L’Unione Europea elenca i guai dell’Italia

I nostri politici sono in ben altre faccende affaccendati ma l’Italia sta affondando. Lo dice il presidente di Confindustria Squinzi che però parla un po’ troppo tardi, forse ha finalmente finito il periodo di silenzio che doveva a chi lo ha aiutato nella sua molto più che anomala elezione ai vertici di Confidustria. E lo dice anche l’Europa. Anzi, proprio il rapporto della Commissione UE ci da la possibilità di dare una ripassata veloce a tutti i problemi che affliggono l’Italia.

crisi Italia

  1. Il debito pubblico: il debito pubblico italiano è mostruoso non solo in rapporto al PIL (siamo ormai al 130%) ma anche in valore assoluto. Se dovessero esserci problemi finanziari seri, coinvolgeremmo probabilmente tutta l’Europa (e forse il mondo intero) in una ulteriore crisi finanziaria.
  2. Il sistema fiscale: la Commissione, pur nel suo linguaggio diplomatico, dice che il sistema fiscale italiano è assolutamente inadatto a sostenere la crescita e lo sviluppo dell’economia. Anzi, probabilmente ha pesanti effetti recessivi perché non incentiva gli investimenti. Basta andare a chiedere a qualunque lavoratore autonomo o imprenditore per farsi ripetere le stesse cose con un linguaggio molto meno diplomatico.
  3. La debolezza del sistema bancario: Se guardate il telegiornale vi diranno che le banche italiane sono sane, che non hanno titoli tossici in pancia, che non hanno mai fatto speculazioni rischiose. Noi italiani abbiamo imparato a nostre spese che non è così (dico a nostre spese perché il prestito di emergenza al Monte dei Paschi si è mangiato interamente il gettito dell’IMU sulla prima casa). Ma anche l’Unione Europea dice chiaramente che il sistema bancario si è indebolito enormemente a partire dalla seconda metà del 2011. Ci potrebbero essere brutte, bruttissime sorprese.
  4. Export in sofferenza: l’unico modo serio e sostenibile per uscire dalla crisi sta nell’export. Purtroppo l’export italiano sta soffrendo moltissimo sia perché le aziende hanno costi fiscali crescenti sia perché i settori in cui sono storicamente posizionati sono aggrediti dalla concorrenza sleale di Cina e altri paesi emergenti.  Solo con opportune politiche di sostegno alle imprese si potrebbe ribaltare questa situazione.
  5. Scuola e pubblica amministrazione: Con il linguaggio diplomatico di cui parlavamo sopra, la Commissione punta decisamente il dito contro l’assoluta inefficienza e arretratezza del settore pubblico italiano. Sia la scuola che la pubblica amministrazione hanno urgente bisogno di riforme.

Non ci potrebbe essere elenco più completo di cose da fare per salvare il Paese: ridurre subito il debito pubblico, tagliare le tasse, mettere le aziende in condizioni di competere, fare pulizia nei bilanci delle banche, riformare scuola e pubblica amministrazione. Purtroppo nessun politico ha il coraggio di fare queste necessarie scelte. La situazione peggiora per il nostro Paese, rischiamo di perdere il treno della ripresa che sta già per partire nel resto dell’Europa.

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