La Guerra del Petrolio

prezzo petrolioIl mercato del petrolio si sta in questi giorni stabilizzando, con i prezzi che sembrano crescere costantemente. Tuttavia questo potrebbe anche essere inteso con una manovra degli speculatori per pompare il prezzo del petrolio, per poi disfarsene.

Il petrolio è salito leggermente al prezzo di 52.80 dollari al barile nella sessione di lunedì perdendo successivamente 69 centesimi nella sessione Asiatica, in quanto molti traders impauriti, hanno deciso di prendere i profitti.

Il brent invece è ha continuato la fase di declino, perdendo 48 centesimi e finendo a 58.60. La caduta del dollaro americano dovrebbe avere reso la commodity leggermente più interessante, ma un’inversione sembra alquanto probabile.

Arabia saudita al comando

L’arabia Saudita continua a mantenere la sua predominanza globale attraverso il controllo dei mercati petroliferi, mentre continua a battere ogni record per l’estrazione dell’oro nero. “La fine dell’OPEC” potrebbe essere più vicina alla realtà adesso, secondo Edward Morse, responsabile globale della ricerca commodities presso Citigroup. La rivoluzione Shale (secondo Wikipedia, la shale, se ricca in materia organica, una volta decomposta anaerobicamente durante la diagenesi, può dare luogo ai giacimenti di shale gas, sfruttabili commercialmente per produrre metano) “ha creato una sorta di minaccia serissima per l’Arabia Saudita e l’OPEC”, ha scritto in un rapporto Lunedi scorso.

Fondato nel 1960, l’OPEC è guidato da alcuni dei più influenti produttori di petrolio del mondo, come l’Arabia Saudita, Qatar, Iran ed Emirati Arabi Uniti.


La carneficina degli Arabi

Il piano dell’Arabia Saudita è di spingere i prezzi verso livelli più bassi possibile per portare gli Stati Uniti e compagnie petrolifere di altre nazioni fuori da questo tipo di business, oppure per ridurre la portata dei loro progetti. Il piano sembra funzionare nel breve termine. BP, Shell, Chevron, ConocoPhillips – passando per E&P – Marathon Oil, Apache, Laredo Petroleum, Concho Resources, Carrizo Oil & Gas, Abraxas – passando poi per le società di servizi – Schlumberger, Halliburton, Baker Hughes. Le major stanno tagliando gli investimenti e servizi, e le aziende annunciano licenziamenti di forza lavoro senza fare sconti a nessuno.

Gli Stati Uniti sono ancora il più grande produttore di petrolio al mondo e il Canada sta avanzando progressivamente con la produzione. Questo non significa soltanto che l’OPEC ha perso il più grande consumatore, l’America, ma non è più in grado di manipolare i prezzi a suo vantaggio.

La rivoluzione Americana del Petrolio, grazie allo Shale

La rivoluzione Americana con lo shale ha davvero cambiato la carte in tavola. Questo era ben chiaro a fine novembre, quando l’OPEC ha cambiato la sua strategia e non ha deciso di mettere un limite alla discesa dei prezzi del petrolio tagliando la produzione. L’OPEC ha deciso che avrebbe preferito mantenere la quota di mercato rispetto a mantenere alti i prezzi. Questo è stato il codice per spremere i produttori ad alto costo, come i produttori di Shale negli Stati Uniti e le sabbie bituminose in Canada.

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