Le verità nascoste: nuova stretta fiscale in vista

Sono 30 anni, ormai, che gli italiani sopportano pesante manovre economiche, fatte di tagli (pochi e comunque sempre diretti a colpire i cittadini e mai l’enorme mole della spesa parassitaria) e tasse, tante e mal distribuite. Il 2012 è stato uno degli anni peggiori, con la brutale stretta fiscale imposta al paese dal governo Monti con il famoso decreto salva Italia. Un decreto che, forse, ha salvato lo stato italiano dall’imminente bancarotta, ma di certo non ha salvato l’Italia. Le famiglie hanno visto tassato il proprio risparmio, con una manovra a tenaglia fatta di IMU, che ha colpito le proprietà immobiliari, e imposta di bollo sui depositi, che ha falcidiato pesantemente il risparmio liquido. Sembrava che, almeno, i conti pubblici fossero andati a posto, ma non è affatto così. Anzi, probabilmente sarà presto necessaria una nuova manovra.

A dirlo è l’OCSE, prestigiosa e autorevole organizzazione, che ritiene chiaramente che per rispettare i parametri di bilancio l’Italia dovrà dare una stretta fiscale al più tardi nel 2014.

In effetti non sarebbe così automatico pensare ad un aumento delle tasse: la spesa pubblica, fino a questo momento, non è stata minimamente toccata e quindi ci sono molti soldi che, potenzialmente, potrebbero essere recuperati. Paradossalmente è una buona notizia: un governo autorevole potrebbe evitare di aumentare la pressione fiscale iniziando finalmente a fare tagli veri al bilancio pubblico.

stretta fiscale

Secondo l’OSCE è in arrivo in Italia una nuova stretta fiscale

Si tratterebbe di un’impresa difficile, ma non impossibile, degna di un buon politico. Il problema è che dopo Quintino Sella, l’Italia ha avuto ben pochi politici degni di questo nome. E andare a tagliare la spesa pubblica significa andare a disturbare le mangiatoie di lobby potenti ed agguerite.

Tuttavia ricavare risorse in questo modo potrebbe consentire addirittura di tagliare le tasse, iniziando finalmente a rimettere in marcia il motore del paese, da troppo tempo a regime ridotto. E se riparte l’economia, allora le entrate fiscali aumentano anche se la pressione complessiva diminuisce, si può rimborsare il debito e si ha meno necessità di contrarne di nuovo e questo significa che i tassi da pagare scendono e si creano nuove risorse per i tagli fiscali e gli investimenti produttivi.

Insomma, un vero e proprio circolo virtuoso che potrebbe cambiare il nostro destino e (forse) potrebbe evitare il nostro definitivo declino. Ma per innestare questo circolo, ci vuole coraggio.

Ed è proprio il coraggio delle idee quello che manca alla classe politica italiana: l’unico riflesso condizionato, ogni volta che c’è un problema di bilancio, è aumentare le tasse.

E ad ogni aumento di tasse diminuisce, in maniera sensibile, la probabilità che l’economia italiana si riprenda. Prendiamo ad esempio gli effetti della tenaglia fiscale di Monti. L’IMU ha contribuito a deprimere un già disastrato mercato immobiliare. L’aumento dell’IVA ha fatto aumentare l’inflazione reale (non stiamo parlando dei dati ISTAT che ormai hanno acquisito la stessa credibilità di Babbo Natale) e ha spento i consumi, la stretta di Agenzia delle Entrate ed Equitalia contro l’evasione fiscale hanno contribuito a scatenare una vera e propria emoraggia di capitali freschi dal nostro paese e ha ridotto sensibilmente i consumi di beni di lusso, l’unico settore che avrebbe potuto trainare l’economia del paese.

equitaliaMacabra protesta contro Equitalia: un manichino impiccato ricorda i tanti imprenditori e lavoratori autonomi costretti al suicidio dalle pretese di Equitalia.

Insomma, ognuno di questi provvedimenti ha portato alla perdita di qualche decimale di crescita. E’ evidente che la crisi non discende da questi provvedimenti, ha radici antiche, risalenti agli anni ’80 dove la politica ha comprato il consenso dei sindacati indebitando il paese e lasciando il conto da pagare alle generazioni future.

Tuttavia è necessario capire che questo tipo di strette fiscali non possono risolvere la crisi e anzi l’aggravano notevolmente: è molto più facile mettere una nuova tassa che tagliare, ad esempio, l’immenso numero degli impiegati pubblici, per fare un esempio.

In conclusione, aspettiamoci la nuova stretta fiscale, come previsto dall’autorevolissima OSCE. O magari dobbiamo iniziare a pensare alle prossime elezioni? Visto che ci fanno ancora votare, forse abbiamo il potere di cambiare le cose. Forse.

Claudio Appio

2 Responses to Le verità nascoste: nuova stretta fiscale in vista

  1. Conte Zio ha detto:

    Altro che macabra protesta: non so cosa pagherei per vedere Attilio Befera impiccato veramente. Lui guadagna 600.000 euro all’anno, noi paghiamo e subiamo di tutto.

  2. Fabio ha detto:

    ma che altro vogliono tassare questi? ormai ci manca solo la tassa sull’aria che respiriamo!

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