Marchionne vince la sua scommessa e si compra Chrysler

marchionne fiatSergio Marchionne è un uomo odiato, in Italia, perché ha provato a violare alcuni tabù intoccabili. E’ vero, è riuscito a salvare la FIAT e i suoi operai da una fine che sembrava certa, ma poi ha preteso che gli impianti producessero in modo efficiente e non secondo regole che potevano valere (forse) negli anni ’60. Questo non è piaciuto agli estremisti di sinistra e ne sono nate infinite polemiche con pesanti strascichi giudiziari.

Eppure Marchionne è un manager di successo, un Uomo in grado di vincere le sue scommesse. Come ha fatto con Chrysler che adesso è al 100% di proprietà del gruppo FIAT. Il closing dell’operazione garantisce a FIAT un destino più sicuro. Le risorse e soprattutto il mercato di Chrysler significano che FIAT è un player globale che potrà resistere alla competizione globale.

E in effetti già oggi FIAT è in attivo per i profitti fatti oltreoceano, mentre le attività italiane sono pesantemente in perdita e vengono mantenute in piedi solo per motivi squisitamente politici.

In pratica FIAT troverebbe più conveniente, dal punto di vista economico, chiudere gli impianti italiani e spostare la produzione altrove. E non è detto che questo non succeda, soprattutto se la produttività degli impianti italiani resta così bassa. E’ anche vero che negli anni l’azienda è stata abbondantemente foraggiata dallo Stato, cioè dalla collettività e che quindi in questo momento sta in parte restituendo quello che in passato ha ottenuto.

Si tratta di un vero e proprio abominio: la collettività ha foraggiato un gruppo privato che in cambio, a sua volta, ha potuto dare lavoro a condizioni fuori mercato, senza preoccuparsi ad esempio dell’efficienza e della produttività.

Quando la festa è finita, sono nati i grandi conflitti sindacali.  Una dimostrazione in più del fatto che lo Stato dovrebbe guardarsi bene dall’intevenire direttamente nell’economia, limitando a fissare le (pochissime) regole necessarie al funzionamento dei mercati. Ma siamo in Italia e politici e sindacati devono partecipare alla grande abbuffata.

E’ significativo che proprio dai sindacati (da sempre seduti al grande banchetto) siano arrivate velate minaccie: FIAT deve continuare a investire in Italia e cioè, tradotto, a foraggiarli.

Marchionne ha vinto una grande battaglia, soprattutto grazie ai quadri, ai dirigenti e agli ingegneri della FIAT. Non dimentichiamo che è riuscito a entrare in Chrysler perché Obama gli regalò, letteralmente, una quota della società in considerazione delle grandi sinergie che potevano nascere tra le due aziende e che poi sono nate. Adesso il rischio (per l’Italia) è che la FIAT trasferisca la sua sede legale e i suoi impianti produttivi fuori dall’Italia.

Bonanni e Landini, a quel punto, dovranno cercarsi un altro tavolo su cui sedersi per banchettare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *