Monte dei Paschi di Siena: nuova crisi o errore negli stress test della Bce?

Mussari

La Banca Monte dei Paschi di Siena è di nuovo sulle prime pagine di tutti i giornali perchè protagonista negativa degli stress test della Bce che l’hanno definita non sicura, richiedendo un nuovo ed immediato aumento di capitale di 2,1 miliardi di euro, per rimettersi in regola.

A mente fredda ed all’indomani dei risultati degli stress test, c’è che però chi ne mette a dura prova la credibilità, come il Wall Street Journal, un quotidiano internazionale pubblicato a New York negli Stati Uniti, che denuncia gravi errori nelle analisi svolte portando come esempi proprio il Monte dei Paschi di Siena e la Deutsche Bank. La banca tedesca doveva essere una di quelle più a rischio, perchè assolutamente carente di capitale e piena zeppe di derivati come molte altre banche della Germania, ed invece tutte sono risultate stranamente “salve”.

In caso di collasso, raccontano alcuni tecnici, diverse banche tedesche sarebbero invece tecnicamente insalvabili, al contrario di quello che dice il test, ulteriore strumento che sarebbe, secondo quest’interpretazione, stato utilizzato pro Germania. Mentre lo stesso Wall Street Journal si dice meno severo sul nostro Monte dei Paschi di Siena, che i risultati del test avrebbero dipinto in uno stato peggiore rispetto a quello reale.



Ma intanto anche se gli errori venissero riconosciuti, la Mps solo ieri ha perso il 21,5% a 0,78 euro, tra scambi pari al 6% del capitale, soldi andati in fumo e che nessuno potrà restituire.

Si attendono in merito delucidazioni da Bruxelles, anche se le prime fonti ufficiose parlerebbero di errori veniali, ininfluenti sui risultati effettivi.

Il Monte dei Paschi di Siena resta comunque nella storia d’Italia uno degli esempi più negativi di commistione tra politica e finanza. Mentre in Europa ormai da molto tempo è la Grande Finanza Internazionale a dettare l’agenda politica ad esponenti delle varie fazioni, divenuti soltanto dei semplici burattini esecutori di ordini provenienti dall’alto (la crisi della politica), qui in Italia in alcuni casi è ancora la politica ad utilizzare in maniera sporca il mondo del credito, delle banche e della finanza per meri interessi personali (si pensi al caso delle Coop scoppiato proprio in questi giorni). E quindi dopo l’enorme crisi del 2011-2012 in Mps che portò alla luce tantissime responsabilità politiche e diede vita ad un piano che doveva portare a 4600 licenziamenti ed alla chiusura di 400 filiali della banca, per restituire allo Stato i 4 miliardi che il Governo Monti (l’esatto ammontare dell’Imu sulla prima casa che l’ex capo del Governo tecnico si affrettò a regalare ai cittadini appena insediato) aveva prestato alla Banca (Monti Bond), insieme alla più recente maxi ricapitalizzazione da 5 miliardi di euro.

Ora però tutto questo non sembra più sufficiente: o arriverà una nuova ricapitalizzazione da oltre 2 miliardi o il Monte dei Paschi di Siena sarà costretto stavolta veramente a fondersi con un’altra banca per rimettersi in carreggiata, perchè la cessione di rami d’azienda o l’emissione di nuovi bond ad oggi non basterebbe affatto.

15 giorni di tempo per rispondere alla Bce con la ricapitalizzazione. Basteranno?

Giancarlo Sali

 

 

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