La storia recente del Monte dei Paschi di Siena

Il Monte dei Paschi di Siena è una delle banche italiane di cui più ci occupiamo su questo portale e la ragione è semplice: non solo è una delle banche più importanti d’Italia, subito dopo i colossi Unicredit e Intesa, non solo è la più antica banca del mondo, ma rappresenta, purtroppo, un grande caso di distruzione di valore. La banca, patrimonialmente solida, è stata trascinata in una serie di operazioni che potremmo definire poco azzeccata e che hanno eroso pesantemente il suo patrimonio, costringendola a ricorrere più volte al mercato con aumenti di capitale e a sfruttare i Tremonti Bond, cioè a farsi finanziare dallo Stato per mettere almeno una pezza temporanea a questa situazione. Ripercorriamo insieme le tappe di questo declino.

Una banca solida

Monte dei Paschi di Siena è stata per secoli, letteralmente, una banca solida. Non è un caso che sia la banca più antica del mondo, visto che la sua fondazione risale al 1476, quando Siena era un Comune indipendente e ancora contendeva a Firenze il dominio sull’intera Toscana. La banca ha saputo resistere ad una serie impressionante di cambiamenti politici ed economici, consolidandosi come punto di riferimento per l’economia della Toscana e rappresentando, in modo diretto e indiretto, una delle maggiori fonti di ricchezza per la città di Siena. Ma ad un certo punto le cose sono cominciate a cambiare.

Il primo passo falso

Banca 121

Il primo passo falso di Monte dei Paschi: l’acquisto di Banca 121

Tuttavia questa situazione andava forse stretta al management dell’Istituto che, forse anche spinto dalla bolla delle .com, decise di procedere all’acquisizione di Banca del Salento che, proprio per sfruttare la bolla di internet, aveva cambiato nome in Banca 121 ed era stata una delle prime ad offrire in Italia i servizi di banca online. Siamo al 1999 e la cifra pagata per l’operazione fu altissima: 2.500 miliardi di lire: un prezzo da  bolla! E, tra l’altro, Banca 121 si portava dietro uno strascico giudiziario non da poco, con prodotti finanziarie come “My Way” e “For You” che la magistratura, con una sentenza quantomeno creativa che portò comunque alla condanna di 9 persone, definì non truffaldini in sè ma  venduti in maniera truffaldina.

La gestione Mussari

E nel 2001 che l’avvocato catanzarese Giuseppe Mussari entra nella stanza dei bottoni: non si sa come, ma questo giovanissimo avvocato calabrese, viene nominato Presidente della potentissima Fondazione Monte dei Paschi, l’ente che controlla la banca e che poi redistribuisce gli utili sel territorio.  Giuliano Amato, il presidente del Consiglio dei Ministri che si inventò le fondazioni bancaria, ebbe a dichiarare: “Dio mi perdoni per avere inventato le Fondazioni“. E probabilmente il caso del Monte Paschi è uno dei peggiori. La fondazione è nelle mani dei partiti e, di fatto, foraggia tutti, destra e sinistra, anche se è tradizionalmente orientata a sinistra. Dopo tutto la nomina di Mussari, che dichiara orgoglioso, a proposito del suo lavoro di banchiere “Questo non è il mio lavoro, e non voglio confonderlo con la professione: tornerò a fare l’avvocato, che poi è quello che so fare” è sostanzialmente politica, visto che Mussari milita fin dalla fanciullezza nelle file della gioventù comunista (allora si chiamavano ancora comunisti).

E in effetti Mussari il lavoro di banchiere proprio non lo sa fare, o almeno così sembra. Sarà per questo che la Banca si mette a produrre una linea di abbigliamento con il marchio 1472 (anno di fondazione) o che sbagli completamente la gestione del rischio sui titoli di stato, per cui adesso il rendimento annuo su una montagna di titoli pubblici posseduti dalla banca è dello 0,26% (titoli che potrebbero essere venduti solo mettendo in atto forti perdite).

Intanto Mussari passa dalla controllante (la fondazione) alla controllata (la Banca) anche se continua a muovere i fili anche nella Fondazione e, finalmente, ha la possibilità di fare il colpo grosso: l’affare Antonveneta.

L’acquisto di Banca Antonveneta

La Banca Antonveneta è una banca avente una presenza radicata nel Nord Est, una regione ricchissima di fermenti imprenditoriali e quindi molto profittevole dal punto di vista bancario. Mussari pensa di poter fare un ottimo affare integrandola nella sua banca, che invece proprio in quella regione ha una presenza molto scarsa e quindi la compra per 9 miliardi di euro dal Santander, il quale però non cede nemmeno Interbanca, la banca d’affari del gruppo.

L’acquisto è disastroso per la Banca e per la Fondazione che sono costrette, da quel momento in poi, a chiedere soldi al mercato e allo stato, sotto forma di Tremonti Bond. Il prezzo di 9 miliardi di euro è davvero spaventoso, tenendo conto che non è inclusa nemmeno Interbanca. L’affare vero lo ha fatto Emilio Botin, CEO di Santander, che si era appena spartito le spoglie di ABN AMRO con altre banche europee, pagando la banca, un vero e proprio gioiello della finanza italiana, molto meno di un piatto di lenticchie.

Ed è questo uno dei grandi momenti di distruzione di valore per il sistema paese di cui parlavo all’inizio dell’articolo. Ma andiamo avanti con il nostro racconto.

L’integrazione con Monte dei Paschi va male: Antonveneta è espressione di un’altra cultura, completamente differente: gli imprenditori del Nord Est, per dirla con parole povere, non hanno molta voglia di fare affari con Monte Paschi.

E poi c’è la crisi dei mutui subprime che colpisce tutto il sistema bancario, ma per Monte Paschi è ancora più dura, proprio perché erano state sbagliate molte mosse.

Monte dei Paschi oggi

commissariamento monte dei paschi

File agli sportelli di una banca a New York durante la crisi del ’29.

L’avvocato Mussari non ha mai pagato per quello che ha fatto: malgrado ci sia un’indagine in corso per aggiottaggio per il sospetto che dietro l’operazione Antonveneta ci sia stato un passaggio estero su estero di una somma immensa, più di un miliardo di euro, il calabrese è stato addirittura promosso a presidente dell’associazione bancaria italiana. Un vero e proprio caso da manuale, all’italiana direi, visto che ha ricevuto un premio per aver sbagliato tutto (fino a sentenza definitiva di terzo grado parleremo semplicemente di sbagli e incapacità, ma i sospetti che ci sia altro dietro sono forti).

La cosa ancora più bizzarra è che viene sostituito alla guida della Banca da Alessandro Profumo, appena defenestrato a calci nel didietro da Unicredit, banca che aveva trascinato in vicende giudiziarie poco edificanti (esterovestizioni fatte così male che un ragioniere brianzolo le avrebbe fatte meglio) e che aveva consegnato completamente nelle mani dei libici di Gheddafi.

Risultato? Monte dei Paschi è dovuta ricorrere ancora una volta ai bond pubblici, per una cifra anche più elevata del previsto. Ma c’è una notizia bomba che circola, per il momento come un sussurro. Forse Banca d’Italia avrà finalmente qualcosa da dire sul Monte dei Paschi.

E la parola che si sente sussurare è commisariamento.

Vincenzo Colonna

3 Responses to La storia recente del Monte dei Paschi di Siena

  1. Senese indignato ha detto:

    E’ triste come un manipolo di incapaci abbia distrutto il patrimonio che apparteneva ad un’intera città, ma bisogna riconoscere che solo la Lega Nord di Siena si è opposta alle politiche sbagliate.

  2. Conte Zio ha detto:

    Bell’articolo, ben scritto e soprattutto dice cose che ai telegiornali non dicono. Al telegiornale pare che la crisi sia da considerare al pari di un evento atmosferico qualcosa che capita per sventura. Ma non è così.

  3. alfercap ha detto:

    Grazie per l’articolo ma sono cose già note. Perchè non fate una bella inchiesta su chi c’è dietro Mussari? Personalmente non credo mai che le vicende di un grande Gruppo vengano determinate da un uomo solo, non scherziamo! Sarebbe come credere che le vicende italiche siano decise da Merio Monti e non sui tavoli della finanza internazionale.

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