Italia la grande scommessa del 2014

Puntare sull’Italia, aumentare l’esposizione e scommettere sul futuro del nostro paese. È un segnale di forte fiducia, dopo il grande successo riscosso dai bond italiani e che si estende gradualmente anche in altri settori.

Molto bene gli acquisti. I titoli di Stato e le obbligazioni bancarie continuano a registrare quantitativi record, con gli analisti che iniziano a guardare il nostro paese con un occhio diverso. Le principali banche d’affari hanno preso di “buon occhio” l’Italia, come ad esempio Goldman Sachs che ha sottolineato di rimanere “long” su banche e imprese non finanziarie del nostro paese.

Anche gli analisti di Citibank evidenziano la forte richiesta dei cosiddetti bond periferici da parte di investitori esteri.

Cambiano quindi le prospettive sull’Italia, almeno all’estero, come sostenuto anche dall’altro colosso finanziario Credit Suisse, sempre più convinto che le dinamiche del debito pubblico finalmente stanno tracciando la corretta direzione. Elevato avanzo primario e tassi d’interesse sotto controllo sono due punti fondamentali che rappresentano finalmente una svolta. Il costo medio del debito è al 4%, ma siccome la raccolta in asta è prossima al 2%, questo si traduce in un costo medio del debito in ribasso verso il 3% in un periodo temporale di cinque anni. Manca soltanto la crescita, che se dovesse finalmente fare capolino nel nostro paese, porterebbe l’andamento del debito/Pil nel 2020 ad arrivare poco sopra quota 100. Alla base di tutto ciò, l’attuazione delle riforme strutturali.

L’Italia d’altronde è l’unico Stato dell’Eurozona periferica che non ha chiesto aiuti e prova ad uscire dalla recessione grazie alle proprie gambe, a differenza di paesi quali Irlanda, Grecia, Portogallo, Cipro e Spagna. La diversità però è che questi paesi hanno già stabilito un programma di riforme ben precise da seguire, e grazie a quelle compiute ed in corso d’opera, permette di loro di guardare al futuro positivamente, con una crescita stimata piuttosto elevata nel corso dei prossimi 5-6 anni.

Matteo Renzi sta continuando la sua opera di cambiamento ed anche in visita all’estero ha sempre più volte dichiarato che l’Italia non è la cenerentola dell’Europa, che l’orgoglio italiano riuscirà ad emergere. I mercati internazionali hanno già percepito questo nuovo cambiamento introdotto dal suo Governo.

È necessario recuperare competitività, migliorare la produttività ed il credito, che oggi manca in special modo alle piccole e medie imprese. Ecco perché Renzi deve spingere verso il pagamento di tutti i debiti pregressi della Pubblica Amministrazione, fondamentale per sostenere non soltanto le imprese, ma per immettere nuovi flussi di denaro nell’economia reale, fattore essenziale per finalmente ripartire.

Tutti si aspettano le riforme sulle crescita dell’Italia, un’occasione che non possiamo più fallire, per non vedere schizzare il rapporto debito/Pil oltre il 160% nel 2020 invece dell’atteso valore di 100. Ma ad una tale deleteria ipotesi, non vogliamo nemmeno pensare.

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