Non ci resta che piangere

In questi giorni è un continuo annunciare di aziende italiane di eccellenza che vengono svendute, a prezzi di realizzo, a gruppi stranieri. Prima Loro Piana è passato al gruppo francese LVMH, poi persino i cioccolatini di Pernigotti sono andati a finire in Turchia. Ma sono solo due di innumeravoli esempi di passaggi che stanno letteralmente distruggendo il nostro tessuto produttivo.

Anzi, moltissime aziende medie leader nella loro nicchia vengono comprate dai loro concorrenti stranieri che ne smantellano direttamente l’apparato produttivo, in modo da eliminare un concorrente.

In altri casi, come nel caso dei marchi sovra citati, probabilmente la produzione rimarrà in Italia ma i profitti prenderanno la via dell’estero. E siamo certi che ci sarà un vero e proprio saccheggio: come è successo per Lactalis che dopo aver comprato Parmalat le ha fatto comprare una sua filiale americana per una cifra così elevata da aver costretto la Procura della Repubblica a fermare l’operazione. Questo si chiama furto.

Ma perché gli imprenditori italiani stanno svendendo il lavoro di una vita o, spesso, di più generazioni? Perché si accontentano di così poco quando potrebbero chiedere molto di più agli acquirenti o potrebbero continuare a guadagnare di più nel lungo periodo gestendo direttamente nel lungo periodo?

Credo che parlare di lungo periodo in Italia non sia più possibile. La politica ha ridotto il Paese in una condizione tale che ormai abbiamo perso anche la speranza. In Italia si pagano tasse degne dei paesi scandinavi ma si ha un livello di servizi pubblici inferiore a quello di molti paesi del Terzo e Quarto Mondo. E una larga parte del Paese, composta di lavoratori autonomi e precari, è completamente priva di protezione sociale e welfare. I soldi finiscono tutti per proteggere quella che è ormai una minoranza di lavoratori dipendenti e una maggioranza di pensionati. Questi ultimi godono di un trattamento economico che le generazioni future non potranno nemmeno sognare e soprattutto sono andati in pensione molto, molto presto, alcuni persino prima dei 50 anni.

Il peso di questa situazione ricade su imprese e lavoratori autonomi. Chi può, quindi, incassa quel poco che riesce a spuntare e scappa. I lavoratori autonomi, soprattutto quelli che si occupano di terziario avanzato e quindi sono la parte migliore dell’intelligenza del Paese, iniziano a lasciare in massa l’Italia.
E la politica non trova di meglio da fare che pensare alle lotte intestine e ai bizantinismi. Ecco perché non ci resta che piangere. O andare via.

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