Il lunedì delle banche a Piazza Affari

monte dei paschi di siena

Dopo la pubblicazione degli esiti degli stress test condotti dall’Eba e comunicati venerdì sera a borse chiuse, molte erano le attese per la sessione di apertura di questa settimana a Piazza Affari, specialmente attorno alle banche nostrane coinvolte. Monte dei Paschi, dopo la pesante bocciatura ottenuta, ha infine incassato l’ok della Bce e della Commissione Europea per il piano di risanamento organizzato insieme a Jp Morgan e Mediobanca.

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Il progetto prevede il deconsolidamento dell’intero portafoglio di crediti in sofferenza del gruppo, pari a 27,7 miliardi lordi e 10,2 miliardi netti al 31 marzo 2016. Per l’istituto il costo totale ammonterebbe circa a 9,2 miliardi di euro, pari al 33% del valore lordo dei crediti. Mps dovrebbe operare a breve una ricapitalizzazione per 5 miliardi di euro, e da quanto riportato nelle ultime ore pare che il consorzio capitanato da Jp Morgan abbia già ottenuto l’adesione di altre 6/8 banche. In controtendenza rispetto alle attese il titolo è quindi salito in mattina a 2,6% dopo un’apertura ancora più brillante fino al 10%, e si è attestato al 4% a 0,32 euro, segno di rinnovata fiducia nell’istituto senese.

Dopo un ottimo avvio scendono invece le altre banche del Belpaese, pur se ampiamente promosse agli stress test. Persino Unicredit, uscito a testa come uno degli istituti più solidi d’Europa in caso di scenario avverso, ha perso oggi fino al -7,94%: la banca guidata da Mustier ha confermato un sufficiente CET1 del 7,12% sotto sforzo, ma ha mostrato in effetti tutta la sua fragilità, rimanendo in attesa del nuovo piano industriale e valutando un eventuale piano di aumento di capitale. L’istituto ha quindi dichiarato che lavorerà con le autorità europee per capire fino a che punto eventuali azioni manageriali possano compensare parte dell’impatto.

Perde invece il 4,05% Banco Popolare, il 4,23% Ubi Banca e il 4,88% Bpm
. In generale l’indice delle banche italiane perde il 2,8% dopo l’ottimistico avvio a quasi +3%, mentre lo Stoxx europeo è sceso dell’1,5%. Frenano anche le altre borse europee: Londra ha azzerato i guadagni ottenuti in mattinata, mentre Parigi ha alla fine ceduto lo 0,2%. Solo Francoforte si mantiene in positivo nel Vecchio Continente confermandosi a +0,4%. A livello assoluto comunque, il settore si è mostrato più solido del previsto, e stando a quanto dichiarano gli analisti di Moody’s “la maggior parte delle banche dell’Unione europea dimostra di essere resiliente in condizioni di scenari avversi, con un significativo miglioramento rispetto agli stessi test condotti nel 2014”.

A livello macroeconomico, l’indice Pmi manifatturiero dell’Eurozona è sceso a luglio a 52 punti contro i 52,8 di giugno. Per molti analisti questo rallentamento è il primo effetto visibile del clima di incertezza in seguito al referendum del Regno Unito. Anche per quanto riguarda lo spread gli esiti soddisfacenti degli stress test hanno portato fiducia e rasserenato gli animi anche sul fronte dei titoli di Stato. La differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi decennali segna al momento quota 126 punti con un tasso all’1,16%, contro i 129 segnati alla chiusura di venerdì, attestandosi quindi al nuovo minimo storico. In apertura della settimana l’euro è invece in lieve calo sul dollaro: la valuta europea segna quota 1,1166 sul biglietto verde, mentre si conferma in rialzo sullo Yen, che dopo il rimbalzo dei giorni scorsi scende a 114,46.

Sui mercati asiatici, l’indice Nikkei di Tokyo ha chiuso in leggero rialzo dello 0,4% a 16.635,77 punti dopo una mattinata oscillante, condizionata come aspettato dai dati sulla crescita americana nel secondo semestre, inferiori alle attese, e dal calo del dollaro nei confronti dello yen, che ha penalizzato i titoli delle società esportatrici. Tuttavia i mercati asiatici hanno accolto positivamente il modesto aumento del Pil americano, fattore che potrebbe allontanare la temuta stretta monetaria della Fed.

Infine sul fronte delle materie prime si presentano in lenta risalita le quotazioni del petrolio dopo i netti cali dei giorni scorsi: i contratti sul greggio Wti con scadenza a settembre segnano un rialzo di 14 centesimi a 41,74 dollari al barile, e anche Brent recupera 18 centesimi attestandosi a 43,71 dollari al barile. Per quanto riguarda l’oro, il prezzo in Asia si mantiene sui massimi da tre settimane raggiunti venerdì, e basati sulle previsioni della crescita Usa inferiore al previsto. Il lingotto con consegna immediata passa quindi a 1.351 dollari l’oncia.

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Il lunedì delle banche a Piazza Affari
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I mercati finanziari preoccupati per lo stato delle banche italiane.
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