Lo scandalo IRS e la politica fiscale

In Italia si è parlato, purtroppo, troppo poco di quello che sta succedendo in questi giorni negli USA: l’IRS, equivalente alla nostra Agenzia delle Entrate, è in una bufera senza precedenti e il suo direttore si è dimesso. La colpa? Aver intensificato in maniera illecita e persecutoria i controlli fiscali nei confronti di alcune associazioni che, per legge, non avrebbero dovuto nemmeno pagare le tasse trattandosi di associazioni senza fini di lucro.

scandalo irs

Il fatto è che si trattava di associazioni legate al Tea Party, il movimento indipendente che si è sviluppato in America negli ultimi anni e che richiede a gran voce un alleggerimento della pressione fiscale richiamandosi al Boston Tea Party del 1773 quando i coloni americani, rifiutandosi di pagare le ingiuste gabelle ai dominatori inglesi, iniziarono la rivoluzione che ha dato vita alla prima potenza mondiale.

Ovviamente si tratta di un movimento che da molto fastidio, soprattutto a coloro che riscuotono le tasse e che proprio dalla elefantiaca ed inefficiente macchina dello Stato traggono il loro potere e, se dobbiamo pensare male, anche cospicue fonti di profitto.

Dunque l’IRS ha concentrato la sua maligna attenzione sui suoi avversari ideologici ma la cosa è venuta fuori e in America queste cose vengono trattate con il giusto peso: al portavoce dell’Amministrazione Obama che ha chiesto scusa e ha dichiarato che il responsabile è stato rimosso, un membro del congresso ha risposto che il responsabile deve andare in galere, altro che stare a casa magari con una pensione da nababbo.

Ecco questo è l’atteggiamento giusto da tenere: magari anche in Italia avessimo dei parlamentari di questa levatura!

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