La crisi continua

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Il politico italiano quadratico medio è solito promettere che la crisi finirà l’anno prossimo, nell’ultimo trimestre dell’anno. Peccato però che la stessa cosa venga ripetuta, ormai, da qualche anno a questa parte, variamente declinata. La verità è che aveva ragione Angela Merkel quando, pochi mesi orsono, disse che la crisi sarebbe durata ancora per 5 anni. Diciamo che 6 mesi li abbiamo già scontati, adesso ci restano ancora 4 anni e mezzo. Oovviamente le previsione della cancelliera tedesca erano ottimistiche, perché basate sull’assunto che i politici svolgessero al meglio il loro compito e facessero le necessarie e dolorose riforme: ma la classe politica italiana sta remando in tutt’altra direzione, con proposte demenziali che vanno dalla restituzione dell’IMU pagata sulla prima casa in contanti fino all’annullamento della riforma delle pensioni, l’unica vera riforma che il governo Monti è riuscito a portare a casa.

Insomma, noi italiani dobbiamo sempre prepararci al peggio ma anche nel resto del mondo, purtroppo, le cose non vanno bene. I primi dati a cui dare uno sguardo sono quelli giapponesi. Il Paese del Sol Levante ha subito un trimeste in recessione (anche se lieve, il PIL ha subito un arretramento dello 0,1% su base trimestrale) ma su base annua il PIL è aumentato dell’1,9%. E’ necessario però ricordare che il governo nipponico ha dovuto dare una sterzata espansionistica alla spesa pubblica e ha anche dovuto chiedere alla banca centrale di allargare i cordoni della borsa.

Le cose vanno ancora peggio in Francia, dove la cura Hollande inizia a dare i suoi frutti avvelenati e il PIL scende dello 0,4% su base trimestrale.

Un po’ meglio vanno le cose in Germania, dove Angela Merkel riesce comunque a far segnare un +0,7%, su base annua, all’economia della grande locomotiva d’Europa. Certo, non si tratta di recessione, ma è comunque un forte rallentamento rispetto al +3% fatto segnare nel 2011.

Tutti questi dati hanno avuto l’effetto di deprimere le quotazioni dell’euro sul mercato forex, quotazione che rimangono comunque molto più alte del dovuto secondo molti analisti. Attualmente infatti, il cambio euro / dollaro è superiore alla soglia di 1,33.

E in questo scenario si rincorrono voci di un abbassamento del tasso ufficiale di sconto da parte della BCE: un’operazione che avrebbe l’effetto di far scendere finalmente la quotazione dell’euro e quindi favorire le esportazioni europee ma che difficilmente avrebbe i suoi effetti positivi sul lato del credito alle imprese e alle famiglie, soprattutto in Italia.

Le banche italiane sono in una situazione drammatica e qualunque aiuto da parte della BCE è necessario a coprire, almeno temporaneamente, le perdite che non possono essere messe a bilancio ufficilamente. E’ un triste dato di fatto, un altro pesantissimo elemento di debolezza per la nostra economia.

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