Economia e Finanza

La storia recente del Monte dei Paschi di Siena

Il Monte dei Paschi di Siena è una delle banche italiane di cui più ci occupiamo su questo portale e la ragione è semplice: non solo è una delle banche più importanti d’Italia, subito dopo i colossi Unicredit e Intesa, non solo è la più antica banca del mondo, ma rappresenta, purtroppo, un grande caso di distruzione di valore. La banca, patrimonialmente solida, è stata trascinata in una serie di operazioni che potremmo definire poco azzeccata e che hanno eroso pesantemente il suo patrimonio, costringendola a ricorrere più volte al mercato con aumenti di capitale e a sfruttare i Tremonti Bond, cioè a farsi finanziare dallo Stato per mettere almeno una pezza temporanea a questa situazione. Ripercorriamo insieme le tappe di questo declino.

Una banca solida

Monte dei Paschi di Siena è stata per secoli, letteralmente, una banca solida. Non è un caso che sia la banca più antica del mondo, visto che la sua fondazione risale al 1476, quando Siena era un Comune indipendente e ancora contendeva a Firenze il dominio sull’intera Toscana. La banca ha saputo resistere ad una serie impressionante di cambiamenti politici ed economici, consolidandosi come punto di riferimento per l’economia della Toscana e rappresentando, in modo diretto e indiretto, una delle maggiori fonti di ricchezza per la città di Siena. Ma ad un certo punto le cose sono cominciate a cambiare.

Il primo passo falso

Banca 121

Il primo passo falso di Monte dei Paschi: l’acquisto di Banca 121

Tuttavia questa situazione andava forse stretta al management dell’Istituto che, forse anche spinto dalla bolla delle .com, decise di procedere all’acquisizione di Banca del Salento che, proprio per sfruttare la bolla di internet, aveva cambiato nome in Banca 121 ed era stata una delle prime ad offrire in Italia i servizi di banca online. Siamo al 1999 e la cifra pagata per l’operazione fu altissima: 2.500 miliardi di lire: un prezzo da  bolla! E, tra l’altro, Banca 121 si portava dietro uno strascico giudiziario non da poco, con prodotti finanziarie come “My Way” e “For You” che la magistratura, con una sentenza quantomeno creativa che portò comunque alla condanna di 9 persone, definì non truffaldini in sè ma  venduti in maniera truffaldina.

La gestione Mussari

E nel 2001 che l’avvocato catanzarese Giuseppe Mussari entra nella stanza dei bottoni: non si sa come, ma questo giovanissimo avvocato calabrese, viene nominato Presidente della potentissima Fondazione Monte dei Paschi, l’ente che controlla la banca e che poi redistribuisce gli utili sel territorio.  Giuliano Amato, il presidente del Consiglio dei Ministri che si inventò le fondazioni bancaria, ebbe a dichiarare: “Dio mi perdoni per avere inventato le Fondazioni“. E probabilmente il caso del Monte Paschi è uno dei peggiori. La fondazione è nelle mani dei partiti e, di fatto, foraggia tutti, destra e sinistra, anche se è tradizionalmente orientata a sinistra. Dopo tutto la nomina di Mussari, che dichiara orgoglioso, a proposito del suo lavoro di banchiere “Questo non è il mio lavoro, e non voglio confonderlo con la professione: tornerò a fare l’avvocato, che poi è quello che so fare” è sostanzialmente politica, visto che Mussari milita fin dalla fanciullezza nelle file della gioventù comunista (allora si chiamavano ancora comunisti).

E in effetti Mussari il lavoro di banchiere proprio non lo sa fare, o almeno così sembra. Sarà per questo che la Banca si mette a produrre una linea di abbigliamento con il marchio 1472 (anno di fondazione) o che sbagli completamente la gestione del rischio sui titoli di stato, per cui adesso il rendimento annuo su una montagna di titoli pubblici posseduti dalla banca è dello 0,26% (titoli che potrebbero essere venduti solo mettendo in atto forti perdite).

Intanto Mussari passa dalla controllante (la fondazione) alla controllata (la Banca) anche se continua a muovere i fili anche nella Fondazione e, finalmente, ha la possibilità di fare il colpo grosso: l’affare Antonveneta.

L’acquisto di Banca Antonveneta

La Banca Antonveneta è una banca avente una presenza radicata nel Nord Est, una regione ricchissima di fermenti imprenditoriali e quindi molto profittevole dal punto di vista bancario. Mussari pensa di poter fare un ottimo affare integrandola nella sua banca, che invece proprio in quella regione ha una presenza molto scarsa e quindi la compra per 9 miliardi di euro dal Santander, il quale però non cede nemmeno Interbanca, la banca d’affari del gruppo.

L’acquisto è disastroso per la Banca e per la Fondazione che sono costrette, da quel momento in poi, a chiedere soldi al mercato e allo stato, sotto forma di Tremonti Bond. Il prezzo di 9 miliardi di euro è davvero spaventoso, tenendo conto che non è inclusa nemmeno Interbanca. L’affare vero lo ha fatto Emilio Botin, CEO di Santander, che si era appena spartito le spoglie di ABN AMRO con altre banche europee, pagando la banca, un vero e proprio gioiello della finanza italiana, molto meno di un piatto di lenticchie.

Ed è questo uno dei grandi momenti di distruzione di valore per il sistema paese di cui parlavo all’inizio dell’articolo. Ma andiamo avanti con il nostro racconto.

L’integrazione con Monte dei Paschi va male: Antonveneta è espressione di un’altra cultura, completamente differente: gli imprenditori del Nord Est, per dirla con parole povere, non hanno molta voglia di fare affari con Monte Paschi.

E poi c’è la crisi dei mutui subprime che colpisce tutto il sistema bancario, ma per Monte Paschi è ancora più dura, proprio perché erano state sbagliate molte mosse.

Monte dei Paschi oggi

commissariamento monte dei paschi

File agli sportelli di una banca a New York durante la crisi del ’29.

L’avvocato Mussari non ha mai pagato per quello che ha fatto: malgrado ci sia un’indagine in corso per aggiottaggio per il sospetto che dietro l’operazione Antonveneta ci sia stato un passaggio estero su estero di una somma immensa, più di un miliardo di euro, il calabrese è stato addirittura promosso a presidente dell’associazione bancaria italiana. Un vero e proprio caso da manuale, all’italiana direi, visto che ha ricevuto un premio per aver sbagliato tutto (fino a sentenza definitiva di terzo grado parleremo semplicemente di sbagli e incapacità, ma i sospetti che ci sia altro dietro sono forti).

La cosa ancora più bizzarra è che viene sostituito alla guida della Banca da Alessandro Profumo, appena defenestrato a calci nel didietro da Unicredit, banca che aveva trascinato in vicende giudiziarie poco edificanti (esterovestizioni fatte così male che un ragioniere brianzolo le avrebbe fatte meglio) e che aveva consegnato completamente nelle mani dei libici di Gheddafi.

Risultato? Monte dei Paschi è dovuta ricorrere ancora una volta ai bond pubblici, per una cifra anche più elevata del previsto. Ma c’è una notizia bomba che circola, per il momento come un sussurro. Forse Banca d’Italia avrà finalmente qualcosa da dire sul Monte dei Paschi.

E la parola che si sente sussurare è commisariamento.

L’agonia del Monte dei Paschi di Siena

Aver assegnato, da parte della Fondazione che controlla il Monte dei Paschi di Siena, la presidenza ad Alessandro Profumo potrebbe essere stato un atto molto avventato. Non solo perché molti analisti iniziano a dubitare profondamente delle capacità manageriali di Profumo, ma perché ormai sono in molti a pensare che avere rapporti con questa persona porti sfortuna.

Monte dei Paschi di Siena

Profuro era, ad esempio, il servizievole lacchè dei libici in Unicredit e pensate che fine ha fatto il suo datore di lavoro, Gheddafi. Dopo essere stato defenestrato da Unicredit, passa a Monte dei Paschi e tutti possono andare a controllare le quotazioni dell’Istituto di credito senese per capire in che condizioni si trova.

O magari andare a leggersi i bilanci e si troverebbero tante interessanti novità. Ad esempio una perdita che supera ampiamente il miliardo di euro, dovuta a pesantissime svalutazioni. Vi ricordate ad esempio la brillante operazione Antonveneta, voluta dal calabrese Mussari adesso presidente ABI, quella che ha distrutto il patrimonio di Monte Paschi?

Ebbene, adesso Antonveneta che venne pagata svariati miliardi di euro viene messa a bilancio con valore 0, nullo. E anche dal punto di vista industriale non è servita a far aumentare la penetrazione del Monte nelle regioni settentrionali, e nel Veneto in particolare, dove è tradizionalmente debole.

La banca senese si sostiene solo perché ha generosamente ottenuto i Tremonti Bond, cioè un prestito da parte dello Stato, che adesso aumenterà ulteriormente, con i cossiddetti Monti Bond. Insomma, la Banca vive di aiuti pubblici ma nessuno lo dice, questo.

In una situzione così drammatica ci si aspetta che ci sia un piano concreto per risolvere i problemi e uscire dalla crisi. In effetti il piano c’è, prevede esternalizzazioni e tagli di organici per 4600 unità, ma i sindacati si oppongono e quindi non è stato fatto nulla.

Tutto ciò che si è potuto fare è stato tagliare gli stipendi di qualche manager per una somma totale che è inferiore al milione di euro annui, cioè meno di un millesimo delle perdite che la banca è riuscita ad accumulare in un solo semestre.

Monte dei Paschi di Siena è spazzatura

L’autorevole agenzia di rating Moody’s declassa ulteriormente il rating del debito di Monte dei Paschi portandolo ad un livello definito spazzatura. La storia della più antica banca del mondo sta per finire?

Ci sono uomini che vengono ricordati per le grandi imprese che hanno compiuto o per ciò che hanno saputo costruire e uomini invece che vengono ricordati per le grandi cose che hanno saputo distruggere.

monte dei paschi

E in questa categoria dobbiamo senza dubbio annoverare l’attuale presidente dell’ABI, Mussari, che è stato capace di affondare completamente una banca che vantava una storia plurisecolare e che era (ed è ancora in effetti) un punto di riferimento irrinunciabile per l’intera città di Siena.

Ebbene, oggi come oggi quella che era una grande banca ha subito il downgrade più umiliante da parte di un’agenzia di rating: i titoli del Monte dei Paschi di Siena, da oggi, vengono considerati spazzatura.

Le cause di questo crollo sono molteplici: la causa scatenante è stata l’assurda distruzione di valore, che ha eroso pesantemente il patrimonio della banca, dovuta all’acquisto di Antonveneta ad un prezzo che era un multiplo del valore reale della banca.

Le cause di fondo sono però da ricercare nella mala gestio degli ultimi due AD: al pessimo Mussari si è fatto seguire il non migliore Profumo, il lacchè di Gheddafi da poco tempo a spasso per essere stato umiliato e cacciato da Unicredit.

Inoltre il potere dei sindacati in Monte dei Paschi è forte: questo significa che il costo del lavoro è significativamente più alto di quello già alto dei concorrenti e che non è possibile attuare una seria politica industriale.

Quale sarà, adesso, il futuro di Monte dei Paschi? Non siamo ancora arrivati al momento in cui le banche medie verranno lasciate fallire. Probabilmente ci sarà un’intensificazione degli aiuti pubblici (già ha sottoscritto i cosiddetti Tremonti-Bond) più o meno subdoli e poi arriverà, prima o poi, quello che la stampa chiamerà “Cavaliere Bianco”.

In pratica un grande istituto di credito straniero che comprerà la quota di maggioranza dalla Fondazione per molto meno di un piatto di lenticchie, con la promessa di una ricapitalizzazione, e che poi semplicemente venderà gli asset in attivo e si terrà le filiali (licenziando parecchio personale in esubero) per raccogliere risparmio italiano. Un altro pezzo d’Italia che va all’estero e in questo caso si tratta di un pezzo che era pregiato ed antico.

Monte dei Paschi di Siena: una fine indegna della sua storia

Il Monte dei Paschi di Siena è la più antica banca del mondo, da sempre al centro della vita economica e, perché no, politica, di un’intera regione. Dopo una storia gloriosa, però, purtroppo sta arrivando il momento della resa dei conti. E dobbiamo dire che, purtroppo, da una banca con questa storia ci aspettavamo un’altra fine. E invece, si sta trascinando tra un Tremonti Bond all’altro, con bilanci che precipitano giorno dopo giorno e che contengono poste a dir poco fantasiose (in effetti in questo è in grande compagnia, dare una sbirciatina ai bilanci delle banche italiane potrebbe essere una divertente attività per capire a quale grado di fantasia può arrivare l’animo umano, soprattutto quando deve nascondere una situazione patrimoniale disastrosa).

Ma Monte dei Pashi è oggi la banca che sta peggio di tutte, in assoluto. Lo dimostra il fatto che ha appena deciso di ricorrere a bond governativi per la bella somma di 3,9 miliardi di euro. Il mercato è rimasto sorpreso non dalla richiesta in sè, completamente scontata vista la situazione della banca, ma dall’ammontare.

Monte dei paschi di Siena

La sede del Monte dei Paschi di Siena

Infatti tutti si aspettavano una richiesta per 3,4 miliardi di euro, di cui 1,9 miliardi necessari semplicemente per rimborsare Tremonti Bond in scadenza, ma la richiesta è stata di 500 milioni superiori alle attese. Andando a leggere il comunicato stampa emesso dopo il C.d.A. si legge che questo aumento è dovuto a possibili impatti patrimoniali derivanti dagli esiti dell’analisi in corso di talune operazioni strutturate poste in essere in esercizi precedenti.

Insomma, a Siena sanno che nelle pieghe del bilancio ci sono titoli molto, molto tossici e che probabilmente dovranno fare delle pesanti svalutazioni per tornare con i piedi per terra.

La cosa più significativa, però, è che Monte dei Paschi non riesca a finanziarsi con i normali canali: nè con l’interbancario nè tantomeno con la raccolta diretta, anche se è arrivata ad offrire un generoso 5% di interesse sui conti deposito.

Che vosa significa questo? Significa che le altre banche e gli stessi risparmiatori non si fidano (e fanno bene!) della solidità patrimoniale del Monte dei Paschi e quindi la banca deve finanziarsi con altre forme, chiedendo soldi al mercato con aumenti di capitale o allo stato con questa forma di finanziamento pubblico che sono i Monti-bond.

La Borsa ovviamente ha reagito pesantemente a questo comunicato: il fatto che i bond governativi sarebbero stati richiesti era già stato scontato, ma l’aumento di 500 milioni è stato un segnale molto pesante. Al momento il titolo è a 0,1956, con una perdita rispetto a ieri che arriva quasi al 3%.

E il consiglio che danno tutti gli analisti seri è di stare alla larga, molto alla larga, da questo titolo: nei prossimi mesi non potrà che peggiorare, soprattutto se finalmente qualcuno si deciderà di scoperchiare il vaso maleodorante che è il bilancio di Monte dei Paschi. Probabilmente, in questo caso, le svalutazioni che dovranno essere fatte saranno ben superiori ai 500 milioni di euro che sono stati messi in conto dal consiglio di amministrazione.

mussari

L’avvocato calabrese Giuseppe Mussari, responsabile di molti dei disastri del gruppo

Fa male al cuore vedendo come la ricchezza di un’intera città sia stata distrutta da un manipolo di incapaci guidati dall’ormai famoso avvocato calabrese Mussari, che non solo non ha dovuto pagare per quanto fatto ma è stato anche ricompensato con la presidenza dell’ABI.

E fa ancora più impressione che a sostituirlo sia stato chiamato Alessandro Profumo, uomo cacciato a calci nel didietro da Unicredit (dove si è lasciato uno strascico di pendenze giudiziarie non da poco) perché di fatto faceva il lacchè del dittatore libico Gheddafi.

Altro buco da 500 milioni di Euro per Monte dei Paschi di Siena

Il Monte dei Paschi è l’esempio più tragico di quanto noi italiani siamo capaci di distruggere rapidamente quanto di buono abbiamo ancora nel nostro Paese. Una banca solidissima, antica, punto di riferimento per tutto un territorio, è stata rapidamente distrutta in pochi anni di gestione da parte dell’avvocato calabrese Mussari. Abbiamo ripercorso più volte su questo portale la drammatica storia di Monte dei Paschi e delle sue sfortunate avventure. E adesso diamo conto anche dell’ultimo atto, un altro buco di 500 milioni di euro che si è appena aperto nei conti di Monte dei Paschi. Si tratta di 500 milioni di euro che solo adesso, pare, l’amministratore delegato, Fabrizio Viola, e il presidente, Alessandro Profumo, abbiano scoperto.

La cosa più grave è che per far fronte a questo nuovo buco Monte dei Paschi sarà costretta ad aumentare ancora una volta l’ammontare dei Monti bond da sottoscrivere, che arrivano così alla cifra mostruosa di 3,9 miliardi di euro. Cioè, per spiegarla in parole povere, lo Stato Italiano presterà quasi 4 miliardi di euro al Monte dei Paschi per evitare che fallisca. Proprio lo stesso Stato Italiano che per evitare di andare in default ha dovuto imporre ai suoi cittadini l’odiatissima IMU. Senza questo buco l’IMU poteva essere più leggeri? Può darsi, la Pubblica Amministrazione italiana è tale per cui spende tutto il denaro disponibile, a prescindere dai servizi da erogare o dalle spese effettivamente necessarie. E’ vero che si tratta di un prestito: ma alle attuali condizioni del mercato finanziario, anche un prestito che prima o poi sarà restituito è un aggravio per lo stato della finanza pubblica.

Giuseppe Mussari Monte dei Paschi di Siena

L’avvocato calabrese Mussari stipulò un derivato con la banca giapponese Nomura che è costato 500 milioni di euro di perdite.

Se poi andiamo a vedere il modo in cui questo buco si è generato, l’indignazione cresce ancora. Perché si tratta di un contratto derivato molto opaco firmato da Mussari con la banca giapponese Nomura.

Si tratta di un contratto tenuto segreto (nemmeno i revisore dei conti hanno potuto visionarlo, visto che Mussari lo riteneva, bontà suo, non influente e non collegato alla gestione dell’Istituto di Credito) che aveva l’obiettivo di nascondere delle perdite.

Adesso però è venuto alla luce e saranno i contribuenti italiani a dover mettere mano al portafoglio per sanare la situazione.

Monte dei Paschi di Siena, ultimo atto

Abbiamo parlato spesso, su Mercati24, di Monte dei Paschi di Siena, segnalando fin da tempo non sospetti una situazione finanziaria degenerata a causa di scelte sbagliate che vengono da lontano. Eppure l’autore di tutte queste scelte che hanno distrutto un patrimonio centenario che apparteneva ad un’intera città e che hanno costretto tutti gli italiani a mettere mani al portafoglio, non è stato punito. Anzi, l’avvocato calabrese Mussari, uomo legatissimo alla politica a cui deve tutto, non solo non era stato punito ma era stato addirittura promosso a rappresentare il sistema bancario italiano, era stato nominato presidente dell’ABI.

I danni fatti da quest’uomo sono ingentissimi e hanno messo a dura prova l’esistenza stessa della banca (si veda ad esempio questo articolo pubblicato poco tempo fa). In un paese normale, il calabrese Mussari sarebbe stato ospite delle patrie galere, non al vertice ABI.

mussari monte dei paschi

La buona notizia è che, finalmente, si è dimesso da questo incarico. Certo ai senesi nessuno potrà più restituire il loro gioiello finanziario, punto di riferimento per tutto il territorio, in prima linea nella promozione del benessere, della cultura, dello sport. E Mussari sembra quasi strafottente quando dichiara:

“Assumo questa decisione convinto di aver sempre operato nel rispetto dell’ordinamento, ma nello stesso tempo, deciso a non recare alcun nocumento, anche indiretto, all’Associazione”. Mussari ricorda l’impegno sostenuto nei suoi tre anni di presidenza: “ho cercato di servire l’Associazione mettendo a disposizione tutte le energie fisiche e intellettuali di cui disponevo usufruendo dell’insostituibile contributo della direzione e di tutti i dipendenti dell’Associazione”.

Insomma, lui non è cattivo, sono gli altri che lo dipingono così. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato la scandalo del derivato Alexandria di cui abbiamo parlato ieri, un contratto segreto che il Presidente Profumo dice di aver scoperto solo recentemente.

I risultati sono drammatici: le perdite per la banca sono così ingenti che oggi la Borsa ha punito pensantemente il titolo, con un -9%. E i ribassi non sono certo finiti.

Ma quello che dovrebbe interessare a tutti gli italiani, oltre alla distruzione di un gioiello della nostra economia, è anche il costo. Per salvare il Monte dei Paschi ogni residente in Italia, compresi i neonati, dovrà tirare fuori 66 euro. A questo si arriva dividendo l’ammontare degli aiuti di Stato (4 miliardi) per 60 milioni (circa di abitanti).

In un momento di crisi economica, quindi, significa che per rimediare ai danni di quest’uomo una famiglia di 4 persone dovrà sborsare 264 euro.

Montepaschi story

Ieri la notizia dei guai (e che guai!) di Montepaschi è finita sulle prime pagine dei giornali e ha aperto molti notiziari tv (subito dopo la notizia dell’arresto di Fabrizio Corona, ovviamente). Una notizia che ha preso la grande maggioranza degli italiani di sorpresa, perché nessuno lo aveva raccontato prima. E nessuno, mi pare, ha fatto notare in TV che per salvare la (ex) grande banca senese tutti noi cittadini abbiamo messo mano al portafoglio. Ieri ho fatto il calcolo che ogni cittadino italiano, più o meno,spenderà 66 euro per salvare la banca. Ovviamente compresi i neonati. Insomma, gli italiani che si negano spesso persino le spese necessarie, devono pagare per salvare una banda di incompetenti e di corrotti.

Come sempre quando succedono queste cose, pare che siano paragonabili ad un fenomeno meteo, anche distruttivo, per cui nessuno ha colpe. E invece le colpe ci sono e andrebbero individuate e punite duramente.

E non sono solo le colpe di Mussari, che si è dimesso dal suo ruolo di presidente ABI. A parte che per punizione io intendo qualcosa di molto più pesante, vorrei che si aprisse un dibattito su chi ha lasciato mano libera a Mussari.

E quindi qualcuno dovrebbe spiegare qual è stato il ruolo della Fondazione che controlla la Banca. In un più che bizarro caso di conflitto di interessi, lo stesso avvocato calabrese Mussari è passato da presidere la Fondazione a dirigere la Banca. Ma in molti gli anno lasciato mano libera.

E siccome dietro la Fondazione c’è la politica, in un Paese normale oltre a preparare una cella accogliente per Mussari nelle patrie galere ci si interrogherebbe sul ruolo di quei politici che più sono vicini (e hanno influenza) sulla fondazione.

Invece siamo in Italia e quindi non ci sarà nessuna riflessione vera sulle colpe di quello che è successo. La maggior parte penserà che la più antica banca italiana è finita nei guai per mera sfortuna o per un incantesimo infernale chiamato derivato che nessuno spiega cosa sia.

Nessuno ricorderà operazioni disgraziate come l’acquisto di Antonveneta ad un prezzo spropositato, in piena crisi subprime. Un acquisto non spiegabile con alcuna logica economica ma che all’epoca i media esaltarono come un grande affare.E poi certo c’è la malagestione operativa, lo strapotere dei sindacati che fa lievitare i conti, anche i derivati sottoscritti con contratti segreti senza nemmeno valutarne i rischi, i problemi giudiziari.

Tutto questo Mercati24 lo ha sempre raccontato e continuerà a farlo: la storia (quasi) completa della distruzione di un gioiello dell’economia italiana l’avevo già raccontata qualche tempo fa, per chi non lo avesse ancora fatto consiglio di dare una lettura, anche veloce.

Monte dei Paschi di Siena, di chi è la responsabilità?

Il crollo del Monte dei Paschi di Siena è stato ampiamente documentato da me e da altri autori di Mercati24, anche e soprattutto quando tutti gli altri mezzi di comunicazione di Monte dei Paschi non parlavano proprio. Adesso rimangono, sostanzialmente, due grandi questioni da affrontare: di chi è la responsabilità di quello che è accatudo a MPS e quali saranno le conseguenze sul sistema finanziario e politico italiano. Oggi ci occupiamo del primo problema, le responsabilità e le colpe di quello che è stata una delle più grandi distruzioni di valore della storia recente italiana.

Giuseppe Mussari

Le responsabilità vanno prima di tutti, a Giuseppe Mussari, l’avvocato calabrese a cui è stato dato in gestione il Monte dei Paschi per tanti anni. E’ lui ad aver trascinato l’Istituto in operazioni letteralmente suicide come il derivato Alexandria (di cui tutti parlano oggi) o l’acquisto di Antonveneta a prezzi incredibilmente alti. Anzi, probabilmente fu quest’ultima operazione ad aver messo in ginocchio per sempre la banca senese. Quello che è successo dopo è servito solo a dare il colpo di grazia al corpo già traballante della grande banca.
In molti si chiedono chi c’è dietro Mussari. Ebbene, dietro di lui c’è la politica, questo è poco ma sicuro, ma ci sono anche altre voci. Non vogliamo fare dietrologia ne partecipare a teorie del complotto di varia natura e dunque ciò che stiamo per scrivere va considerato con beneficio di inventario (viceversa la vicinanza con la politica è un dato di fatto sicuro).

bersani e mussari
Caloroso abbraccio tra il leader del Partito Democratico Bersani e Giuseppe Mussari

Ebbene, se vogliamo capire chi potrebbe esserci dietro Mussari dobbiamo tornare all’operazione che ha distrutto Monte dei Paschi, la famosa acquisizione di Antonveneta. Da chi fu comprata? Dal Banco de Bilbao guidato da Emilio Botin, il quale fece l’affare più grande della sua vita. Ebbene, quello che si sussurra, è che Emilio Botin ci siano forti interessi massonici. Facendo due più due si potrebbe pensare che l’intera operazione sia stata orchestrata in questi ambienti.
Tuttavia le colpe di Mussari non si limitano a questa operazione dissennata: anche la gestione della banca è stata pessima, non è stato fatto nulla per ridurre i costi elevati e si è lasciata briglia sciolta ai sindacati.

Le colpe della Fondazione MPS

Monte dei Paschi di Siena è controllata dall’omonima Fondazione, una Fondazione la cui importanza per la vita economica e centrale di tutta la provincia è enorme. Gli utili della banca (quando c’erano) erano distribuiti in modo più o meno equo per sostenere la cultura, lo sport, la società. Ebbene, la Fondazione aveva il compito di controllare la gestione e, al momento opportuno, di bloccare le operazioni più spericolate. Se il derivato Alexandria venne stipulato con un contratto segreto, l’acquisto di Antonveneta fu un’operazione fatta alla luce del sole, anzi alla luce dei riflettori visto che venne presentata ai media come un’operazione trionfale. E in questo caso la Fondazione non solo non fece nulla per bloccare questo scempio, ma si adoperò anche attivamente per fornire a Mussari i mezzi finanziari per portare a termine l’acquisizione.

Giuseppe Mussari sarebbe dovuto essere rimosso molto prima dal suo ruolo: peccato che prima di guidare la Banca avesse guidato la Fondazione. Un conflitto di interesse fortissimo che ha avuto effetti devastanti.

Ma c’è davvero qualcosa di patologico nella Fondazione, visto che andato via Mussari hanno chiamato al vertice della banca Alessandro Profumo, da poco defenestrato da Unicredit per la sua gestione opaca e per essere diventato, di fatto, il lacchè del malvagio dittatore libico Gheddafi. La parola defenestrato va intesa ovviamente in senso figurato, tuttavia l’odio che il banchiere si era attirato da parte degli azionisti era tanto che, probabilmente, qualcuno dei consiglieri di amministrazione ha pensato veramente di fargli fare un volo da una finestra.

Ma ancora una volta centra la politica, purtroppo: anni fa si era parlato di Profumo come candidato premier del centrosinistra e questo spiega molte cose.

Le colpe della politica

monte dei paschi partito democratico

Siamo in campagna elettorale e l’argomento è davvero molto scottante: le colpe dei politici. Quali?

La Fondazione Monte dei Paschi è guidada da 16 consiglieri: di questi 13 sono riconducibili al Partito Democratico. Dunque è innegabile la responsabilità oggettiva di questo partito. Tuttavia se vogliamo essere onesti dobbiamo anche aggiungere che durante gli anni delle grandi follie di Mussari, tutti i partiti erano conniventi e solo la piccola e combattiva della Lega Nord di Siena protestò, anche con convegni e altre iniziative pubbliche.

Se il peso maggiore delle colpe può essere attribuito al PD, dunque, anche il PDL non ha fatto nulla all’epoca per fermare lo scempio.

Il sistema delle fondazioni

Le fondazioni bancarie nascono dalla riforma Amato, per cercare di smuovere quella che era la foresta pietrificata del sistema bancario italiano. Ebbene, lo stesso ex Presidente del Consiglio, ebbe a dire D.o mi perdoni per aver creato le fondazioni. Il sistema doveva portare le banche fuori dall’orbita della politica, ma in effetti non ci è riuscito. Le Fondazioni sono legatissime alla politica visto che i membri sono nominati con meccanismi bizantini dagli enti locali. Tuttavia il sistema delle fondazioni è, probabilmente, quanto di meglio possiamo fare in Italia. Mancando di campioni nazionali, non si potevano semplicemente mettere in vendita le banche (che all’epoca erano tutte pubbliche e perdevano un sacco di soldi, ricordiamo ad esempio quanto ci costò salvare il Banco di Napoli).

E l’unica alternativa sarebbe stata quella di vendere gli Istituti a qualche grande gruppo estero. Anzi, probabilmente nella più pura tradizione italica, avremmo finito per regalare le nostre banche: pensiamo ad esempio a quello che è successo alla gloriosa BNL, finita per molto meno di un piatto di lenticchie alla francese BNP Paribas.

Il sistema delle fondazioni ha impedito questo: Banca Intesa e Unicredit, i due grandi campioni nazionali, non sono certo gestite al meglio (la gestione Profumo di Unicredit ha causato danni agli azionisti ed è finita sotto le lenti della magistratura) ma almeno ha preservato un minimo di dignità finanziaria al nostro Paese. E poi le elargizioni che sono state effettuate negli anni delle vacche grasse sono state positive perché hanno finanziato iniziative culturali e sociali di grande valore. Ci sono stati anche degli sprechi, forti.

Il sistema delle fondazioni non va abolito, perché non ce ne sono le condizioni e mettere in vendita le banche significa regalarle letteralmente ai concorrenti europei. Finiremmo davvero per essere una colonia. Tuttavia il sistema va cambiato, va introdotto un prelievo forte a vantaggio dello fondo di ammortamento del debito pubblico sul patrimonio delle fondazioni. E la politica deve lasciare il posto alla società civile nella gestione, i danni fatti fino ad ora sono stati immensi.

Monte dei Paschi: lo strano caso di Antonio Vigni

Il crack del Monte dei Paschi è ormai entrato pienamente negli argomenti della campagna elettorale e probabilmente influenzerà pesantemente le prossime elezioni, visto che il Partito Democratico, almeno a Siena, è sempre stato strettamente legato alla Banca, fin da quando si chiamava ancora Partito Comunista italiano…
Ma tra le tante stranezze che stanno venendo fuori a proposito di Monte dei Paschi una non ha avuto sufficiente esposizione mediatica, la vicenda del direttore generale Antonio Vigni.
E’ stato il braccio operativo di Mussari, che in effetti per sua stessa ammissione di banche non ne sapeva molto (e nel più puro spirito meritocratico all’italiana non solo ha guidato la terza banca per importanza del paese ma è anche stato nominato presidente dell’ABI, l’associazione delle banche).

Se qualcosa di illecito o di poco chiaro è stato commesso in Monte dei Paschi, sicuramente Vigni potrebbe dire molte cose a riguardo. Dopo tutto essendo il direttore generale della banca non si muoveva foglia che Lui non sapesse. E in effetti la sua gestione è stata oggetto di critiche, sollevate da più parti.

Antonio Vigni ha lasciato, infine, Monte dei Paschi nel 2011, anno in cui la banca ha aveva già registrato pesantissime perdite. Eppure, oltre al normale TFR, l’ormai ex direttore generale incassa un premio di ben 4 milioni di euro. E con il senno di poi questi soldi sono i soldi che gli italiani hanno versato con l’IMU.

antonio vigni

Ebbene, ancora oggi Antonio Vigni, la cui gestione ripeto è stata da più parte criticata, ha nella CGIL di Susanna Camusso il più valido alleato, da cui è stato sempre difeso.

Aspettiamo con ansia di vedere cosa dirà la magistratura, ma una cosa è certa: C’è del marcio a Siena e probabilmente questo marcio è da tempo traboccato anche in tutto il resto d’Italia.

E poi diciamo la verità: che le banche siano controllate e influenzata dalla politica succede in molte parti del mondo, pensiamo ad esempio alla Germania dove ci sono le banche dei lander. Ma che un potente sindacato debba avere influenza su una grande banca, questo penso succeda solo in Italia.

E poi questo sindacato, peraltro massimilista, si schiera a difendere un personaggio di dubbia moralità che lascia la banca in rosso e con una ricchissima e ingiustificata regalia.

MPS: la situazione è esplosiva

La situazione al Monte dei Paschi di Siena è esplosiva. A dirlo non è un blogger qualsiasi, anche se bisogna dare atto ad alcuni blogger coraggiosi di averlo scritto già nel 2008. Sono i magistrati di Siena che stanno indagando su quello che è successo negli ultimi anni alla banca più antica del mondo ancora in attività (e speriamo che continui).
In questa sede non ci interessa puntualizzare le responsabilità oggettive di un grande partito politico, ne parlare delle responsabilità penali dei singoli. Ma ci interessa piuttosto capire come un gioiello dell’Italia, uno dei pochi rimasti, sia stato distrutto in breve tempo senza che nessuno avesse nulla da ridire e senza che gli amministratori colpevoli, per incapacità o dolo, siano chiamati a rispondere delle perdite. Insomma, una grande banca è stata gestita come un sistema truffaldino per fare soldi facili come 1k Daily Profit.

E come succede con 1k Daily Profit, la massa perde e viene truffata mentre pochi guadagnano in modo disonesto. Nel caso del Monte dei Paschi di Siena a essere stati truffati sono stati semplicemente i contribuenti italiani, chiamati a pagare per riapianare le perdite immense di questo prestigioso istituto che è passato dalle stelle alle stalle.

Quello che viene fuori dall’inchiesta è un quadro desolante: ci sono funzionari della banca che avevano il soprannome di “Mister 5%” perché incassavano tangenti del 5% su ogni operazione che veniva effettuata dal Monte. Ci sono fondati sospetti che alcune banche tedesche avrebbero rifilato a MPS derivati tossici, imbottiti di mutui subprime, dietro pagamento di laute tangenti ai funzionari incaricati di verificare. E’ c’è l’affare Antoveneta: quando MPS l’ha comprò da Santander la pagò 2 miliardi di troppo: ebbene, ci sono fondati sospetti che quei due miliardi di euro siano finiti direttamente in tangenti.

Adesso la magistratura sta lavorando, con un colpevole ritardo: che l’operazione Antonveneta fosse stata fatta a prezzi sballati lo sapevano tutti, e sono passati anni senza che nessun fascicolo fosse aperto.

Le responsabilità di Giuseppe Mussari sono fin troppo evidenti, ma l’avvocato calabrese è stato premiato con la presidenza ABI, che ha dovuto lasciare solo quando lo scandalo è arrivato alla ribalta della cronaca.

Ma perché Mussari è stato lasciato così tanto tempo alla guida della banca? Perché la Fondazione non lo ha rimosso subito, intraprendendo un’azione di responsabilità per i danni subiti dall’istituto?

E’ questo il problema di fondo: nessuno ha controllato. Forse la Fondazione ha un’idea tutta sua della meritocrazia, dopo tutto è arrivata a nominare il famigerato Alessandro Profumo nuovo presidente.

Ma probabilmente, è fa male dirlo, c’entra anche un discorso di appartenenza politica.

Adesso la più antica banca del mondo versa in pessime acque: il suo patrimonio venne distrutto dall’affare Antonveneta e non sappiamo bene quanti derivati abbia in pancia e soprattutto quanti di questi siano tossici.

Il problema non sono i derivati in sè come urla Susanna Camusso, sono i derivati che la Banca ha sottoscritto, sapendo bene di perderci dei soldi, o perché i suoi funzionari hanno incassato laute tangenti o perché dovevano modificare i dati del bilancio.

Adesso lo Stato interviene con quasi 4 miliardi di Euro di Monti bond: praticamente si tratta del gettito dell’IMU sulla prima casa. Pietosamente si dice che si tratta di un prestito ma chi è andato a leggere bene le carte (e purtroppo sono pochi) ha scoperto che questo prestito potrà essere restituito anche con strumenti finanziari. Il che, nel caso di Monte dei Paschi, significa che potrebbe essere restituito con carta straccia.

Tutti sanno che MPS non restituirà mai il prestito in contanti e quindi dovrà farlo in azioni. E al prezzo di oggi, il Tesoro si ritroverebbe proprietario di più dell’80% della banca. Ma via via che i bilanci saranno ripuliti, il valore in Borsa scenderà perché verranno fuori tutte le magagne. E allora il Tesoro potrebbe ritrovarsi proprietario del 100% della banca, che sarebbe così nazionalizzata.

Non un male in sè, ma è meglio dire che questo costerà ai cittadini italiani miliardi di euro, perché MPS avrà sicuramente bisogno di ulteriori e sostanziose iniezioni di capitale per non portare i libri in tribunale.

I cittadini devono saperlo, perché sono i loro soldi quelli che serviranno a tappare i buchi che, in fondo, la politica ha aperto.

MPS: tutti sapevano

La vicenda di Monte dei Paschi di Siena ha occupato parecchie pagine di Mercati24 negli ultimi mesi, ben prima che tutta la grande stampa italiana si accorgesse che a Siena c’era del marcio. Negli ultimi giorni ci siamo occupati di altre vicende, poco meno gravi, ma è bene dare un’occhiata a quello che succede a Siena.

La magistratura, finalmente, si è svegliata e sta iniziando a fare quello che avrebbe dovuto fare nel 2008: indagare. E dalle indagini stanno vendendo fuori cose molto interessanti. Ad esempio sta venendo fuori che è una leggenda metropolitana quella sui contratti segreti per i derivati tossici: tutti i contratti erano stati regolarmente stipulati, depositati e analizzati dall’ufficio rischi della banca. Punto. Questo significa che in molti, anche nella dirigenza a livello medio, sapevano.

Probablmente queste persone, se interrogate, direbbero che erano dirigenti a loro insaputa. E’ un classico italiano. Tutto questo non vuole in nessun caso sminuire le gravissime responsabilità penali di chi guidava l’istituto e le ancora più grandi responsabilità politiche e morali di coloro che quelle persone avevano messo al vertice della terza banca italiana.

mussari e bersani
L’ex CEO di MPS Giuseppe Mussari abbraccia calorosamente Bersani, candidato leader del Partito Democratico

La vicenda fa rabbia pensando, ancora una volta, che i soldi degli italiani sono finiti al salvataggio di un istituto che ha dilapidato un patrimonio immenso in pochi anni. E nessuno venga a dire che si tratta solo di un prestito: perché è noto a tutti che allo scadere del prestito Monte dei Paschi non avrà i contanti per restituirlo (ne potrà andare sul mercato a chiedere soldi) e quindi, come da contratto, dovrà ripagarlo con carta, con azioni.

Tuttavia visto il valore dei corsi azionari del Monte dei Paschi, più che dire che il Tesoro sarà ripagato con carta dovremmo dire che sarà ripagato con carta straccia. E in ogni caso la collettività italiana avrà subito una perdita netta.

Non si tratterà di una nazionalizzazione: la banca è controllata da una fondazione di diritto pubblico, quindi di fatto anche oggi è pubblica. In pratica i cittadini italiani spenderanno quasi 4 miliardi di euro (nella più ottimistica e irrealistica delle ipotesi) per spostare la banca da una mano all’altra dello Stato.

Un ottimo affare, sicuramente, soprattutto se si pensa che proprio quei 4 miliardi di euro sono il gettito dell’IMU sulla prima casa, una tassa che gli italiani sicuramente hanno odiato con tutte le loro forze e che è oggetto della campagna elettorale (anzi, proprio le proposte riguardo questa tassa forse potranno rovesciare un risultato elettorale che troppi hanno dato troppo presto per scontanto).

P.S.
Voglio rispondere a chi, ieri, mi ha accusato di essere in qualche modo di essere al soldo della dirigenza di Unicredit. Un’accusa assurda, visto che in moltissimi articoli (vi invito a cercare) ho parlato di Alessandro Profumo senza peli sulla lingua, anzi. Il fatto che non abbia (ancora) parlato della nuova dirigenza è semplicemente dovuto al fatto che sono al timone da poco tempo e quindi non ho ancora potuto modo di giudicarli.

MPS contro Vigni, Mussari e Nomura

Non è mai troppo tardi: è così che dovremmo commentare le doverose azioni di responsabilità che sono state messe in atto contro Vigni, l’ex direttore generale di Monte dei Paschi di Siena, Mussari, il capo azienda autore di tanti misfatti, e Nomura, la banca di investimento giapponese che si è prestata al gioco della banda che ha dominato l’istituto di credito per anni.
Quello che però nessuno dice è che le colpe sono più generalizzate: tranne qualche rarissimo esempio i dipendenti del Monte non hanno mai messo in dubbio la gestione della premiata ditta Mussari-Vigni. E anzi, fino a pochissimo tempo fa il sindacato dei bancari targato CGIL ha difeso Vigni a spada tratta, mentre la leader della CGIL Susanna Camusso ha sempre sviato il discorso sulle responsabilità personali dei vertici parlando genericamente di problema dei derivati (e tuffandosi quindi in un argomento che alla retorica della CGIL è particolarmente caro, i derivati appunti).

Un discorso assurdo, perché i derivati sono uno strumento, puramente uno strumento, e possono essere utilizzati bene o male. Se Mussari, Vigni e la banda del 5% che ha dominato la banca li ha utilizzati per rubare, perché questo è stato fatto, allora la colpa non è dei derivati…ma sappiamo bene che fare un discorso ideologico in Italia paga sempre, in termini di applausi a scena aperta, mentre ragionare concretamente sulle situazioni e sulle responsabilità è sempre qualcosa di assolutamente fuori luogo.

Perché le responsabilità sono anche politiche. In primo luogo la Fondazione non solo non ha fatto nulla per fermare le trame dell’avvocato calabrese Mussari, ma di fatto lo ha anche seguito: ricordiamoci che per l’acquisto di Antonveneta la Fondazione mise mani direttamente al portafoglio, pur essendo folle il prezzo dell’acquisizione (e le indagini stanno dimostrando che la cifra pagata servì a costituire fondi neri rientrati in Italia con il provvidenziale scudo fiscale). Dunque la Fondazione è complice delle scelte sbagliate di Mussari.

E la Fondazione dipende dalla politica e in particolare dal PD. Con questo non si vuole dire che solo il PD ha colpe, anche il PDL non ha fatto granché per fermare lo scempio. Dobbiamo dare atto che, a parte operazioni di facciata, solo la Lega Nord a Siena ha fatto sentire la sua voce di protesta senza grandi risultati visto che si tratta di una presenza minoritaria.

Certo adesso che la festa è finita tutti parlano di necessità di riforma, ma all’epoca del grande banchetto tutti hanno mangiato.

La maledizione del Monte dei Paschi di Siena

monte dei paschi
Del Monte dei Paschi di Siena abbiamo parlato spesso, si tratta del più grande scandalo finanziario dai tempi di quello della Banca Romana che costò il posto all’allora Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti. E anche questa volta è successo qualcosa di simile: il premier in pectore Pierluigi Bersani probabilmente dovrà rinunciare alla sua velleità di fermare il governo perché il suo partito ha subito una debacle elettorale che si può spiegare anche con l’indignazione dell’opinione pubblica per lo scandalo Monte dei Paschi.

Ma c’è anche dell’altro: lo scandalo finanziario si è tinto anche di sangue, con il suicidio di David Rossi, il responsabile della comunicazione della banca, che si sarebbe gettato dalla finestra del suo ufficio dopo aver subito, nei giorni scorsi, alcune perquisizioni disposte dalla magistratura inquirente.
Il condizionale che ho usato non è casuale: in fondo anche la morte di Roberto Calvi, all’epoca dello scandalo del Banco Ambrosiano, venne frettolosamente archiviata come suicidio, salvo poi scoprire che era stato un omicidio, probabilmente commesso da killer mafiosi.

E’ evidente che a Siena c’è del marcio: la magistratura sta indagando ma si sarebbe dovuta muovere anni fa, non adesso. Resta l’amarezza per il costo enorme che la collettività ha dovuto sopportare (e dovrà sopportare ancora per anni) per salvare una banca che aveva un patrimonio solidissimo, dilapidato in pochi anni di gestione sconsiderata e truffaldina da parte dell’avvocato calabrese Mussari e dai suoi compagni di merende, la banda del 5%.

Monte dei Paschi, ultimo atto

La Fondazione Monte dei Paschi di Siena ha annunciato in pompa magna che abolirà il tetto massimo del 4% per la rappresentanza in assemblea dei soci. I mercati azionari festeggiano con rialzi che il Monte dei Paschi di Siena non vedeva da tempo.
Francamente è il degno coronamento di una vicenda all’italiana, fatta di ruberie, di misteri, persino di un morto ufficialmente suicida.
Ma è la conclusione che è tipicamente italiana: a salvare la banca sono stati gli italiani, con l’IMU sulla prima casa. Ma adesso entrerà qualche bella banca straniera e con qualche spicciolo si prende il Monte Paschi. Magari i sindacati ottengono prepensionamenti di massa (a pagare è sempre Pantalone) e la banca diventa di nuovo redditizia.
Risultato? Come sempre in Italia si socializzano le perdite e si privatizzano (all’estero, ovviamente) i profitti.
No comment.

Il ricatto della fondazione Monte Paschi

L’imbarbarimento della vita politica ed economica italiana sta toccando ogni giorno delle punte più eclatanti. E’ di oggi la notizia che la Fondazione Monte dei Paschi di Siena sta ricattando, in maniera plateale, il governo.

monte dei paschi

La banca senese è stata salvata dai Monti bond, soldi pubblici che devono essere restituiti. Proprio per questo motivo Alessandro Profumo, alla guida dell’Istituto, aveva pensato di organizzare un aumento di capitale. Per una volta nella vita il banchiere ulivista della prima ora ha pensato una cosa giusta ma subito si è messa di mezzo la Fondazione. Un aumento di capitale, infatti, diluirebbe la quota di controllo della fondazione stessa, attualmente superiore al 30%. Ovviamente la fondazione non può pensare di partecipare all’aumento di capitale perché è già sull’orlo del default.

In un paese normale la fondazione venderebbe le sue residue quote azionarie e si avvierebbe verso una dignitosa messa in liquidazione per cercare di restituire almeno i soldi presi in prestito (che una Fondazione Bancaria prenda in prestito dei soldi è un’altra idiozia all’italiana ma lasciamo perdere).

E invece che fa la fondazione?

Fa sapere che Monte dei Paschi è chiave per il finanziamento del debito pubblico e che mantiene nelle sue casseforte 27 miliardi di debito pubblico e suggerisce di rimandare l’aumento di capitale. La minaccia è chiara: se il Governo non si adegua, i titoli pubblici in mano alla banca senese finiranno sul mercato, facendo risalire lo spread e mettendo nei guai (ancora una volta) il nostro martoriato Paese.

Il rischio che un governo debole come quello di (barzel)Letta possa arrendersi al ricatto è forte. Nei piani della Fondazione c’è la trasformazione dei bond in azioni, in modo da non restituire ai cittadini italiani nemmeno un centesimo.

Alla fine siamo in Italia, ed è giusto che paghi sempre Pantalone, cioè i contribuenti vessati da un fisco che ormai non ha più nulla di umano. A Siena saranno contenti, Beferà sarà contento, gli italiani meno.

Monte dei Paschi di Siena: la grande truffa agli italiani

monte dei paschiLa vicenda del Monte dei Paschi di Siena si è conclusa secondo le nostre previsioni, ma non siamo soddisfatti. Perché ancora una volta saranno gli italiani onesti, quelli che si alzano la mattina presto per andare a lavorare e devono pagare, pagare e sempre pagare. E magari poi essere additati come nemici del popolo in quanto evasori fiscali. Perché il famoso prestito dello Stato, i Monti Bond, non saranno restituiti, almeno per il momento.

La fondazione a guida politica che controlla di fatto la banca ha detto all’aumento di capitale che sarebbe servito proprio a ripagare il famoso prestito che ormai si rivela per quello che è sempre stato: una truffa ai danni degli italiani che hanno dovuto pagare l’IMU sulla prima casa proprio per l’erogazione di quel finanziamento.

Purtroppo gli occhi dei media sono puntati altrove e una notizia tecnica come la bocciatura da parte dell’assemblea dei soci di MPS dell’aumento di capitale passa in secondo piano. In fondo si tratta di una questione tecnica, quindi di scarso interesse. Meglio pensare all’oroscopo.

La Fondazione, da sempre a guida PD, festeggia il successo ottenuto a scapito degli italiani e noi paghiamo.

Alessandro Profumo, famoso per essere stato il lacché personale di Gheddafi prima di essere cacciato a calci nel didietro da Unicredit, non resta nemmeno la dignità. Dopo che la sua proposta di aumento di capitale è stata così sonoramente bocciata doveva dimettersi immediatamente. Invece continua a ingrassarsi con il lauto stipendio elargito da Monte dei Paschi ed è ormai chiaro che i soldi ce li mettono gli italiani.

E io pago!

Monte dei Paschi di Siena: la grande abbuffata

Il Monte dei Paschi di Siena è stata la più antica banca del Mondo, un vero e proprio vanto per la città e per i suoi abitanti. La sua storia è finita in maniera indegna, a causa di una gestione paurosamente clientelare, politicizzata e poco trasparente. Dopo il governo dell’avvocato calabrese Mussari che ha affossato la banca ci potevamo aspettare veramente di tutto, ma il regalo ad oscuri investitori (se così possiamo chiamarli) di origine messicana e brasiliana. La cosa più triste della vicenda non è che una grande banca italiana, sebbene quasi insolvente, sia regalata a degli “investitori” stranieri di dubbia origine. La cosa più triste è che la Fondazione spacci questi investitori per dei soci industriali quando al massimo possono essere paragonati a delle locuste che si abbattono sulle poche risorse disponibili per finire quello che Mussari aveva cominciato.
Insomma, il futuro del Monte dei Paschi è segnato e anche quello dei suoi dipendenti. Ovviamente per loro non c’è nulla da temere, in un modo o nell’altro saranno a carico della collettività (cioè di quei pochi che ancora si ostinano a lavorare davvero in questo paese). La forma, prepensionamento o cassa integrazione in deroga a vita, in fondo non importa.
Quello che importa è che siamo un paese che sta divorando se stesso e che sta gettando le proprie ossa ad avvoltoi e sciacalli stranieri perché le spolpino.
Un’ultima domanda mi sorge spontanea: ma non era proprio la Fondazione a ricordare al Ministero del Tesoro, con minaccia mafiosa, che Monte dei Paschi era strategica per la stabilità finanziaria dell’Italia visto che detiene una quota sostanziosa del debito pubblico? E adesso dove è andata a finire tutta questa importanza? Oppure si vuole mettere il futuro del paese nelle mani di questi avventurieri?

A questo punto la prossima volta che c’è da salvare una banca di importanza nazionale (e presto ce ne saranno più di una…) andate a chiamare direttamente dei narcos che facciamo prima….

L’agonia del Monte dei Paschi di Siena tra cessione di crediti e paure dei lavoratori

Continuano a trascorrere le settimane ed i mesi ed ancora il futuro del Monte dei Paschi di Siena resta assolutamente nebuloso, nonostante una situazione generale comunque un pochino migliorata rispetto a quella di qualche tempo fa.

In particolare entro dopodomani, ultimo giorno dell’anno, la Banca perfezionerà l’operazione di cessione di un portafoglio di crediti considerati in sofferenza (pro soluto ed in blocco) ad un veicolo di cartolarizzazione finanziato da società riconducibili a Fortress Investment Group LLC.

Si tratta di circa 4 mila crediti in posizione di oggettiva sofferenza nel dover restituire il denaro prestato loro dalla Banca (prestiti garantiti e non garantiti, a medio e lungo termine), per un valore lordo di bilancio di circa 380 milioni di euro. L’impatto della vendita di tali crediti di certo non sarà decisivo dal punto di vista del conto economico e sullo stato patrimoniale della banca di Siena, ma d’altra parte in questo modo l’istituto di credito toscano si alleggerirà in maniera significativa invece dal punto di vista amministrativo, con dei benefici gestionali derivanti da un tipo di operazione così rilevante, proprio a causa dell’alto numero di posizioni inserite nel portafoglio oggetto di cessione.

Sei mesi fa erano già stati venduti tra l’altro altri 16 mila crediti per un totale di 1 miliardo di euro. Queste operazioni si pongono all’interno proprio di una strategia ad ampio respiro, avente l’obiettivo preciso di una più attenta ed intelligente gestione delle sofferenze detenute sui crediti, in piena coerenza con quanto annunciato molto recentemente in occasione dell’approvazione del Capital Plan da parte dello stesso Monte dei Paschi di Siena.

La paura intanto continua comprensibilmente a serpeggiare tra sindacati e, soprattutto, lavoratori. “Lavoratori e Sindacati non possono essere tagliati fuori da una discussione che riguarda la loro vita ed il loro lavoro …… La dirigenza della banca si assuma le proprie responsabilità e si confronti al più presto con i lavoratori ….. Chiediamo anche l’intervento del governo e delle autorità competenti contro i continui attacchi che subisce il titolo di Mps …… Le conseguenze che ricadrebbero sui lavoratori in caso di fusioni o aggregazioni con altre realtà, non possono essere considerate come effetti collaterali inevitabili, nè tantomeno assumere la configurazione di prospettive strategiche obbligate …… Il governo e le autorità devono ricordarsi di far sentire la loro voce a tutela del terzo gruppo bancario del Paese e dei suoi 26 mila lavoratori”, si legge in una nota firmata congiuntamente da tutte le segreterie dei sindacati del gruppo Mps (Dircredito, Fabi, Fiba, Fisac, Sinfub, Ugl e Uilca), dubbiose sugli effetti di eventuali operazioni di aggregazione e fusione che vedrebbero protagonista Mps (di cui sempre più spesso si vocifera), che andrebbero molto probabilmente ad avere un forte impatto a livello occupazionale, con conseguenze quindi presumibilmente nefaste sulle vite dei lavoratori coinvolti”.

La volata di Monte dei Paschi di Siena. Cosa cela?

I mercati procedono quasi indifferenti alla strage che ci ha colpiti un po’ tutti, seppure di poche persone, quella al giornale satirico francese Charlie Hebdo ed i listini europei, terminata la sessione negativa di inizio anno, ritornano in positivo. Certo, non è paragonabile alla strage dell’11 settembre che ha inciso anche sull’economia ma in ogni caso i mercati non hanno accusato alcun colpo, come alcuni si attendevano. Sono arrivate, invece, notizie di andamenti interessanti ed altrettanto imprevisti come quello del titolo Mps (Monte dei Paschi di Siena) che nella seduta scorsa è aumentato del 12%. Un nuovo record che fa subito pensare a nuovi “passaggi di mano” del gruppo bancario.

Tutti smentiscono su un’eventuale acquisizione

Quella delle banche sta diventando peggio di una “fanta-cospirazione” dalle tante sfumature. Tempo fa, si presentavano tra i principali nuovi azionisti della neo-ramificazione della banca portoghese fallita Espirito Santo dei fondi di investimento orientali, o si è addirittura pensato a fondi arabi, dopo che l’Alitalia è diventata di mano araba, almeno per buona parte.

Intanto che il presidente tecnico Renzi si è recato nuovamente, all’indomani della strage al giornale Charlie Hebdo, proprio agli Emirati Arabi, come se si trattasse di una consueta visita di routine (visite di routine che coinvolgevano anche l’ex presidente del governo tecnico Letta), si fa fatica ad abbandonare del tutto i timori della svendita dell’Italia, argomento che ha poco i tratti da contorno populista e spesso si accende di qualche venatura “melodrammatica”. Ma la satira esce fuori dai mercati e non ha religione.

E così, poche fantasie e molta realtà in quello che si osserva sono gradite. Ma cosa sappiamo di questa improvvisa ondata di acquisti del titolo Mps? Non sembra anomalo?

Si chiedono notizie a Banco Santader che ha da poco annunciato un imminente aumento di capitale ma la stessa sconfessa assolutamente di essere interessata ad acquisire Monte dei Paschi di Siena e che, anzi, le sue mire vadano tutte per la banca portoghese, quella che interessava ad altri investitori esteri.

Non sappiamo chi e perché sta creando pressioni al rialzo sul titolo. Dobbiamo considerare tra i potenziali investitori, dato che Mps è sicuramente alla ricerca di un partner nell’azionariato, le altre grandi banche italiane come abbiamo fatto finora? E’ il caso ad esempio di Ubi Banca, Bnp Paribas oppure dobbiamo spostare la lente di ingrandimento verso i fondi di investimento esteri?

Intanto, consistente è l’impegno da parte di Mps per togliersi dalla pancia tutto quello che potrebbe vanificare il tentativo di raggiungimento dei requisiti richiesti all’indomani dei deludenti stress-test che potrebbero, in futuro, riguardare anche i gruppi bancari di minori dimensioni. Tra le attività cedute rientrano i crediti in sofferenza che proprio sul finire dell’anno sono stati ceduti ad una società per le connesse operazioni di cartolarizzazione finanziaria, di cui molto si è parlato recentemente, soprattutto dopo l’allarme Consob.

Ecco cosa ha fatto il titolo nella scorsa seduta:

mps

Chiusura in positivo, in controtendenza alle precedenti sedute, anche per il Ftse Mib che si rimette in carreggiata positiva, trainato soprattutto dalla rimonta dei bancari che continuano ad essere tra gli azionari che suscitano maggiore dinamismo nel mercato azionario.

Certamente, questo è un contesto difficile per i mercati europei e non solo per Piazza Affari, al punto che il sentiment degli investitori si fa più pragmatico ed attento ai dettagli insoliti, quei dettagli che possono far pensare ad un cambiamento di scena. Ciò che non convince molto gli investitori è proprio l’assenza di una vera e propria trasparenza che ha sempre fatto parte delle nostre regole del gioco. Perché, se vi sono dei neo-azionisti, non si comunica prima tale evento ai media, in modo tale che gli investitori siano preparati ad una dinamica eccezionale di mercato, senza che ciò rappresenti un’anomalia? In condizioni particolari, viene sospesa la negoziazione del titolo. Ma qui sembra non fiatare più nessuno: impera l’assoluto segreto su eventuali trattative ufficiose in corso.

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