Lettera di Padoan alla Commissione: molti fattori pesano sul debito italiano, siamo fiduciosi

Padoan

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha inviato una lettera alla Commissione europea in cui ha illustrato i molti fattori che pesano sull’alto debito pubblico italiano: la deflazione, le riforme strutturali, il costo dell’emergenza immigrazione, le errate stime di bilancio che penalizzano l’Italia. In tutto 11 elementi di cui la Commissione, secondo il governo italiano, dovrebbe tener conto nel valutare la situazione del bilancio italiano ed accordare la flessibilità di bilancio richiesta dall’Italia, senza intraprendere alcun’azione sul debito.

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Nella lettera inviata da Padoan al vice Presidente della Commissione europea
, Valdis Dombrovskis, e al Commissario europeo agli affari economici e monetari, Pierre Moscovici che accompagna il documento di 80 pagine trasmesso a Bruxelles, Padoan si dice fiducioso sull’esito di tale valutazioni.
“L’Italia è tornata. Ci sono dati incoraggianti, ci sono investimenti nell’industria e i dati del mercato del lavoro – scrive il Ministro italiano – dimostrano che le politiche varate stanno funzionando”. (…) Ridurre il rapporto debito/Pil è uno degli obiettivi fondamentali del governo italiano insieme con l’impegno a ridurre il deficit” e il tasso debito/pil “è già virtualmente stabilizzato nel 2015 nonostante le condizioni economiche globali avverse”.

La lettera di Padoan è la risposta ad un’altra lettera, inviata a Roma una settimana fa dal direttore generale della Commissione Ue per gli Affari economici e finanziari, Maro Buti, in cui si legge: “l’Italia non ha fatto progressi sufficienti per il rispetto del parametro di riduzione del debito nel 2015”. Per tali ragioni, Padoan fa presente alla Commissione europea i sopraelencati fattori che ne hanno frenato la riduzione del debito; in particolare modo Padoan ricorda che l’Italia nel 2015 e nel 2016 ha sostenuto costi pari allo 0,2% del pil per gestire la crisi dei migranti, costi che devono essere considerati nella valutazione sul bilancio 2016. Il ministro dell’Economia, poi, ricorda le riforme strutturali, gli interventi nel sistema bancario, le clausole di salvaguardia con gli aumenti dell’Iva decisi da gennaio 2017, assieme alla bassa inflazione che ha reso difficile il rispetto della regola di bilancio già nel 2015. Tutti questi fattori e un contesto economico avverso devono essere tenuti in considerazione, secondo il governo di Roma, nel giudizio sul debito italiano.

Nella lettera trovano molto spazio i rilievi del Governo di Roma contro il metodo adottato dalla Commissione nel calcolare il prodotto potenziale che, secondo Padoan, penalizzano l’Italia. Il deficit strutturale del 2015, ad esempio, sarebbe stato di appena lo 0,1% (vicinissimo al pareggio di bilancio), contro l’1% calcolato da Bruxelles. Nel 2016 e nel 2017 sarebbe pari, rispettivamente, allo 0,7% e allo 0,6% del pil, valor assai diversi dall’1,7% stimato dall’Unione nei due anni.

Nonostante lo scambio di missive, rimane ottimismo circa la valutazione e le raccomandazioni che l’Unione farà all’Italia, e agli altri Stati membri, il prossimo 18 maggio.

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