Il Portogallo sulla strada di Cipro e della Grecia

Quando si è adottato la criminale e scellerata decisione di far pagare ai depositanti il salvataggio del sistema bancario di Cipro, si è detto e ripetuto che si trattava di una soluzione straordinaria, dovuta al fatto che Cipro aveva un sistema bancario ipertrofico. E soprattutto si è ripetuto fino alla nausea che si sarebbe trattato di una soluzione unica nel suo genere. Insomma, il caso Cipro non si sarebbe mai più ripetuto. E invece se ci pensiamo il caso di Cipro non è assolutamente unico, anzi.
I guai di Cipro sono cominciati per l’altrettanto scellerata decisione di consentire alla Grecia di non pagare tutto il suo debito. Visto che le banche di Cipro avevano molti titoli ellenici, sono saltate e hanno avuto bisogno dell’aiuto europeo per riprendersi.
Adesso una situazione simile si sta verificando in Portogallo: il paese è ormai avvitato su se stesso, l’economia si contrae pesantemente (quest’anno il crollo del PIL valutato in modo ottimistico sarà superiore al 2%), il rapporto debito / PIL sta per sfondare la quota monstre del 140%, le grandi imprese di Stato hanno buchi enormi che richiedono di essere colmati e il sistema finanziario è oberato da contratti derivati che peseranno per miliardi di euro.
Il governo portoghese dimostra di vivere in un mondo tutto suo, presentando piani in cui si pianifica una crescita del 2% annua, tutta basata sulla crescita delle esportazioni.
In effetti una crescita sostenuta basata sulle esportazioni accompagnata da radicali riforme interne è proprio la ricetta giusta per uscire dalla crisi. Il fatto è che questo non è piano concreto, è solo un vago desiderio. E non si può salvare un paese dalla bancarotta basandosi sui desideri.
Quello che succederà ormai è chiaro: il Portogallo dovrà ristrutturare il suo debito sovrano, in pratica un altro default controllato come quello concesso alla Grecia. I possessori di titoli di stato portoghesi dovranno accontentarsi di ricevere solo una quota del loro credito. Ovviamente sarà una transizione volontaria, esattamente come è stata quella greca, almeno ufficialmente. Nella relatà si tratterà di una vera e propria estorsione ai danni degli investitori.
E il peggio è che non servirà nemmeno a salvare il paese. Tra l’altro, le banche portoghesi salteranno perché hanno cospicue risorse investite proprio in titoli di stato. E a questo punto bisognerà mettere le mani anche alla loro ristrutturazione.
E visto che, molto probabilmente, i contribuenti tedeschi saranno stanchi di pagare per le cicale, le risorse per il salvataggio saranno trovate mediante un taglio ai danni dei possessori di obbligazioni bancarie. E se questo non basterà, saranno anche i depositi a essere falcidiati.
Insomma, uno scenario cipriota che si ripeterà con buona probabilità e che non salverà nemmeno il Paese visto che i problemi strutturali sono ancora tutti sul tappeto.
Per noi italiani un monito forte a quello che potrebbe succederci se continuiamo sulla strada che abbiamo imboccato.

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