La Cina frena ancora, PIL ancora in ribasso

La Cina non è più un paese in via di sviluppo? Dal 2009 non si aveva una crescita così bassa, e secondo gli esperti il governo dovrà necessariamente intervenire. La crescita economica del paese, infatti, nel terzo trimestre del 2015 è scesa a +6,9%. I dati sono stati diffusi oggi dall’Ufficio centrale di statistica di Pechino, e indicano che la Cina potrebbe non raggiungere l’obiettivo prefissato di una crescita del 7% per il 2015.

Secongo gli esperti e gli economisti, è molto difficile che la situazione cambi in modo sostanziale nel quarto trimestre. Il governo d’altronde, che ha già abbassato per cinque volte i tassi d’interesse dallo scorso novembre, potrà o vorrà prendere nuove misure economiche?

Una crescita così bassa, come abbiamo detto, non si registrava dai tempi del primo trimestre del 2009, quando anche la Cina risentì dell’impatto della crisi finanziaria globale. I rischi per il paese, adesso, sono disoccupazione e proteste popolari. Ma non mancano i commenti un po’ più positivi: secondo Louis Buijs della Oxford Economics, per esempio, il rallentamento è meno accentuato di quanto ci si poteva aspettare: «La continua pressione al ribasso del mercato immobiliare e delle esportazioni ha provocato il crollo del Prodotto interno lordo, ma consumi e infrastrutture sono robusti e hanno impedito una diminuzione più forte», ha dichiarato Buijs.

Tra l’altro, anche se la Cina continua a rallentare, lo fa meno del previsto: i sondaggi tra gli economisti internazionali avevano indicato un +6,7-6,8 di crescita del Prodotto interno lordo. Il 26 ottobre si aprirà il Plenum del Comitato centrale comunista, che deve varare il tredicesimo Piano quinquennale, fissando gli obiettivi di crescita fino al 2020. Si vuole ridurre ulteriormente la previsione di crescita: secondo esperti governativi il 6,5% sarebbe soddisfacente, anche se intervallato da «brevi periodi al 6%» di crescita.

A settembre il premier Li Keqiang aveva rivendicato che la Cina rappresenta ancora il 30% della crescita mondiale, e che nel primo trimestre dell’anno sono stati creati 7,18 milioni di nuovi posti di lavoro nelle città. E’ pur vero che i consumi interni contribuiscono per il 60% alla crescita, segno che il processo di riequilibrio procede.

Ma come hanno risposto i mercati a questo dato odierno? Senza troppi scossoni, pare. La rilevazione, infatti, da una parte conferma la debolezza della congiuntura economica cinese, ma ha anche segnali positivi: la dinamica del settore dei servizi e dei consumi è robusta e mostra che gli stimoli impiegati dal governo fin qui hanno dato qualche risultato.

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