La Francia in crisi ma graziata dallo spread

In Francia la cura Hollande sta funzionando alla grande: aumento della pressione fiscale con tasse sul reddito al 75%, burocratizzazione estrema, ostacoli di vario tipo alla libera concorrenza e al mercato stanno dando i loro frutti. L’economia rallenta pesantemente, il deficit dello Stato sale in modo preoccupante (anche se l’Europa fa finta di niente e concede una deroga) mentre la disocuppazione galoppa.

hollande

Il presidente francese Hollande

Aumenta il peso della burocrazia

Non so quale demone stia spingendo Hollande a fare tutto questo, ma per capire bene a che livello di gravità è la situazione voglio raccontare un episodio personale. Lavoro da anni con un cliente francese che mi paga regolarmente e a cui emetto regolare fattura per prestazioni di web marketing. Fatture che, trattandosi di uno scambio all’interno dell’Unione, vengono anche tramsesse in una speciale dichiarazione trimestrale. Lo stato francese e quello italiano, dunque, sanno che io ho emesso fatture verso questo cliente e lo possono verificare, per così dire, con un click.

Ebbene, il governo Hollande ha imposto alle aziende francesi di richiedere ai loro fornitori nell’Unione Europea un certicato in carta bollata, letteralmente, per dimostrare che pagano le tasse nel paese di residenza. Dunque una mattina mi arriva una comunicazione che mi intima di presentare questo certificato (che significa farsi ore di coda negli inefficienti e parassitari uffici dell’Agenzia delle Entrate) perché i pagamenti delle mie prestazioni possano continuare regolarmente.

La mia reazione, passata la rabbia, è stata semplicemente quella di dire che non avri più offerto i miei servizi. Per fortuna si è tutto risolto in modo razionale, con la trasmissione da parte mia di un certificato “non in carta bollata”. Una cosa comunque inutile, perché se i funzionari dello Stato francese avessero voluto verificare che pagavo regolarmente le tasse in Italia avrebbero potuto farlo con altri strumenti.

Lo spread non sale

Tutto questo ci aiuta a capire che cosa sta succedendo alla Francia e perché la crisi è sempre più profonda. Quello che invece non si capisce è perché lo spread francese non decolli. Attualmente si trova ad appena 45 punti base, il che significa che la Francia spende molto poco per finanziare il suo debito.

Per fare un esempio concreto, se in Italia avessimo uno spread di questo tipo avremmo grandi risorse per tagliare le tasse e ricominciare a crescere. Invece siamo a più di 300. Perché?

Gli analisti non riescono a interpretare bene la situazione. Ci sono alcuni che favoleggiano di grossi acquisti di titoli francesi provenienti dal Giappone, dove gli investitori sono a caccia di rendimenti dopo la manovra (che a me personalmente non piace proprio) di quantitative easing messa in moto dalla banca centrale.

Alcuni dicono invece che sia la BCE a intervenire, sotto traccia, in modo estremamente massiccio in modo da impedire che anche la Francia, malgrado le sue politiche economiche demenziali, venga percepita come un paese in crisi. Il che sposterebbe davvero tutto il peso, almeno psicologico, dell’euro sulla Germania.

In pratica la Francia si trova nell’invidiabile situazione di poter disporre di denaro a tassi bassi, in quantità pressocchè illimitata perché la BCE in un modo o nell’altro la supporta attivamente. Hollande può così accontentare i suoi sostenitori più esagitati ed estremisti nelle misure economiche senza dover temere di pagarne il pesante scotto sui mercati.

Italia e Francia a confronto

A questo punto ci viene da chiedere perché la BCE, peraltro guidata da un italiano, non possa fare la stessa cosa anche con l’Italia. Il problema è che l’Italia non è credibile. La nostra classe politica è completamente screditata, i mercati non credono al nostro paese. Il nostro bilancio pubblico è migliore di quello francese, ma i mercati non ne vogliono proprio sapere. Dopo tutto non abbiamo nemmeno un governo in carica con pieni poteri e la classe politica continua a discutere della spartizione delle poltrone mentre la gente si uccide perché non riesce a sfuggire a Equitalia.

Vincenzo Colonna

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