Investire in azioni, è un primo trimestre da ricordare

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I mercati azionari hanno chiuso il primo trimestre dell’anno con la migliore prestazione dal 2013 a questa parte: i listini europei hanno in particolar modo archiviato i primi tre mesi del 2017 con una performance superiore a quella del mercato statunitense, grazie al rinnovato interesse degli investitori internazionali per quel che accade sui listini del vecchio Continente. Ma che cosa accadrà ora ai mercati azionari dell’area euro e dell’area dollaro?

Investire in azioni europee

Cominciamo con l’area di nostra maggiore competenza territoriale, quella euro. Le borse europee chiudono il primo trimestre dell’anno con un bilancio ampiamente positivo e stanno guardando con particolare ottimismo ai prossimi appuntamenti elettorali. A sostenere gli acquisti sono stati principalmente i rialzi del mercato statunitense, a loro volta innescati dall’elezione presidenziale di Trump, oltre all’evidente miglioramento delle condizioni macroeconomiche, ai buoni risultati di bilancio societari e al progressivo indebolimento del fronte antieuropeista.

A conferma di quanto sopra, a beneficiare principalmente di questo clima più rilassato sono stati i settori tecnologico, dei beni personali e per la casa, e secondariamente dei settori finanziari.

Per quanto riguarda le principali progressioni, l’indice della Borsa spagnola si è contraddistinto con un +11,7 per cento da inizio anno al 31 marzo, mentre l’italiano FTSE MIB si è ben difeso realizzando un progresso del 6,3 per cento. E la Brexit? Quella che doveva essere una vera e propria tempesta per il momento (ricordiamo che il suo avvio formale è stato il 29 marzo) non sembra aver condizionato i mercati azionari europei che almeno per ora assumono un atteggiamento interlocutorio. Certo, le cose potrebbero cambiare in futuro, soprattutto se le negoziazioni non si dirigeranno verso il percorso desiderato.

Contemporaneamente, osserviamo come stia proseguendo la corsa dei titoli “ciclici“, che appaiono essere stimolati soprattutto dalla ripresa dei consumi europei, ma soprattutto dall’export. Tra gli altri settori che stano tenendo una buona condizione di forma anche in questa parte iniziale del secondo trimestre, citiamo il comparto finanziario, che è sostenuto principalmente dagli istituti di credito francesi e da quelli italiani, particolarmente sensibili all’evoluzione della situazione politica dei transalpini.

Ancora, tra gli altri comparti un cenno è meritato da quello energetico, nonostante il ritracciamento del petrolio nelle ultime settimane a causa delle difficoltà di mantenere il ritmo dei tagli concordati in sede OPEC (ma la “colpa” sembra essere comunque legata all’area esterna al Cartello). Impostazione sicuramente positiva anche per le utility, mentre il settore immobiliare continua a mostrare debolezza sia su base settimanale che mensile.

Investire in azioni americane

Passiamo dunque all’altra parte dell’Oceano atlantico, dove dopo un ritracciamento composto, i principali indici statunitensi si stanno riproponendo in prossimità dei massimi storici, con l’S&P500 e il Dow Jones che archiviano il sesto trimestre consecutivo in rialzo. Il mercato sembra voler rinnovare la fiducia al presidente Trump in vista dei provvedimenti in campo fiscale, tema centrale della propria campagna elettorale e passaggio fondamentale per garantire ulteriore sostegno alla solida crescita economica anche nei prossimi esercizi.

Il problema è che… il clima di ottimismo potrebbe non durare. Quel che è accaduto negli ultimi giorni è infatti palesemente ricollegato alla crescita sui dubbi sulla credibilità e sulla sostenibilità delle idee di Donald Trump in ambito “reale”: il tentato e fallito affossamento dell’Obamacare ha dato al mondo l’immagine di uno schieramento repubblicano più frazionato e poco compatto del previsto.

Il fatto che il mese di aprile e quello successivo di maggio offriranno diversi “momenti della verità” per il presidente Trump e per il leader della Camera Ryan, potrebbe far assumere al quadro politico americano un chiaro percorso di rafforzamento o di indebolimento.

Tornando alla natura degli investimenti azionari, un dossier ISP sottolineava correttamente come i comparti ciclici hanno attenuato la forza relativa nei confronti di quelli difensivi, nell’ambito di una rotazione settoriale a favore dei secondi e in attesa di verificare i dettagli circa la reale portata dei provvedimenti in tema fiscale e di politica commerciale, con riflessi positivi sull’ulteriore crescita dell’economia USA.

Più nel dettaglio, nell’ambito dei titoli ciclici, si conferma la forza relativa dei gruppi con maggiore esposizione al mercato statunitense. In questo contesto, il recupero del petrolio, sulla scia delle maggiori attese di un allungamento degli accordi sui tagli alla produzione (sempre più probabili), sta garantendo un forte sostegno al comparto energetico, le cui valutazioni si mantengono interessanti in termini di crescite degli utili per l’esercizio in corso.

Per quanto riguarda gli altri settori, evidenziamo come dopo le prese di profitto delle scorse settimane, stanno recuperando forza relativa i finanziari, con l’indice settoriale che ha trovato supporto in corrispondenza di minimi di gennaio. Infine, prosegue la forza relativa delle risorse di base, che beneficiano anche delle nuove indicazioni positive sul fronte della crescita economica cinese.

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