La Finanza acccusa Google di aver evaso 200 milioni di euro

Ormai siamo abituati, purtroppo, agli annunci roboanti del Ministero dell’Economia sulla lotta all’evasione fiscale, lotta che purtroppo non riesce a dare risultati concreti perché condotta con una metodologia inadeguata e, soprattutto, con un furore ideologico probabilmente degno di miglior causa. Ed è proprio nell’ambito di questa lotta che Google è stata accusata, formalmente, di aver evaso 200 milioni di euro di imposte, tra dirette e indirette, nel nostro paese. Premettiamo subito che la multinazionale di Mountain View ha sempre cercato di mantenere un’immagine pulita, uno dei suoi motti è stato not be evil (anche se ultimamente la situazione sta cambiando, ma questa è un’altra storia).

Il fatto è che, semplicemente, Google ha scelto l’Irlanda come sede legale e quindi qui paga, regolarmente, le tasse. L’Irlanda è un paese che ha sede all’interno dell’Unione e che offre un ambiente molto adatto allo sviluppo e all’innovazione. Pressione fiscale non eccessiva, disponibilità di manodopera estremamente qualificata proveniente da tutta Europa, elevata qualità della vita e dei servizi. Non è affatto un caso che tutte le grandi multinazionali dell’High Tech abbiano sede proprio nella tigre celtica.

guardia di finanza google

La Guardia di Finanza ha accusato Google di aver evaso 200 milioni di euro di imposte

Il fatto che in Irlanda le imposte siano più basse, rispetto ad altri paese europei, ha fatto gridare allo scandalo in paesi come l’Italia o la Francia dove, appunto, una pressione fiscale troppo bassa è vista con il fumo negli occhi.

Ma in effetti dal punto di vista dei regolamenti comunitari tutto è in regola e la posizione di Google è sicura: anzi, se il ministero dell’Economia (e la Guardia di Finanza) insistono sul volere accusare Google di evasione fiscale probabilmente l’Italia potrebbe subire sanzioni a livello europeo, perché è un atteggiamento che va contro la libera concorrenza.

Piuttosto che impelagarsi in queste inutili controversie, il governo italiano dovrebbe capire perché Google Europa ha deciso di porre la sua sede legale in Irlanda e non in Italia. E magari porre in atto tutte quelle misure necessarie a cambiare le cose e ad attirare le grandi multinazionali nel nostro paese.

Non si tratta solo di tagli alle imposte (doverosi e ormai improrogabili) ma anche di adeguamento coraggioso delle norme sul lavoro e di un taglio netto della burocrazia, oltre che interventi nella formazione e a sostegno delle giovani generazioni.

Se si agisse in questo modo, non solo si potrebbe ottenere un elevato gettito fiscale aggiuntivo ma si potrebbero anche creare enormi opportunità di lavoro per i giovani creativi italiani. Invece ci si ostina a comportarsi in un modo che, probabilmente, condurrà ad una condanna da parte dell’Europa, con conseguente esborso di decine di milioni di euro di noi contribuenti.

Il fatto grave è che alla base della lotta all’evasione fiscale, pur moralmente e legalmente lecita, c’è un furore ideologico senza fine, un furore che non lascia spazio alle considerazioni economiche o anche solo razionali.

L’evasore, vero o presunto, è un nemico del popolo da colpire con tutti i modi possibili e senza nemmeno lasciargli lo spazio per un contraddittorio giudiziario. Questo sta portando ad un crollo dei consumi di lusso, ad esempio, e potrebbe ulteriormente allontanare l’attività delle grandi multinazionali dal nostro paese, cosa di cui non abbiamo assolutamente bisogno in questo momento.

Per dirla in parole semplici, è ovvio che una grande multinazionale faccia ottimizzazione fiscale, soprattutto all’interno dell’Unione Europea. Quello che i governi dovrebbero fare è un accordo, a livello comunitario, su una condivisione eventuale delle revenue fiscali generate in queste situazioni. Troppo complicato per la mente dei nostri politici? Probabile.

Loro hanno il vecchio riflesso condizionato di mandare la Guardia di Finanza a dare un po’ di fastidio. Che poi non si concluda niente o peggio si incappi in una condanna a livello europeo, in fondo non è importante. Per loro, ma per noi cittadini che vediamo allontanare sempre di più il nostro paese dall’Europa, lo è.

Claudio Appio

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