L’ultimo comunicato Istat: L’Italia tornerà a crescere

Al di là delle polemiche sull’affidabilità delle previsioni di analisi quantitativa, cosa che non pone in prima linea l’Istat ma tutto il centro del dibattito sul nostro approccio alle cose economiche, soffermiamoci, nei dettagli, sull’ultimo comunicato Istat.

Cercheremo di non essere critici per puro ottimismo/pessimismo nelle valutazioni quantitative, problema che tra l’altro ancora si riscontra nell’analisi quantitativa non deterministica (previsioni): Quanto possa incidere la discrezionalità dell’analista sulle stime finali ci interessa poco o nulla in questo percorso.

Informiamo solo di quello che emerge dal comunicato Istat che non pone dubbi di sorta. Al limite, se pure vorrà esserci uno “sguardo critico” è concentrandoci su quali fattori abbiano inciso sul ribaltamento del risultato, da negativo (2014) a positivo (2015 ed anni successivi). E come un gatto che tenta di mordersi la cosa, ritorniamo sempre alla questione dell’ottimismo/pessimismo, indipendentemente da noi, osservatori esterni, e forse anche dall’analista stesso.

Ma nel 2013 cosa si diceva del 2014?

Dare uno sguardo all’indietro è importante per vedere se “a ritroso” le previsioni hanno colto il segno, ma giusto per un puro vezzo, nulla di più.

Siamo, quindi, andati a leggere il precedente comunicato Istat, quello su: “Le prospettive per l’economia italiana nel 2013-2014”. E viene precisato che, dagli esiti del modello macroeconometrico utilizzato dall’Istat, nel 2014 si prevede un aumento del Pil italiano pari allo 0,7% in termini reali, dato che nel 2013 il Pil è atteso in contrazione definitiva (il comunicato è stato pubblicato il 4 novembre 2013) dell’1,8%. Come dire, dopo la tempesta non può che seguire il sereno. Per quale motivo il Pil avrebbe dovuto essere positivo nel 2014?

  • Per la ripresa della domanda interna
  • Per la domanda estera che contribuirà a riequilibrare i conti della bilancia estera

Tutto sommato, ciò che porta le previsioni ad essere positive è l’indice di fiducia delle imprese (si ipotizza una ripresa del ciclo produttivo, tale da rimettere in moto l’economia). Ci si mantiene, comunque, prudenti concludendo che il mercato del lavoro non riuscirà ad assorbire il ritardo che lo separa dai nuovi fabbisogni dell’economia, sempre più dinamica (allora, quando Renzi dice: “Il lavoro fisso non esiste più”, vorrebbe come spronare ad un cambiamento di direzione di rotta mentale in cui la “flessibilità” ha la priorità sulla “stabilità” del lavoro. Ma, in questo clima di licenziamenti, ultimo lo scandalo dell’Alitalia, quello che si vorrebbe è che per lo meno il ricambio del lavoro ci sia, ovvero che ci sia sempre lavoro). Viene concluso che si ritiene che il Pil nel 2014 possa avere una crescita più contenuta (non si afferma che sarà negativo), dato il clima di incertezza politica che ci caratterizza, nonché i problemi di liquidità dell’economia.

Oggi, 3 novembre 2014, l’Istat ha pubblicato il comunicato definitivo sul 2014. Manca ormai un mese e mezzo alla conclusione dell’anno e ne ha concluso: il Pil, per il quale era stato previsto un aumento dello 0,7% in termini reali, in realtà, diminuirà dello 0,3%.

Purtroppo, le precedenti previsioni sono saltate. A questo punto, ci rendiamo conto che non siamo noi ad essere ottimisti o pessimisti. E’ dato di fatto che nelle stime finali delle attese di contrazione o crescita del Pil incidano non di poco dati soggettivi, tra cui i celeberrimi indici di fiducia che potrebbero essere non genuini, dato che si basano interamente sull’ottimismo o pessimismo. Viene detto ad un campione di imprese, accuratamente selezionato: “Quali sono gli ordini in evasione per l’anno prossimo? Crede che la sua attività andrà bene per l’anno prossimo? “

Perché torneremo a crescere?

A questo punto, possiamo affermare che la tempesta è durata più del previsto ed il sereno deve ancora venire. O almeno, confidiamo che sia così sulla base dell’ultimo comunicato Istat.

Quindi, la crescita sarà per l’anno prossimo. Per quali motivi? Gli stessi che erano stati previsti per il 2014 ma purtroppo non sono andati in porto. Ed in particolare:

  • una ripresa della domanda interna. I consumi delle famiglie (consumi privati) aumenteranno dello 0,6%. Per quale motivo? No, non vengono affatto menzionate le famose 80 euro, talmente famose che Renzi pensa di inserirle anche nel nuovo bonus bebé (non più 300 euro per 6 mesi, ma 80 euro al mese), sempre se passerà al governo. Viene solo detto che il reddito disponibile delle famiglie sarà maggiore e ciò porterà a far lievitare i consumi. Non solo, anche l’occupazione aumenterà, segnando importanti traguardi per l’economia-paese.
  • viene assunto come dato di fatto che le condizioni per l’accesso al credito ed il costo del capitale sono migliorate ma che, ironia della sorte, gli investimenti non sono decollati nel 2014. Si dà per assodato che ciò sia a causa delle difficoltà che stiamo attraversando e che insomma sia solo questione transitoria. Infatti, già nel 2015 il tasso di accumulazione del capitale aumenterà (+ 1,3%) ed ancorpiù nel 2016 ( + 1,9%).

Non possiamo che sperare che le previsioni non siano eccessivamente ottimistiche e che la ripresa ci sarà. Rimangono, comunque, non poche perplessità sull’approccio alle previsioni di analisi quantitativa che, ripetiamo, non rappresentano una critica all’Istat in sé e per sé.

L’articolo è stato scritto da Ines Carlone. Rappresenta un contributo esterno e non riflette la posizione ufficiale di Mercati 24.

2 Responses to L’ultimo comunicato Istat: L’Italia tornerà a crescere

  1. Conte Zio ha detto:

    Sono anni che ripetono questa solfa, finché non tagliano la spesa parassitaria e improduttiva che si annida a tutti i livelli della macchina statale l’Italia non ne esce.

  2. Dalia ha detto:

    Ma mi viene veramente da vomitare, io pago per mantenere queste bestie e pago sempre di più e loro affossano sempre di più il paese. Al prossimo che si vuole suicidare per Equitalia dico di fare come i mussulmani, imbottirsi di tritolo e mandare all’inferno quanti più possibile di queste bestie.

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