Monte dei Paschi è arrivata al capolinea?

Come sempre l’intervento dello Stato in economia è, nel migliore dei casi, disastrosi. Il caso di Monte dei Paschi è davvero emblematico. Ormai la banca è davvero agli sgoccioli, anche perché c’è un prestito pubblico da restituire. Per farlo è assolutamente necessario un aumento di capitale, ma la Fondazione che controlla la banca a causa della demenziale riforma voluta da Giuliano Amato, si oppone.
Bisogna infatti ricordare che la fondazione stessa è sull’orlo del baratro finanziario perché si è indebitata, al tempo dell’avvocato calabrese Mussari, per consentire l’acquisto di Antonveneta, l’operazione che ha affossato per sempre Monte dei Paschi.
La Fondazione non può partecipare all’aumento di capitale perché non ha un centesimo in cassa, anzi dovrebbe forse mettere in vendita delle quote di Monte dei Paschi per ripagare i creditori.
Dall’altra parte, la stessa Fondazione sta cercando di bloccare l’aumento di capitale per evitare di vedere diluita la propria partecipazione. Abbiamo già visto l’altra giorno come la Fondazione abbia velatamente (ma non troppo) minacciato il governo.
Il problema di fondo è che se Monte dei Paschi non restituisce il prestito, lo Stato si ritroverà azionista di maggioranza relativa della banca, perché i bond diventeranno azioni. E purtroppo sono azioni che nei fatti non valgono nulla, figuriamoci con una gestione statale che inevitabilmente sarebbe succube dei sindacati e quindi non potrebbe procedere ai sempre più necessari tagli.
Insomma, i cittadini si troverebbero ad aver sborsato soldi (tramite l’IMU sulla prima casa dell’anno scorso) e a non ricevere nulla in cambio, solo carta straccia di dubbio valore. Anzi, di valore negativo. Perché se non si mette in ordine i conti di Monte dei Paschi le perdite aumenteranno. E possiamo immaginare che lo Stato non si metterà mai contro i sindacati e quindi gli sprechi di Monte dei Paschi non saranno fermati, ma anzi saranno incrementati.
Paradossalmente, la Fondazione si oppone persino a questa ipotesi. Il loro obiettivo è mantenere lo status quo, magari senza nemmeno pagare i giusti interessi allo Stato.
Uno scenario brutto? Pensate che esiste anche uno scenario pessimo. E cioè che qualche straniero arriva, si compra (o si prende in regalo cosa più probabile) Monte dei Paschi e poi concorda con lo Stato una generosissima via d’uscita per i tanti esuberi. I contribuenti si troverebbero in questo caso doppiamente fregati, perché si troverebbero a mantenere, vita natural durante, qualche migliaio di bancari in più di Monte dei Paschi.

Quasi quasi viene voglia di raggiungere i forconi. Ho detto quasi, comunque, ma è un altro discorso…

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