondo.

    A me non risulta.

    • giosse ha detto:

      A me pare che Piketty proponga di aumentare le tasse ai RICCHI per cui il paragone italiano proprio non si adatta in quanto,com’è noto,in Italia le tasse le pagano soltanto i poveracci……
      Lei signor conte zio o non ha capito o fa finta di non capire e…….mi tolga una curiosità.oltre ad essere conte è anche RICCO?
      saluti
      giosse

      • Conte Zio ha detto:

        Non sono un conte, non sono ricco ma solo benestante (un ricco ha decine di milioni di euro di patrimonio, io non ci arrivo) e soprattutto non vivo più in Italia, per fortuna.

        In Italia si vive ormai di invidia sociale, si gode delle disgrazie altrui e si vorrebbe che tutti fossero poveri.

        Paga e TASI dico io a chi ancora vive in Italia, se tanto vi piacciono le tasse, allora pagatele 😀

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