Le ultime chance della Russia. Panic selling o speculazione?

Hanno lasciato con il fiato sospeso i mercati nella seduta appena conclusa, dato il continuo crollo del rublo (seppure sostenuto all’ultima ripresa). Tutti pensano ad una “battaglia speculativa” sulle orme di quello che è successo ai principali Stati e paesi emergenti, anno dopo anno ma, da un altro punto di vista, possiamo dire di essere in piena tensione da “panic selling“. Non vogliamo fare della psicologia, anche se nel trading è verosimilmente molto importante. Ora, non resta che guardare con occhi pragmatici alle ultime stoccate della Russia che certamente non si farà trovare impreparata. La speculazione ribassista viene fatta intenzionalmente e prima che la valuta cominci a scivolare, incidendo ancora di più sulla sua caduta. Il panic selling, invece, trae origine da reazioni nervose da parte degli investitori sia che si tratti di rialzisti (in questo caso, chiudono le posizioni e monetizzano in perdita parziale) sia che si tratti di ribassisti (si può trattare anche degli stessi rialzisti che, nell’intento di seguire il mercato, shortano le loro posizioni). Quindi, un caso quello della Russia che non ha linee di paragoni con le precedenti crisi valutarie da attacchi speculativi. Quando durerà il “panic selling” attuale? Solo se si raggiungerà una maggiore chiarezza degli equilibri geo-politici che si vanno man mano a delineare, si potrà dare una risposta.

La dozzinale economia. Cosa fa la Banca Centrale?

Semplice stabilire cosa resti da fare alla Russia. Ragioniamo per step:

  • La Russia ha limato i tassi al rialzo, quel che basta per alimentare la domanda speculativa della moneta ed evitare un deprezzamento eccessivo della moneta? L’ha fatto a più riprese. Con l’ultimo intervento i tassi sono stati portati al 17% e, a quanto si è detto, nulla è servito. Non sembrerebbe osservando il rimbalzo del cambio.
  • La Russia ha imponenti riserve valutarie ed auree. E’ anzi tra i primi paesi, da tale punto di vista. Quindi, come funziona il mercato valutario? La Russia rappresenterà le mani forti della finanza e domanderà il Rublo per sostenerlo; in cambio cederà oro o valuta estera. Questi interventi sono stati effettuati? Sì, ma è ancora troppo presto per parlare di default anche perché, a più riprese, le iniezioni di liquidità proseguiranno, lubrificando i principali circuiti bancari domestici.
  • Restrizioni alla libera circolazione dei capitali. E’ l’incubo “socialista” (per modo di dire) che ritorna, dato che per evitare di essere danneggiata dalla tempesta dei mercati finanziari, la Russia cercherà di isolare il sistema bancario e finanziario dal resto del mondo.

Ora ci si chiede quali siano le effettive intenzioni di apertura/chiusura sovietica, dato che era già nei progetti la creazione di una sorta di autorità monetaria indipendente, ritirando gradualmente il rublo dalle riserve di valuta estera, a livello internazionale. Quindi, finito il rapporto di interdipendenza che lega la Russia all’economia del dollaro, più che a quella dell’Europa, potrà chiudere “le tapparelle” ed uscire dalla finestra, se non è riuscita ad uscire dalla porta “diplomatica”.

In questo caso, non avrà più senso chiedersi di quanto sia crollato il rublo nei confronti del dollaro che nella seduta di ieri ha perso un clamoroso 13%. Se ancora ha senso è nei termini dell’economia globale e della libera circolazione dei capitali, e soprattutto nel legame, sempre esistito tra Stati Uniti e Russia, seppur a tratti pieno di celata trivialità, nascosta sottoforma di accordi economici. Tutto sommato, però, qualche risultato dell’intervento della Banca Centrale Russa si comincia ad intravedere già dal cambio Usd/Rub (il rublo ha retto il “gioco” passando da quota 75 e riportandosi a quota 60!). Quindi, non può che suffragarsi ancora di più la teoria del “panic selling” e della psicologia, anche considerando il panico di ieri con la corsa agli acquisti ed il blocco di alcune esportazioni.

rublo

La trama delle relazioni, sospese tra Europa e Russia

Resta irrisolto il caso Ucraina e dell’annessione della Crimea alla Russia. Kiev è in difficoltà e continua a chiedere aiuto all’Europa che, da parte sua, pondera con la massima cautela possibile la possibilità di concedere aiuti “troppo generosi”, vincolanti l’intero asse europeo, già in un giro di vite senza più fine ormai. La condivisibilità del debito sta quasi ormai entrando in un nuovo sistema di regole, da qui a poco.

La tensione delle relazioni fra i paesi si incentra tutta sul conflitto materie prime. L’ultima proviene dalla Danimarca, i paesi nordici, che ha chiesto di annettersi all’Artico, un duro affronto per la potenza moscovita che nel frattempo sta impiantando basi militari. Interessati anche gli Usa per l’evidente ricchezza di risorse naturali nel sottosuolo. Tutto dipende dal riconoscimento dell’appartenenza di quell’area alla Groenlandia, sulla base di una sorta di contatto sottomarino che sarebbe esistito da tempo.

Dominati dal dubbio, i paesi vicini alla Russia (ad es. Serbia, Croazia) con la quale ancora prosegue la leadership commerciale e di aiuti. Scegliere l’Europa oppure preservare la difficile situazione attuale?

Ines Carlone

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