MPS: tutti sapevano

La vicenda di Monte dei Paschi di Siena ha occupato parecchie pagine di Mercati24 negli ultimi mesi, ben prima che tutta la grande stampa italiana si accorgesse che a Siena c’era del marcio. Negli ultimi giorni ci siamo occupati di altre vicende, poco meno gravi, ma è bene dare un’occhiata a quello che succede a Siena.

La magistratura, finalmente, si è svegliata e sta iniziando a fare quello che avrebbe dovuto fare nel 2008: indagare. E dalle indagini stanno vendendo fuori cose molto interessanti. Ad esempio sta venendo fuori che è una leggenda metropolitana quella sui contratti segreti per i derivati tossici: tutti i contratti erano stati regolarmente stipulati, depositati e analizzati dall’ufficio rischi della banca. Punto. Questo significa che in molti, anche nella dirigenza a livello medio, sapevano.

Probablmente queste persone, se interrogate, direbbero che erano dirigenti a loro insaputa. E’ un classico italiano. Tutto questo non vuole in nessun caso sminuire le gravissime responsabilità penali di chi guidava l’istituto e le ancora più grandi responsabilità politiche e morali di coloro che quelle persone avevano messo al vertice della terza banca italiana.

mussari e bersani
L’ex CEO di MPS Giuseppe Mussari abbraccia calorosamente Bersani, candidato leader del Partito Democratico

La vicenda fa rabbia pensando, ancora una volta, che i soldi degli italiani sono finiti al salvataggio di un istituto che ha dilapidato un patrimonio immenso in pochi anni. E nessuno venga a dire che si tratta solo di un prestito: perché è noto a tutti che allo scadere del prestito Monte dei Paschi non avrà i contanti per restituirlo (ne potrà andare sul mercato a chiedere soldi) e quindi, come da contratto, dovrà ripagarlo con carta, con azioni.

Tuttavia visto il valore dei corsi azionari del Monte dei Paschi, più che dire che il Tesoro sarà ripagato con carta dovremmo dire che sarà ripagato con carta straccia. E in ogni caso la collettività italiana avrà subito una perdita netta.

Non si tratterà di una nazionalizzazione: la banca è controllata da una fondazione di diritto pubblico, quindi di fatto anche oggi è pubblica. In pratica i cittadini italiani spenderanno quasi 4 miliardi di euro (nella più ottimistica e irrealistica delle ipotesi) per spostare la banca da una mano all’altra dello Stato.

Un ottimo affare, sicuramente, soprattutto se si pensa che proprio quei 4 miliardi di euro sono il gettito dell’IMU sulla prima casa, una tassa che gli italiani sicuramente hanno odiato con tutte le loro forze e che è oggetto della campagna elettorale (anzi, proprio le proposte riguardo questa tassa forse potranno rovesciare un risultato elettorale che troppi hanno dato troppo presto per scontanto).

P.S.
Voglio rispondere a chi, ieri, mi ha accusato di essere in qualche modo di essere al soldo della dirigenza di Unicredit. Un’accusa assurda, visto che in moltissimi articoli (vi invito a cercare) ho parlato di Alessandro Profumo senza peli sulla lingua, anzi. Il fatto che non abbia (ancora) parlato della nuova dirigenza è semplicemente dovuto al fatto che sono al timone da poco tempo e quindi non ho ancora potuto modo di giudicarli.

Vincenzo Colonna

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