L’Italia non è nella classifica dei Paesi per startup

Non c’è niente da fare: l’Italia non è un Paese in cui fondare una startup, e soprattutto dove farla crescere. Il report Compass sui Paesi più adatti per la nascita di startup non considera affatto il Belpaese. Il secondo report Compass, azienda di analisi e comparazione, si occupa di elencare le varie città (o le aree) con il migliore ecosistema per lo sviluppo e la crescita delle startup. Non c’è solo la Silicon Valley, come si potrebbe pensare: moltissimi sono i Paesi emergenti, che si impegnano molto per finanziare i progetti innovativi.

Il secondo rapporto di Compass segue di tre anni il primo, ed è stato realizzato in collaborazione con Deloitte, Orb Intelligence e Crunchbase; inoltre anche 11mila tra startup, investitori e azionisti hanno risposto ad appositi questionari. I criteri con cui sono stati scelti i Paesi in classifica sono i seguenti: performance, capacità di trovare e attirare finanziamenti (ovvero il cosiddetto funding), capacità di conquistare mercato (market reach) ed esperienza, ossia la correlazione tra il successo di un’azienda e la presenza di persone già con esperienze varie nella imprenditoria.

Ancora una volta, la Silicon Valley è in testa, ma seguono New York, Los Angeles, Boston e Tel Aviv – che nel primo rapporto era più alta in classifica. Tra le europee, segnaliamo soltanto Berlino, Londra, Parigi e Amsterdam. Insomma, nei primi dieci posti troviamo sei città americane e solo due europee, mentre nella seconda parte troviamo realtà urbane del Canada, del Brasile, dell’India e dell’Australia, anche Paesi emergenti, dunque.

Paesi emergenti che aprono le proprie economie all’innovazione tecnologica e al digitale, con startup con ampi margini di crescita. Ma non c’è nessuna città italiana, come si può ben vedere. L’Italia non è stata affatto presa in considerazione; eppure gli italiani hanno creatività da vendere, non sono pochi i casi di startup italiane capaci di attirare investitori esteri. Forse, ciò che manca in Italia, è proprio la presenza di investitori italiani.

L’Italia è poi carente sul fronte del “funding” e “market reach”: i potenziali investitori stentano a comprendere i progetti innovativi. Si fa troppo poco per attirare l’attenzione, degli investitori e non solo. Quanti italiani sanno cos’è una startup? Quanti considerano l’investimento solo un azzardo e non un’opportunità di crescita?

Considerando altri dati, si vede come gli Stati la pensano diversamente sui finanziamenti per startup. Infatti, il Regno Unito ha investito oltre 11 miliardi di dollari, quasi due volte quanto investito in Germania, quattro volte la Francia, sei volte la Spagna e ben trenta (!) volte l’Italia. Il nostro Paese non è certo l’incubatore ideale per le startup, ma la situazione potrebbe presto cambiare. Serve solo un po’ di coraggio!

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