Local tax in cantiere. Perché si continua a parlare di federalismo?

E’ da tempo che ci si sta battendo per eliminare quel pseudo-federalismo all’italiana che proprio non piace a nessuno. Si è concluso: ha più i tratti di una sorta di regionalismo che di vero e proprio federalismo.

Ora, chi ha qualche cognizione di diritto regionale, sa benissimo che l’ossatura del federalismo può essere fatta in tanti modi differenti, spaziando dalla cooperazione alla competizione. La strada che stiamo scegliendo noi, visto che a cooperare non siamo molto bravi (ma neanche in Europa) è quella della competizione. E da certi punti di vista, l’adozione del termine “federalismo” nel contesto italiano continua ad essere improprio, dato che non abbiamo ancora chiarezza tra le varie forze politiche su quello che vogliamo effettivamente realizzare. I comuni faranno le veci di micro-stati o saranno semplicemente dei livelli di governo, per i quali verrà aumentata l’autonomia? Si pensa che si tratterà dell’ultimo caso, certamente più fattibile nei crismi della nostra concezione di governo unitario, atteso che la prima soluzione implicherebbe una vera e propria rivoluzione alla radice.

Quindi, man mano, si cercherà di dare più indipendenza ai singoli Comuni che non potranno assolutamente permettersi di “dormire” sugli allori. Ciò sarà un problema soprattutto per le piccole realtà in cui tale “cultura” istituzionale fa un po’ fatica ad essere applicata (i piccoli centri sono anche quelli a minore densità abitativa, cosa che non certo aiuta nel reperimento delle risorse). Molto probabilmente, il passo successivo, di cui tante volte si è dialogato, sarà rappresentato dall’Unione dei comuni, in modo che i centri abitativi inglobati siano sufficienti a garantire finanze sostenibili, a livello territoriale.

Arriva la Local Tax. Cosa si sa, a tal proposito?

Poco o nulla. Si sta cercando di assicurare autonomia impositiva anche ai Comuni, senza che ciò possa andare in collisione con gli interessi dello Stato. Ma ciò implica che il gettito di competenza comunale non vada anche allo Stato (ad es. Imu) ma resti nelle casse comunali. Viceversa il gettito di competenza statale non spetterà più, in compartecipazione, ai comuni (ad es. Irpef).

Molto probabilmente, o almeno è quello che si spera da più fronti, la Local Tax è un modo di dire: “Stiamo riformando le regole alla base del potere impositivo da parte dei vari livelli di governo”. Infatti, se a parità dell’attuale “pasticcio” sulla distribuzione dei poteri tra i vari livelli, la Local Tax rappresenterà una nuova tassa (la tassa è connessa ad un servizio, a differenza dell’imposta) che si aggiungerà al prelievo pre-esistente, non servirà proprio a nulla. Nel presupposto di integrare l’indipendenza delle finanze comunali, bisogna anche assicurarsi di ritoccare le regole, e stavolta radicalmente. La Costituzione della Repubblica Italiana, ormai, è stata, toccata quel che si poteva e forse era meglio lasciarla così com’era.

Nel focolaio del dibattito, fioccano altre proposte, tra cui il trasferimento dei beni demaniali alle singole entità comunali che saranno competenti, a quel punto, per apprestare progetti di valorizzazione.

Le risorse non arrivano in automatico ai Comuni ma essi devono, ancora più di prima, farsi carico di presentare istanze, progetti di sviluppo territoriale che dovranno poi essere approvati. Se prima questa era un’eventualità in caso di bandi importanti a cui il Comune poteva aderire, adesso diventa pura routine.

Ma ciò che ci ha posto sempre in difficoltà non tanto è il rapporto Stato-Comune, bensì la creazione di un nuovo equilibrio tra i vari livelli di governo, sino alle Regioni ed alle Province di cui si accantona sistematicamente l’abolizione, ogni volta tirata in ballo, ora da una forza politica, ora dall’altra.

In buona sostanza, si è piuttosto increduli che le modifiche in cantiere cambino le situazioni radicalmente, se non creando delle varianti sul piano della redistribuzione del gettito fiscale e garantendo libertà dei comuni, ancora maggiore, per la rimodulazione delle aliquote, di cui già si sono visti i risultati, soprattutto per i Comuni più piccoli che proprio non ci hanno pensato ad introdurre le detrazioni facoltative e discrezionali per alcune nuove tasse ed imposte. Di chi è la colpa?

L’articolo è stato scritto da Ines Carlone. Si tratta di un contributo esterno. Non riflette la posizione ufficiale di Mercati 24.

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