Il ricatto della fondazione Monte Paschi

L’imbarbarimento della vita politica ed economica italiana sta toccando ogni giorno delle punte più eclatanti. E’ di oggi la notizia che la Fondazione Monte dei Paschi di Siena sta ricattando, in maniera plateale, il governo.

monte dei paschi

La banca senese è stata salvata dai Monti bond, soldi pubblici che devono essere restituiti. Proprio per questo motivo Alessandro Profumo, alla guida dell’Istituto, aveva pensato di organizzare un aumento di capitale. Per una volta nella vita il banchiere ulivista della prima ora ha pensato una cosa giusta ma subito si è messa di mezzo la Fondazione. Un aumento di capitale, infatti, diluirebbe la quota di controllo della fondazione stessa, attualmente superiore al 30%. Ovviamente la fondazione non può pensare di partecipare all’aumento di capitale perché è già sull’orlo del default.

In un paese normale la fondazione venderebbe le sue residue quote azionarie e si avvierebbe verso una dignitosa messa in liquidazione per cercare di restituire almeno i soldi presi in prestito (che una Fondazione Bancaria prenda in prestito dei soldi è un’altra idiozia all’italiana ma lasciamo perdere).

E invece che fa la fondazione?

Fa sapere che Monte dei Paschi è chiave per il finanziamento del debito pubblico e che mantiene nelle sue casseforte 27 miliardi di debito pubblico e suggerisce di rimandare l’aumento di capitale. La minaccia è chiara: se il Governo non si adegua, i titoli pubblici in mano alla banca senese finiranno sul mercato, facendo risalire lo spread e mettendo nei guai (ancora una volta) il nostro martoriato Paese.

Il rischio che un governo debole come quello di (barzel)Letta possa arrendersi al ricatto è forte. Nei piani della Fondazione c’è la trasformazione dei bond in azioni, in modo da non restituire ai cittadini italiani nemmeno un centesimo.

Alla fine siamo in Italia, ed è giusto che paghi sempre Pantalone, cioè i contribuenti vessati da un fisco che ormai non ha più nulla di umano. A Siena saranno contenti, Beferà sarà contento, gli italiani meno.

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