Le imprese non ripartono? Ovvio, se le banche utilizzano i soldi per comprare titoli di Stato

draghi bce

Torniamo a parlare di un vecchio problema, ma che si è di nuovo fatto attuale, se si pensa che la Banca d’Italia ha da poco reso noto che il numero di titoli di Stato acquistati dalle banche italiane ha stabilito un nuovo record assoluto.

Se riflettiamo sul fatto che per ottenere un mutuo si devono ormai portare a garanzia gli stipendi di tutte le persone a noi vicine fino al 3′ grado di parentela, ma ancora di più sulle imprese che si vedono chiudere continuamente la porta per richieste di finanziamento inoltrate per contrastare la crisi, rilanciare, ammodernare, e che le stesse risposte negative dagli istituti di credito vengono destinate a chi con una buona idea vorrebbe mettere sul mercato una nuova azienda, osservare destinati all’acquisto di Btp i ben 2/3 dei soldi che le banche italiane ricevono dalla Bce, tra l’altro ad un tasso d’interesse infinitesimale (addirittura dello 0,15%), di contro a quelli richiesti nel momento di concessione dei finanziamenti ad aziende e privati, ovvio che qualcosa non quadri in questa situazione.

Circa 415 i miliardi di euro di Btp posseduti dalle banche italiane oggi, che ne hanno investiti in quel senso ben 18,5 dei 26 presi in prestito dalla Bce soltanto lo scorso Settembre. Insomma le banche invece di lavorare per il rilancio dell’economia reale, come da intendimenti chiari della Bce, hanno utilizzato quei soldi per ottenere profitti che diano a loro linfa in questo difficile momento economico generale. Facile insomma guadagnare senza fare nulla e cioè prendendo i soldi della Bce a tassi molti inferiori rispetto a quelli che lo Stato restituisce quando si acquistano dei titoli di Stato.

Il 2011 è stato l’anno di assalto delle banche italiane ai Btp (che allora garantivano rendimenti altissimi con l’Italia a rischio default), con 209,64 miliardi di euro di titoli di Stato detenuti in tutto, ma tale cifra è addirittura salita a 331,1 miliardi l’anno successivo, per poi lievitare a 387,44 miliardi di euro a fine 2013, ed ora appunto siamo a quasi 415 miliardi, nonostante per forza di cose i rendimenti offerti dai Btp italiani siano scesi nel frattempo in maniera significativa rispetto al 2011.

Complessivamente nelle casse delle istituzioni finanziarie italiane i Btp rappresentano il 10,8% del patrimonio complessivo: la percentuale maggiore dal novembre 1999, ossia da quando sono iniziate questo tipo di rilevazioni statistiche. Il confronto con gli altri Paesi non lascia dubbi sulla sovraesposizione di titoli di Stato nei portafogli bancari: in Spagna i Bonos pesano per il 9,5% degli investimenti totali, in Germania le banche destinano solo il 3,3% del loro patrimonio all’acquisto di Bund, mentre la media europea vede attestarsi i titoli domestici al 4,5% del proprio portafoglio.

Vista l’accresciuta dipendenza dei debiti sovrani rispetto agli investimenti delle banche, la Bce sta inviando istruzioni precise alle banche europee, chiedendo di immettere liquidità nel sistema delle imprese e far ripartire le rispettive economie locali. Lo stesso Mario Draghi ha annunciato che in occasione delle prossime aste i prestiti erogati da Francoforte saranno vincolati a credito ed investimenti nell’economia reale. Il Presidente della Bce sarebbe furioso perchè l’economia dell’Italia non riparte affatto, anzi sembra destinata ad un declino permanente, mentre le risorse, le banche le avrebbero eccome, ma preferiscono utilizzarle per i loro profitti speculativi. La Bce pretenderà che la stragrande maggioranza dei soldi prestati quasi gratis alle banche europee vengano destinati alle famiglie per finanziare i mutui per l’acquisto di immobili ed alle imprese per far ripartire l’economia. La stessa Bce fa notare fra l’altro che rappresenta un pericolo concreto per le banche il destinare la maggior parte delle proprie risorse in una sovraesposizione di acquisto di titoli di Stato di Paesi ad alto debito pubblico: ovvio che così gli stress test non daranno mai risultati positivi e la solidità delle banche italiane ne risulterà intaccata.

Come detto più volte, le banche rappresentano uno dei Poteri Forti che hanno mandato in tilt l’economia occidentale.

Giancarlo Sali

 

3 Responses to Le imprese non ripartono? Ovvio, se le banche utilizzano i soldi per comprare titoli di Stato

  1. attikus ha detto:

    le imprese si lamentano perchè le banche fanno le stesse cose che facevano loro (le imprese!) negli anni ottanta/novanta quando, invece di investire in innovazione ed aumentare occupazione e produttività, lucravano sugli interessi dei titoli di stato ……………..
    passano gli anni ma la parabola della pagliuzza e della trave è sempre attuale……

  2. antonio ha detto:

    sono perfettamente d’accordo. è da tempo che lo vado ripetendo ma nessun iniziativa viene presa da chi dovrebbe.Io sono uno dei tanti che crede che le banche oggi debbano immettere soldi nell’economia reale. dovrebbero aiutare i coraggiosi e gli uomini di buona volontà. gli imprenditori in italia con tanti soldi non esistono e non sono mai esistiti. sono gli eredi dei tanti latifondisti che hanno sempre vissuto alle spalle dei contadini e braccianti e usurpando il demanio dello stato. ora che questo non lo possono fare cercano nella finanza speculativa la soluzione

  3. Aldino ha detto:

    Ma quante cazzate nei commenti! Imprenditori figli di latifondisti? I miei nonni erano poverissimi contadini! Imprenditori speculatori? Ho sempre fatto cose concrete, sporcandomi le mani! Le banche sono criminali, peccato che nessuno dica che sono controllate dai partiti e dai sindacati tramite le fondazioni. Siamo tutti bravi a vivere da parassiti ma almeno smettete di sparare sugli imprenditori che sono gli unici che mandano ancora avanti questo disgraziato paese

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