L’Fmi rivede al rialzo le stime sul Pil italiano ma avverte che la ripresa è lenta e fragile. Di questo passo l’Italia tornerà al livello pre-crisi a metà del 2020

La ripresa dell’Italia “è probabile che si rafforzi ma che rimanga modesta nei prossimi anni”, lo scrive il Fondo Monetario Internazionale a seguito della visita periodica all’Italia svolta nell’ambito delle missioni ad un singolo Paese.

Washington ha tastato il polso all’economia del Belpaese e l’analisi disegna un quadro in leggero miglioramento ma ancora estremamente fragile e non al passo dei principali concorrenti internazionali. Se, infatti, le stime di crescita sono state riviste al rialzo dal Fondo, dall’1% previsto all’1,1% (un dato che rimane, però, più basso delle previsioni di gennaio che stimavano la crescita all’1,3% e dell’1,2% calcolato dal governo nel Documento di Economia e finanza), questo fa notare anche come “la ripresa rimane modesta” e “i rischi sono orientati al ribasso” per «la volatilità dei mercati finanziari, il rischio Brexit e l’emergenza immigrazione.

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Pur definendo “impressionante” lo sforzo del governo Renzi per le riforme, i tecnici di Washington prevedono che alle condizioni attuali il ritorno a un livello pre-crisi ci sarebbe non prima della metà del 2020.
Nel comunicato diffuso al termine della visita del capo missione, Rishi Goyal, e del vicedirettore per il Dipartimento europeo, Thanos Arvanitis, si legge: “La crescita nominale potrebbe essere troppo debole per risolvere stabilmente le fragilità finanziarie ed i bilanci potrebbero continuare a costituire una fonte di vulnerabilità, poiché il loro risanamento richiederebbe un periodo prolungato”.
In merito al processo di riforme, è importante che gli sforzi compiuti ad oggi “siano ampliati e completati”, “è dunque importante che per il futuro si mantenga un ampio sostegno politico a favore di un vasto pacchetto di riforme”.

Washington, quindi, consiglia di “procedere con maggiore decisione alle riforme strutturali
, anche nel settore fiscale” ma avverte anche che “il raggiungimento degli obiettivi di bilancio e la creazione di un margine per abbassare in modo significativo il cuneo fiscale ancora elevato potrebbe richiedere difficili scelte politiche, riguardanti possibilmente anche gli alti livelli di spesa sociale e l’introduzione di una moderna tassa sugli immobili”. Un orientamento contrario a quello intrapreso dal governo con l’abolizioni della Tasi e dell’Imu sulla prima casa. Per il Fondo “è importante non compromettere la sostenibilità del sistema pensionistico”

Riguardo all’annoso problema del debito pubblico, che a marzo ha toccato livelli record, Rishi Goyal, sottolinea come soia difficile che questo scenda già nel 2016 ma anche che è “vicino ad intraprendere una parabola discendente. (…)qualora si materializzasse la crescita nominale attesa e gli obiettivi di bilancio a medio termine fossero realizzati come previsto. Tuttavia, il miglioramento sarà graduale e vulnerabile agli shock, come nel caso di un eventuale aumento dei tassi di interesse. Un programma ambizioso di privatizzazioni contribuirebbe ad un più repentino abbassamento del livello di debito”.

Infine, i tecnici del Fondo si sono soffermati sullo stato di salute delle banche italiane, sottolineando come “i crediti deteriorati sembrano essere in via di stabilizzazione” ma avvertendo che “i bilanci delle banche sono messi a dura prova dal livello molto alto di Npl e dall’eccessiva durata dei procedimenti giudiziari”. L’Fmi consiglia che “ulteriori provvedimenti dovrebbero mirare a ridurre sensibilmente nel medio periodo il volume corrente dei crediti deteriorati abbassando il costo del rischio e migliorando l’efficienza operativa”.

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