Miopia vs economia delle quantità. Colpa dell’output gap?

La concezione dell’economia che prevale oggi, qualunque sia il prius (moneta o stabilizzazione interna), è basata sulle quantità. In tale senso si ragiona per livelli-target da raggiungere e sembra che non vi possa essere altra via.

Apriamo questo spunto di riflessione visto il recente scontro sull’output gap, di cui avrete certamente sentito parlare e che ha coinvolto, in un tedioso alterco l’Italia, nelle vesti di Padoan, e l’Europa.

Dal futuro al presente. Ritorno al passato. La trilogia europea

Ci si dice, ad esempio, e questo in Europa: Bene, calcoliamo quello che potenzialmente è il pieno impiego delle risorse potenziali (pil potenziale)….Poi, consideriamo cosa ha fatto il governo, stimiamo il tasso di disoccupazione involontaria, il livello dei consumi e degli investimenti e giungiamo alla conclusione: L’economia-paese è cresciuta abbastanza?

Questi calcoli possono essere fatti in modo deterministico mettendo sul piatto della bilancia le varie componenti (fonti di rilevazione ufficiale spesso con rilevanti problemi di incantesimo real-monetario – ad es. problemi degli investimenti strumentali viziati di un prezzo che incorpora, a sua volta i profitti degli agenti economici) o, distaccandosi dalla pura contabilità, in maniera del tutto artificiosa, ricorrendo a giochetti vari che fanno sentire a disagio anche la migliore ricchezza reale da misurare. Molti pongono l’economia metrica (l’econometria) alla stregua della scienza dei fattucchieri. Ma, in realtà, quello che manca ancora, a cagione di ogni politica economica, è un metro ed una misura che ci diano un’immagine autentica dell’economia.

Spesso, quando non si hanno altre alternative a cui pensare si dà colpa a 2 “buchi neri”:

  • E’ colpa del Pil. Ridefiniamo l’otput gap! Sarete certamente a conoscenza della battaglia Padoan contro l’outgup gap. L’Italia asserisce: “voi state sottostimando il nostro prodotto potenziale”. Renzi, nel frattempo, continua a sostenere, o almeno è la prima parola che ha detto salito al governo: “Cambieremo le regole dell’Europa”. D’accordo, tutti d’accordo che la regola del 3% possa apparire insensata soprattutto se si comincia ad adattare la concezione del Pil a seconda del ciclo economico. Il Pil effettivo spesso risente della congiuntura (recessione o surriscaldamento dell’economia) ed è viziato dall’influsso della contabilità nominale (quante volte gli aziendalisti, in perenne disaccordo non unanime con i gius-contabilisti, sono diventati pazzi nel cercare di dare una dimensione reale al valore del complesso aziendale, senza che l’aumento dei prezzi o la diminuzione dei prezzi incida diversamente sulla sfera economica e patrimoniale dell’azienda?). Ora lo Stato, nella nuova dimensione di contabilità pubblica, è un’azienda. Si è arrivati a dire: Questa è la dittatura del Pil! Ma qualche consiglio sulle alternative?
  • E’ colpa dell’eccesso di liquidità che ha drogato i mercati europei distorcendo la nostra visione dell’economia in crescita. “Vedete ora? Anche la Germania è in recessione. Abbiamo preso una bella fregatura”, sostengono quanti asseriscono che il vero miracolo economico lo avremo quando cominceremo a dare via a politiche strutturali e di natura congiunturale..E tutto ciò non fa una grinza. Il problema è: “Come fare?”

Dal presente al futuro. Viaggio nella potenza del divenire

Il filone della nuova finanza, con qualche connubio keynesiano, asserisce che non vi è quel divorzio che immaginiamo tra economia e finanza. Tutt’altro. Molti approcci, in fase di sperimentazione, sono fondati sulla circolazione (e non circuito) della moneta in cui poco spazio spetta al ruolo tradizionale che attribuiamo solitamente al policy maker ed al policy taker, alla moneta esogena o endogena (accomodamento monetario come necessità o come routine), al sentiero della crescita. Insomma, la finanza porta all’economia e l’economia porta alla finanza. Qual è il principio “filosofico” su cui si fonda, ad esempio, la matematica finanziaria? Il tempo. Appunto, anche nel novero degli stress test, nelle recenti prospettive di riforma del fisco, nella ridefinizione degli equilibri di bilancio delle aziende bancarie, stiamo applicando una dimensione “statica” del tempo, in cui tutto deve fare da peso e contrappeso, in base ai vincoli correnti. Poniamoci, invece, in un’ottica dinamica ed indeterministica, in cui non ci importa partire da un numero ma crearlo in potenza.

Da questo punto di vista, non bisogna abdicare solo dalla regola del 3%, dall’output gap, dal Pil ma da ogni cognizione del sistema economico che non sia una potenza del divenire.

Perché dobbiamo partire dal futuro, stimando, attraverso l’indagine quantitativa (con vari metodi, su cui tutt’ora si sta attivando la ricerca economica sperimentale) quello che deve essere del nostro presente? Perché porsi degli obiettivi e cronometrarli?

Ecco che l’economia delle quantità lascia il posto all’economia qualitativa che non si ripiega su stime da contabilizzare, da mettere in conto. Il fatto che i mercati europei siano particolarmente “effervescenti” pone forse un problema? Abbiamo appreso a sfruttare la volatilità, a scanso della direzionalità. Se cerchiamo, a livello intra-day, la direzionalità, i listini asiatici fanno al nostro scopo. I mercati finanziari europei rispecchiano il caos delle quantità: dove c’è un grande afflusso di liquidità, c’è anche volatilità, oltre al volume. Dove c’è poca liquidità, poco volume c’è direzionalità e meno volatilità (i prezzi si muovono ma con minore reattività). E cosa abbiamo imparato a fare? A sfruttare gli uni e gli altri, partendo dai micro-periodi contingenti che formano il ciclo di vita transitorio dei prezzi e quasi abbandonando ogni cognizione metrico-deterministica che si basa direttamente sul medio/lungo termine. Perché? Le nostre previsioni saranno lineari, sin troppo…coeteris paribus altri fattori che sicuramente ci saranno e che non possiamo preventivare. Quindi, anche in nuovi approcci creativi di analisi tecnica si è appreso a non tenere conto più delle quantità-date ma delle qualità e tutto in chiave dinamica e transitoria (medie mobili adattive, supporti e resistenze dinamici).

In conclusione, senza porci un traguardo di crescita finalizzato, partiamo dal presente scegliendo la strada della “miopia”: dal presente al futuro indeterministico. In fondo, sempre meglio che continuare a cambiare  lenti e gradazione!

Questo articolo è stato scritto da Ines Carlone, rappresenta un contributo esterno e non riflette la posizione ufficiale di Mercati 24

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *