La ri-volta degli Stress Test. Perché l’Italia ne esce male?

Molto si sta erigendo sugli Stress Test, dall’intera “enciclica” sulle conseguenze della “repressione finanziaria”, sino agli auspici sulla nuova e fresca ventata di sostegno alle singole banche.

Ciò che, però, bisogna sottolineare, al di là delle alternative di policy è rappresentato dai seguenti punti:

  • I criteri di valutazione adottati negli stress test che cosa ci fanno notare, più di tutto il resto? Molte volte è pressoché inutile cincischiare tra il se ed il poi e bisogna cogliere pochi concetti fondamentali.
  • L’Italia deve veramente ritenersi inferiore agli altri Stati europei, tenuto conto che ben 9 banche sono state “ammonite” mentre negli altri casi si è trattato soltanto di 2 banche al massimo? Non suona anomalo, dopo lo scalpore del fallimento della Banca Espirito Santo, che la Spagna soddisfi, più dell’Italia, i requisiti degli stress test? Eppure, la Spagna versa in condizioni analoghe se non forse peggiori delle nostre (i livelli di disoccupazione anche per la Spagna sono ai massimi storici) e la struttura del sistema bancario rispecchia pienamente quella dell’Italia: Una predominanza di banche commerciali, rispetto alle banche d’affari che caratterizzano il modello Usa ed il modello tedesco

Ma quanto sono arbitrari gli Stress Test?

Si era aperto, da poco, un nuovo capitolo per gli Stress Test, dopo che le banche, per sfuggire alla “bacchettata del maestro” finivano coll’intrappolare il surplus di liquidità in una voce fuori bilancio: Titoli di Stato in portafoglio.

Ed, in effetti, chi vi parlerà degli stress test, vi risponderà ancora che sono fatti apposta per le banche d’affari, quelle che riescono a liberare risorse, attraverso gli investimenti a breve termine, che non nelle lente sorti del credito commerciale (i prestiti alle famiglie ed alle imprese, per i quali non per nulla si è parlato di Abs o Asset Backed Securities). Eppure, non è più l’esatta verità perché, per fare “scacco matto”, alle banche qualche modifica c’è stata, considerando anche tali voci “fuori bilancio” ed evitando nuovi “punti di fuga” (le prossime risorse non possono essere destinate al ri-acquisto di bond, eppure così difficili da sbloccare), ed a partire dai nuovi criteri di valutazione che saranno gradualmente introdotti nel 2015 (ri-valutazione del rischio di solvibilità e valutazione dei derivati).

E tra l’altro, proprio le nuove novità hanno fatto succedere una sorta di scandalo: vi sarebbero stati degli imperdonabili errori nel calcolare i nuovi aggregati statistici, ma al di là delle improvvisate certamente previste (con relative polemiche), non vi può essere perfezione nell’approccio metodologico adottato. L’arbitrarietà è sempre riflessa in tali metodologie di giudizio che mettono alle strette, ed in prima linea, solo le grandi e medie banche partecipanti (le piccole banche sono escluse dagli agognati stress test e sottoposte soltanto all’egida della Bcn, cosa che spesso non si dice!), richiedendone la ri-patrimonializzazione (la pioggia degli aumenti di capitale a cui abbiamo assistito di recente) o l’aumento dei requisiti di solidità di bilancio.

In pochi punti essenziali, gli interrogativi alla base degli stress Test

L’economia sperimentale delle quantità, in una dimensione statica, in cui il futuro conta, a servizio del presente, dà priorità piuttosto agli stress test sulla solvibilità, anziché a quelli sulla liquidità.

Si stabilisce pragmaticamente, riclassificando le singole voci di bilancio dei gruppi bancari che la banca dovrebbe rispettare, in una determinata proporzione, la sussistenza degli attivi, rispetto ai passivi. L’unica dinamica è effettuata nei termini della statica comparata, ipotizzando scenari deflattivi del Pil.

Ecco un esempio ipotetico.

scenari

Quindi, vengono condotte delle simulazioni sulle poste di bilancio, giungendo alla conclusione:

  • Tale banca rispetta le soglie percentuali richieste nei rapporti tra Attività riclassificate e Passività riclassificate e quindi è solvibile in senso stretto (non ci teniamo a definirla liquida in senso stretto)
  • Tale banca va ripatrimonializzata perché le simulazioni hanno evidenziato una carenza dell’Attivo patrimoniale

Che cosa è il “Comprehensive assessment”, di cui tanto si parla? E’ appunto l’applicazione delle soglie stabilite, a titolo dell’Asset Quality Review (Aqr), nell’ambito dei test di simulazioni in condizioni favorevoli ed avverse.

Avete mai studiato revisione contabile? Avete mai dato una sbirciatina ai vari indicatori per stimare il grado di salute di un’azienda (ad es. Roe, Roi, Ros)? E’ un po’ quello che si fa con gli stress test. C’è qualcuno che ha definito dei livelli-soglia da rispettare che riguardano, però, in primo piano il Bilancio Patrimoniale delle aziende bancarie, ed è questa la principale anomalia. La salute del bilancio delle banche viene vista in un’unica dimensione e non in tutte quelle dimensioni che, se vogliamo, integrano la nostra ottica quantitativa, seppur ipotetica.

stress test

In particolare, dai vari fronti accademici, si invocano nuovi test che tengano conto di parametri, meno concentrati sul capitale e sulla solvibilità patrimoniale, e maggiormente sui flussi e ri-flussi di liquidità, vista la rigogliosa letteratura economica in materia ed anche tenendo conto che la Germania non certo si presenta tra le virtuose, in quanto a piani di salvataggio sovrano delle banche ed all’esposizione delle stesse, ben superiore a quella dell’Italia.

Ecco, infatti, quanto emerge direttamente dai dati ufficiali dell’Eba (Autorità Bancaria Europea).

debito sovrano

Tutto questo cicaleccio non tanto paventa nuove “bocciature” o nuove promozioni, quanto il difetto di un approccio metodologico che resta nella scarsa valorizzazione del rischio di liquidità. Il rischio liquidità non può essere assolutamente visto nei soli ed esclusivi termini del “cost of funding”, nonché dei costi con cui le banche devono reperire le risorse per essere solvibili. In questo modo, risulterebbero privilegiate le banche sottoposte a risanamenti e vistosi piani di salvataggio, non certo immuni a default e strutturalmente simili alle banche italiane (un esempio lampante proviene proprio dal sistema spagnolo).

Poca importanza sarà data anche dall’Eba ai nuovi stress test che preoccupano poco, visto che su auto-ammissione dell’Eba, vi sarà una graduale revisione dei criteri adottati per la valutazione degli Stress Test già dal 2015, introducendo nuove metodologie in cui l’accento sarà posto sui cash flow (situazioni di cassa) per ogni banca che tengano conto anche di un’incognita ulteriore, il tempo, che non può essere percepito nei termini dell’attuale “statica comparata”. I metodi di simulazione, pertanto, terranno conto di una maggiore dinamismo gestionale.

Ma questa, purtroppo, rimane materia di una certa dimensione scientifica della programmazione economica non sempre condivisa, ma di certo con alti livelli di raffinazione. Il problema che ci si pone è: in che misura l’arbitrarietà umana nella disciplina delle regole di valutazione quantitativa è neutrale da eventuali interessi extra-economici?

L’articolo è stato scritto da Ines Carlone. Rappresenta un contributo esterno e non riflette la posizione ufficiale di Mercati 24.

One Response to La ri-volta degli Stress Test. Perché l’Italia ne esce male?

  1. Devon Loy ha detto:

    Abbiamo avuto esattamente quello che ci meritiamo, la qualità dei patrimoni delle nostre banche è davvero infima. Se il mercato fosse libero, sarebbero già chiuse da tempo. Invece il Paese viene dissanguato per mantenere in piedi questi carrozzoni, facile rifugio per politici trombati e sindacalisti scioperati.

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