Nuovo minimo storico per i Btp dopo l’ultima asta pubblica

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Ieri, all’asta pubblica del Tesoro, i tassi dei Btp hanno toccato il nuovo minimo storico. Si tratta di un risultato che non arriva inaspettato, se si tiene conto del diffuso ribasso subito dai rendimenti durante tutto l’ultimo mese, accompagnato in questa fase da un preoccupante calo medio della domanda degli investitori verso i titoli di Stato del Belpaese, e probabilmente dovuto proprio all’ulteriore contrazione dei tassi.

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Nello specifico ieri a trattative chiuse sono stati collocati quasi tutti i Btp a 5 e 10 anni previsti per 5,915 miliardi di euro, un risultato soddisfacente ma che comunque si attesta sotto la soglia minima del programma fissata a 6 miliardi di euro. Inoltre sono stati collocati CcTeu a scadenza luglio 2023 per un valore di circa 1,75 miliardi di euro. Per quanto riguarda invece il titolo a cedola fissa quinquennale il tasso è sceso allo 0,19% dallo 0,26% di luglio, mentre la domanda si è ridotta a 1,31 volte l’offerta da quota 1,64. Sul decennale il recente calo dei rendimenti, scesi a 1,14% da 1,24% di luglio, è stato accompagnato da una lieve ripresa del rapporto bid-to-cover, salito a 1,36 da 1,28. Rimane stabile infine a 1,58 volte l’offerta la domanda per i CcTeu, i quali hanno visto scendere il proprio rendimento lordo allo 0,32%.

Al momento quindi a dirigere i giochi sui mercati del reddito fisso sarà ancora una volta la Banca centrale europea, tanto sul secondario quanto sul primario dove il compito del Tesoro, che ha già coperto il 77% delle emissioni lorde previste per il 2016, risulta ovviamente agevolato. Rimane comunque alta l’attenzione sulla riunione della Bce in agenda per l’8 settembre, e sulla quale ancora una volta pare aleggiare una preoccupante incertezza. A conferma di ciò, ieri gli analisti di Ubs hanno voluto giocare d’anticipo abbassando le aspettative generali, tentando di preparare i mercati all’imminente e poco roseo scenario che si prospetta.

Gli analisti della prestigiosa banca svizzera hanno infatti dichiarato: “Il nostro scenario di base prevede che la Bce estenda il suo programma di riacquisto di titoli di Stato oltre il marzo del 2017, ma i recenti indicatori dell’Eurozona, pur misti, hanno evidenziato una resistenza dell’economia superiore a quanto non si potesse temere dopo il referendum sulla Brexit: per questo motivo pensiamo che ogni decisione possa essere rimandata a dicembre”. Tutto dipenderà dalle previsioni che Francoforte elaborerà a breve, le prime che includeranno le conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Ci sarà poi ovviamente spazio per ulteriori manovre e aggiustamenti tecnici al programma di riacquisti, specialmente per quanto riguarda i bond tedeschi.

Tra gli interventi possibili, gli analisti svizzeri vedono più probabile al momento un aumento del limite alla detenzione da parte della Banca centrale europea dei bond che non contengono clausole di azione collettiva (Cac) o per l’espansione delle scadenze ammesse. Inoltre Ubs include una discreta possibilità che venga attuata un’eliminazione del limite minimo legato al rendimento, un intervento importante e che andrebbe a toccare il nervo di un tema quanto mai attuale e preoccupante.

Previsioni a parte, già durante la prossima settimana alcuni di questi stessi interventi potrebbero già essere messi in atto, sostituendosi al tanto decantato taglio dei tassi, all’allargamento del piano a nuove categorie di asset e all’abbandono del criterio delle quote del capitale Bce per stabilire gli acquisti, manovre al momento ritenute da Ubs “improbabili nel breve termine”. Nel frattempo il mercato dei titoli statali rimane in attesa, e sostanzialmente immobile con il decennale italiano all’1,11% e uno spread col Bund stabile a 120 punti base.

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BTP ai minimi storici grazie alla politica espansiva della Banca Centrale Europea. Ma fino a quando potrà durare?
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