Le banche non prestano alle imprese, le imprese chiudono

banche italianeIn questo particolare momento storico il sistema Italia nella sua interezza sta affondando. Lo Stato non riesce a riformarsi e drena sempre più risorse dal settore privato, quello che ancora produce la poca ricchezza che tiene in piedi il Paese. Ma chi vuol produrre ricchezza non ha la vita facile. Oltre alla tassazione ormai a livello insopportabile, alla assoluta mancanza di flessibilità sul lavoro, alle normative bizantine, deve affrontare anche la cronica mancanza di capitali che si aggrava sempre di più.

Ormai le banche non prestano più alle imprese. Secondo Confidustria, nel 2014 ci saranno 8 miliardi in meno per le imprese, pari al 1% del totale, dopo una riduzione che è già stata sostanziosa (-10% da novembre 2011). Il sistema produttivo ormai è a rischio per mancanza di liquidità. E il problema non è tanto nelle imprese decotte, la cui chiusura non può che far bene al sistema economico, ma sono le imprese sane e potenzialmente redditizie costrette a chiudere perché non ricevono finanziamenti dalle banche.

Si dirà che siamo in una recessione e dunque è corretto che le banche stringano i cordoni della borsa perché devono amministrare bene i soldi dei correntisti. Ma le cose non stanno proprio così. Spesso, anzi, aziende decotte che dovrebbero aver portato i libri in tribunale da tempo continuano a ricevere a piene mani dalle banche perché hanno i padrini politici giusti. Alcune volte le banche italiane (vedi il caso della Carlo Tassara) hanno addirittura messo i soldi per consentire alle banche estere di uscire senza perdite. Certo il caso della Carlo Tassara è un caso limite, di cui non si parla in TV perché i padrini politici sono forti, ma comunque è uno scandalo dove sono spariti già diversi miliardi di euro. E alla fine a rimetterci sarà Banca Intesa che ha finanziato, chissà perché, questa avventura finanziaria (chiamiamola così fino a che la Corte di Cassazione definirà l’elenco dei reati commessi, per il momento non ci sono nemmeno indagini e dire che di miliardi di euro ne sono spariti parecchi).

In ogni caso se le banche allocano così male i loro capitali (la Carlo Tassare è solo un esempio) gli imprenditori seri e con aziende sane non vengono finanziati. Tra l’altro le banche devono anche controbilanciare questi rischi (ammesso che vogliamo chiamarli rischi, visto che c’è quasi la certezza di non rivedere un centesimo dei soldi erogati) e quindi investono in strumenti, come i titoli di Stato, che dovrebbero essere a basso rischio.

Inoltre le banche italiane non hanno mai voluto mettere mano al grande problema che le affligge, i costi operativi. In questo contesto di mercato gli istituti di credito dovrebbero tagliare, in modo draconiano, i costi operativi, iniziando da quello maggiore, il costo del personale. E dovrebbero anche rivedere l’organizzazione interna del lavoro, tra i dipendenti ci sono troppi dirigenti e pochissimi esecutivi. Nell’era del boom troppi (troppe) sono stati promossi, spesso con criteri clientelari o peggio (forse non si celebrava un solo bunga bunga…) e adesso è venuto il momento che questi dirigenti e quadri tornino (o più probabilmente, comincino) a lavorare.

Risanare il sistema bancario, chiudere i rubinetti alle imprese decotte e aprirle per quelle sane, tagliare i costi operativi assurdi. Queste sono le grandi sfide che ci possono far uscire dalla crisi.

3 Responses to Le banche non prestano alle imprese, le imprese chiudono

  1. Conte Zio ha detto:

    Se scoperchiano il marcio che sta nella Carlo Tassara viene giù mezza Italia…speriamo che qualche magistrato non politicizzato voglia farlo!

  2. Lidia ha detto:

    Imprese sane che chiudono, imprese decotte che incassano finanziamenti, e si dimentica che i risparmiatori vengono spennati continuamente dalle banche. E i bancari? Un esercito di generali, mi verrebbe da chiedere in base a quali meriti siano stati promossi molti dirigenti…

  3. Fabio ha detto:

    E’ una vera e propria vergogna, mi verrebbe voglia di entrare in banca, nella prima banca che trovo, e spaccare tutto. Fuori tutti, dipendenti e dirigenti, e largo ai giovani, questi qui hanno fatto troppi danni.

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