La famiglia Agnelli e il Belpaese, un addio sentito e conveniente

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La famiglia Agnelli rappresenta per l’Italia una vera e propria dinastia: dall’Avvocato Gianni Agnelli, capace di segnare un’epoca, sino al giovane e brillante John Elkann, gli Agnelli sono sempre stati dei veri cavalieri del lavoro, oltre che manager capaci, intelligenti e sensibili. Ora tuttavia questo pur importante pezzo dell’Italia industriale abbandonerà il Belpaese.

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È quanto stabilito nell’ultima assemblea delle aziende quotate della galassia Agnelli, dove i soci di Exor, la società internazionale di investimenti controllata al 53% proprio dagli Agnelli, hanno approvato in sede straordinaria la fusione con l’olandese Exor Nv, e il conseguente trasferimento della sede sociale ad Amsterdam, dove già hanno sede Fiat Chrysler, Cnh Industrial e Ferrari. La stessa società Giovanni Agnelli & C. ha poi tenuto un’ulteriore assemblea straordinaria, dove tutti i soci, ovvero tutti gli eredi del fondatore della Fiat, hanno approvato la seconda unione, quella con la olandese GA B.V. (a breve Giovanni Agnelli B.V.) e il conseguente spostamento di sede.

Un addio sentito, ma d’altro canto prevedibile e che anzi trova radici che affiorano anni indietro. Infatti a iniziare questo percorso fu Sergio Marchionne 7 anni fa, quando con un colpo di genio il manager si inserì con successo sul mercato statunitense, attuando in anticipo sui tempi un pratico processo di diversificazione geografica e degli investimenti, culminato lo scorso anno con l’acquisto da parte di Exor della società riassicuratrice statunitense Partner Re. Se in Italia si associa il nome Agnelli alla Fiat e alla Juventus, all’estero questo nome indica un importante gruppo di rilevanza mondiale che nasce in Italia ma ricava di fatto la maggior parte del fatturato e degli utili dal mercato statunitense.

Come d’altro canto ricorda John Elkann “l’emigrazione societaria è la naturale evoluzione del processo di globalizzazione del gruppo degli ultimi 5 anni, ovvero un adeguamento delle strutture societarie al perimetro delle società”. Una scelta quindi conveniente e puramente economica, anche se non certo obbligata in quanto tra i venti maggiori produttori al mondo di auto molti si sono globalizzati, ma nessuno ha mai spostato la sede sociale. D’altro canto però, come abbiamo appunto ricordato, gli Agnelli e soci si sono sempre dimostrati in grado di vedere molto lontano, anticipando strategie ancora non applicate sul mercato.

Inoltre per gli Agnelli lo spostamento di sede ad Amsterdam, dove ha sede anche la Fca, consente una maggiore e più flessibile gestione dei diritti di voto multipli, permettendo alla famiglia di conservare il controllo del gruppo anche in caso di cessione di parte delle quote. Nessuna fuga quindi, come conferma il presidente di Exor John Elkann, che anzi ricorda tutti gli investimenti effettuati dal gruppo nel Belpaese: Fiat Chrysler, Cnh Industrial, il nuovo stadio della Juventus, la nuova rotativa del quotidiano di Genova solo per citarne alcuni. Questo però riguarda il passato, e solo il tempo rivelerà quanto in effettivamente gli Agnelli vogliano investire in Italia, valutando i futuri volumi e la costanza degli investimenti.

In ogni caso le due fusioni dovrebbero essere attuate non prima della fine dell’anno, “subordinatamente al verificarsi o alla rinuncia delle condizioni sospensive”. Tra queste una riguarda Exor, dove l’esborso massimo previsto per il riacquisto delle azioni dagli azionisti di minoranza in caso di esercizio del diritto di recesso è fissato a 400 milioni di euro. Al momento comunque il rischio appare basso, visto che Exor riacquistebbe i titoli a 31,2348 euro l’uno, il prezzo fissato dalla legge, contro i 37,27 euro della quotazione di fine settimana scorsa.

Un altro possibile problema riguarda il Dieselgate, che vede al momento la Fiat Chrysler Automobiles sotto accusa da parte delle istituzioni tedesche, circa le eventuali violazioni delle regole sulle emissioni inquinanti per le quali la stessa Commissione europea sta indagando. La Commissione però ha già anticipato che svolgerà anche il difficile ruolo di mediatore, volendo assistere Berlino e Roma per “facilitare un punto di vista comune sul rispetto o sul mancato rispetto della normativa”, come confermato di recente dalla portavoce comunitaria responsabile dell’Industria Lucia Caudet.

John Elkann d’altro canto si dimostra sicuro, e quando interpellato sul tema risponde “il ministro Delrio è stato estremamente chiaro”. Ed effettivamente il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha già più volte dichiarato che “i controlli effettuati sui modelli Fca non hanno lasciato intravedere alcun problema”. È pur vero che l’Italia è uno tra i pochi Paesi a non aver ancora reso noti i risultati dei test sui motori diesel annunciati in seguito allo scoppio del Dieselgate oltre un anno fa. Londra e Berlino hanno già pubblicato i rispettivi documenti ad aprile, mentre quello di Parigi è arrivato lo scorso 29 luglio. Anche in questo caso purtroppo ci presentiamo all’Europa con un’inefficienza tipica italiana, ma le aspettative, come confermato da Elkann, paiono positive.

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La famiglia Agnelli e il Belpaese, un addio sentito e conveniente
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Dopo aver segnato per quasi un secolo la storia d'Italia, la famiglia Agnelli lascia definitivamente l'Italia al suo destino.
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