La Germania verso la piena occupazione

In questi tempi, di solito, parliamo di crisi e disoccupazione alle stelle. Ma c’è un paese in Europa che, almeno fino a questo momento, non sembra soffrire la crisi in modo drammatico. Certo ci sono, in alcuni trimesti, contrazioni del PIL, ma niente di disastroso. E soprattutto lo stato dell’occupazione è molto positivo. Secondo alcuni studi la Germania sta per ritornare ad uno stato di piena occupazione (disoccupazione inferiore al 4%: in pratica i disoccupati sono coloro che hanno lasciato un lavoro e stanno per averne un altro). Già oggi, negli sviluppati lander occidentali, c’è una disoccupazione media del 6%, contro una disoccupazione nella parte orientale che è pari all’11% della forza lavoro attiva.

Ma in pochi anni, probabilmente, si ritornerà ad una situazione che non si verificava in Europa fin dagli anni ’60 del secolo scorso: la piena occupazione.

Il rigore della finanza pubblica, unita ad un’economia pesantemente orientata verso l’export hanno fatto il miracolo. Ma anche l’invecchiamento della popolazione concorre a diminuire la forza lavoro attiva e quindi ad aumentare il tasso di occupazione totale del sistema.

Si tratta di un grande traguardo per un grande paese, ma ci sono anche aspetti negativi. Ad esempio alcuni analisti temono, a medio termine, un aumentare del tasso di inflazione e dei salari. Per questo Mario Draghi dovrà stare doppiamente attento con le sue politiche espansive e di aiuto ai disastrati paesi del Sud Europa. Ma è chiaro che se dovesse esagerare, sarebbe immediatamente defenestrato dall’occhiuta Bundesbank, azionista di maggioranza della BCE.

Comunque le notizie che vengono dalla Germania sono uno schiaffo in piena faccia per tutti coloro che predicano il mito del rilancio della domanda interna e del deficit pubblico per la ripresa dell’economia e dell’occupazione.

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