La nuova Abenomics avrà qualcosa da insegnarci?

Occhi puntati sulla piazza del Sol Levante per la ri-apertura dei mercati, dato che il Giappone fa il suo ingresso in scena con un nuovo pacchetto di riforme che si promettono rivoluzionarie. Ma molti elementi fanno dubitare su questo continuo artificio monetario che inonda l’economia di suggestioni e nuove prospettive. C’è chi dubita sul fatto che gli Usa stiano crescendo (l’effetto shale oil non durerà in eterno) ed identifica come unica responsabile quella politica monetaria espansiva che è una delle pietre miliari della Fed. Ma d’altronde tutti sappiamo che quando si afferma che il Pil aumenta, ciò non vuol dire proprio niente e neanche più crediamo ai miracoli economici. Certamente, la tendenza odierna delle grandi economie è una sola: quella di dare una frenata all’indebitamento.

Il Giappone dice no a nuove emissioni di Bond

L’ha fatto anche l’Europa con il Piano Juncker che andrà in porto verso metà anno 2015: si investe nelle economie ma quei soldi non andranno a contribuire al debito pubblico. Saranno considerati come soldi fuori partita. Il fatto che spaventa è che si creerà una sorta di “contenitore” in cui affluiranno i contributi dei singoli Stati membri aderenti all’iniziativa, tra cui molto probabilmente anche l’Italia. Gli stessi, a quanto sembra, al fine di sbloccare i fondi dovranno presentare i dettagli del piano di investimenti da realizzare per risollevarsi dalla fase di stallo in cui siamo caduti. Insomma, poche analogie con il Giappone. All’Europa niente è da insegnare e molto si ha ancora da imparare nell’equilibrio tra cooperazione e competizione, quegli equilibri che forse sono molto utopistici e rischiano sempre di favorire gli uni e danneggiare gli altri. Ecco perché anche qui si stringe la cinghia sull’indebitamento. E ciò non è un discorso a guisa di facili populismi, tutt’altro. La realtà delle cose: difficoltà e piaghe insanabili, al momento. Basterà ri-lubrificare le economie, attivando un nuovo circuito di “generosità” attraverso la Banca Europea degli Investimenti? 

Non si capisce neanche il raffronto con gli Usa che hanno creato, a differenza del Giappone e dell’Europa, una posizione dominante nei confronti di altre economie, ora emergenti. Sì, è vero: l’economia è stata inondata di dollari Usa, ed in particolare di bond denominati in dollari Usa. Ma ciò ha dato un peso internazionale al dollaro, dal momento in cui si è creata un’interconnessione, a doppio filo, con altre economie. Ecco perché si è creato un “effetto canotto” per il rublo: ciò che fa apprezzare una valuta, in termini relativi rispetto all’altra è la domanda. Ma se il rublo sparisce dalle riserve delle economie dell’occidente come si può fare “pressing” sulla sua caduta, continuandolo a vendere? Un sistema di autarchie parallele, nei limiti delle possibilità, è quello a cui assisteremo.

Quindi, il Giappone è sicuramente un caso singolare che fa storia a sé per una serie di motivi:

  • una moneta sempre deprezzata ha favorito la bilancia commerciale perché il Giappone riesce ad esportare molto di più che ad importare, prerogativa dell’opportunità della svalutazione competitiva
  • non vengono chiesti soldi ad economie federate (come nel caso dell’Europa) né si sfrutta l’effetto dell’interdipendenza delle economie. Il Giappone ha accumulato autonomamente un surplus, al punto da permettersi di dire. Sì, i soldi ci sono ma non ho bisogno di monetizzare nuovo debito pubblico!

Ora ci si chiede. Questo è un nuovo miracolo, grazie ai vantaggi dell’austerity e della parsimonia (nel frattempo, il risparmio dei cittadini è crollato a picco perché i redditi reali sono veramente “magri” rispetto ad anni fa), oppure si tratta dell’ennesima trovata elettorale, in preparazione dell’appuntamento politico di Aprile? Tra l’altro, ci si chiede se la manovra di 3.500 miliardi non sarà una “bolla di sapone”, visto che già si è abituati ad ecoincentivi e piani capillari di ristrutturazione nelle aree periferiche che tutti stanno abbandonando. Insomma, non si sviluppa già dove ci sono le premesse ma si ricostruisce dove, ora come ora, mancano le prospettive (non dimentichiamo che ancora adesso il Giappone risente dello Tsunami del 2011, visto che molte aree sono ancora disastrate). Nessuna politica fiscale espansiva (neppure il rialzo dei salari nominali per controcompensare la perdita di potere d’acquisto nel tempo) Quindi, siamo proprio sicuri che ciò serva a rilanciare l’economia del Giappone? In questo caso, l’insegnamento sarebbe uno solo: i soldi, se ci sono, vanno spesi per bene, senza sprechi e scialacqui interni. Ma siamo più propensi a pensare che si tratti, più che altro, di clima da pre-campagna elettorale, contesti che nel forex bisogna imparare a scindere dal resto e creano quelle piccole illusioni al mercato che si è pronti a cogliere al volo.

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