La Federal Reserve lascia i tassi invariati: la risposta dei mercati

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Si è conclusa alle 20.00 di ieri la tanto attesa riunione della Federal Reserve circa la politica monetaria da mantenere, i cui esiti hanno di fatto rispettato le previsioni. I tassi di interesse sono infatti rimasti invariati, con un leggero aumento tra lo 0,25% e lo 0,5%. Rimane quindi cruciale il meeting di settembre, nel quale con ogni probabilità verrà decretato il tanto atteso rialzo, sperando in un momento finanziario più stabile e chiaro.

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Durante la conferenza è stato inoltre reso noto il report del FOMC, il Comitato federale del mercato aperto, l’organo incaricato di sorvegliare sulle operazioni di mercato. Il report offre una ottimistica fotografia della attuale situazione economica statunitense, evidenziando come nonostante le aspettative post Brexit i rischi sul breve termine relativi alla crescita siano minori rispetto a quanto previsto.

Scende quindi la preoccupazione, e si aprono nuove prospettive per il rilancio dei tassi nei prossimi mesi, come già ampiamente ipotizzato nelle ultime settimane dalla maggioranza degli analisti. Anche il mercato del lavoro si apre su scenari più ottimistici dopo la ripresa avvenuta a giugno, mostrandosi rafforzato nonostante il crollo di maggio, sempre più considerato un’anomalia piuttosto che l’indicatore di una reale sofferenza economica. Crescono anche i consumi dei cittadini, e in generale l’attività economica mostra una ripresa convincente.

La scelta di mantere invariati gli attuali parametri è stata presa quasi all’unanimità (9 membri su 10), e in generale l’ottimismo diffuso e la sensibile riduzione dei rischi stanno contribuendo a comporre il quadro ideale per un rialzo dei tassi di interesse a breve, nonostante gli obiettivi per l’inflazione imposti dalla Fed siano ancora ben lontani dall’essere raggiunti. I prossimi dati in uscita saranno fondamentali per capire l’andamento dei mercati, e per assicurarsi che essi offrano tutte le garanzie necessarie affinché la manovra possa essere attuata.

Reazione incerta invece per il cambio EUR/USD di fronte all’annuncio della Fed: la coppia pochi minuti dopo la conferenza stampa di Janet Yellen si è portata al ribasso scendendo sotto le soglie dell’1,10, arrivando fino a quota 1,096, per poi subire un completto ritracciamento e tornare sopra 1,10.

Il biglietto verde ha preso atto della posizione ancora accomodante
, trattando a ribasso e portando anche le borse europee ad avanzare in ordine sparso, sulla scia del difficile momento asiatico: Milano cede infatti lo 0,4%, Londra recupera la parità mentre Parigi e Francoforte girano in rialzo dello 0,4%. La reazione nervosa rimane in ogni caso inquadrata all’interno di un trend ribassista che prosegue da diversi giorni, e che dal 18 luglio si mantiene al di sotto della media mobile a 100 periodi in H1, al di là di saltuarie rotture. Evidentemente la fiducia dimostrata dal FOMC non è condivisa da tutti gli investitori, portando il dollaro in negativo e avvantaggiando per ora le altre valute.

Ieri la sessione di Wall Street è stata fortemente influenzata dalle trimestrali societarie diffuse in giornata: Coca Cola ha perso ben il 3,3%, mentre è decollata a +6,5% a 102,95 dollari la Apple, archiviando la seduta migliore degli ultimi due anni e portando il Nasdaq a guadagnare terreno. Il Dow Jones ha invece perso lo 0,01%, a quota 18.472,17. L’S&P 500 ha ceduto lo 0,12%, mentre il listino tecnologico ha guadagnato lo 0,58%.

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La Federal Reserve lascia i tassi interesse invariati, si attendono le reazioni dei mercati
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