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Opzioni, cosa sono e come di usano negli investimenti

Per chi si occupa di finanza certamente non può mancare la conoscenza dei derivati, che a loro volta si dividono in opzioni e in contratti futures. 

Tralasciando ora il concetto di futures, in questo  contesto preme sottolineare cosa siano le opzioni e come fare i migliori investimenti usando questo strumento.

Opzioni, cosa sono e quali caratteristiche hanno

Se quando si dice opzioni si fa riferimento ai derivati, allora non sono altro che mezzi finanziari il cui valore, appunto, deriva da un’altra tipologia di attività. 

Di questa categoria fanno parte le opzioni binarie, le quali hanno però altre peculiarità ed altri attributi di rischio. In effetti, le opzioni binarie sono uno dei modi più semplice per fare investimenti speculativi e sono accessibili anche al grande pubblico.

Volendo definire questo tipo di derivato, si dirà dunque che le opzioni possono essere dei contratti in cui colui che compra l’opzione acquisisce il diritto e non l’obbligo di opzioni call (ossia l’obbligo di acquistare) o anche di opzioni put (e dunque di vendere) la cosiddetta sottostante (ossia il titolo o il bene la cui quotazione imprime il valore al derivato) ad una precisa data e ad un particolare prezzo detto strike price.

Da questa definizione vengono fuori alcune delle caratteristiche principali di questo mezzo finanziario.

La prima peculiarità da tenere a mente è il tipo di opzione a cui si sta facendo riferimento, poiché si può parlare sia di calls che di puts, a seconda che si venda o si compri.

La seconda caratteristica da non sottovalutare è il concetto di sottostante, che altri non è che la grandezza oggetto del contratto, il bene che si ha può acquistare di diritto oppure che si può vendere. Tali derivati possono avere sottostanti di ogni genere: dai metalli preziosi, alle azioni, ma anche prodotti agricoli e obbligazioni e così via.

La terza caratteristica, è la portata della scadenza entro cui far valere il proprio diritto di compravendita e infine anche lo strike price, ossia il prezzo di acquisto o di vendita fissato nel contratto, va tenuto sempre in considerazione.

Nel contratto esistono sempre due parti, colui che crea l’opzione e colui che la compra.

A cosa servono e qual è lo scopo delle opzioni

Le opzioni possono essere usate sia a scopi speculativi sia a scopi di copertura.

Nel caso di “copertura”, ciò che è fondamentale sarà assicurarsi il diritto di acquisto o di vendita di un determinato bene.

Si investe quindi nell’opzione per paura che il prezzo possa cambiare con lo scorrere del tempo, con il pericolo di dover in futuro pagare un tot maggiore di quello che si ottiene quando si sottoscrive l’opzione stessa.

Si ha invece lo scopo speculativo se il proprio interesse nasce dal desiderio di raggiungere un profitto sulla base di aspettative di rialzo o di ribasso del prezzo del sottostante.

Come funzionano le opzioni

Come già anticipato poc’anzi,  ci sono due tipi di opzione.

Le opzioni call sono quelle che danno il diritto di acquisto del bene. Tali derivati si contraddistinguono per una posizione long e si basano su un’aspettativa di rialzo del prezzo.

Viceversa, le opzioni put riconoscono il diritto di vendita del bene, e la loro posizione è detta short. Esse si basano su un’aspettativa di ribasso del prezzo.

Chi compie l’acquisto dell’opzione è tenuto al pagamento di un premio, che tuttavia consente il pieno riconoscimento del diritto di acquisto o di vendita.

Oltre alle opzioni put e call, ci sono altre due categorie di derivati di questo genere, quali cioè le opzioni europee e quelle americane.

Le opzioni europee sono quelle in cui il diritto di vendita o di acquisto può essere esercitato per la precisione alla data di scadenza.

Le opzioni americane sono quelle in cui il diritto di acquisto o vendita può essere esercitato entro la data di scadenza.

Non meno rilevanti sono poi le varianti di opzioni esotiche, ossia quei contratti di derivati in cui il calcolo del payoff si caratterizza per elementi di novità rispetto alle opzioni ordinarie.

Come si usano le opzioni

Se nel momento in cui scade l’opzione il prezzo di mercato del bene di riferimento (alias il sottostante) è maggiore dello strike price, allora chi è in possesso di una opzione call dovrebbe, per convenienza, esercitare l’opzione.

Si avrà in questo caso un’opzione in the money: il detentore, infatti, qualora eserciti l’opzione pagherebbe un bene meno del suo valore di mercato di quel particolare momento.

Viceversa invece, se il derivato in questione ha un valore inferiore, allora l’opzione non va esercitata e si avrebbe  unopzione out of the money.

Infine, si potrebbe anche avere un’opzione at the money se il valore fosse pari a quello dello strike price, poiché ci sarebbe una totale indifferenza tra l’esercizio o no dell’opzione.

Opzioni, quali sono vantaggi e costi?

É lecito ora domandarsi quali siano i costi delle opzioni e i vantaggi di uno strumento simile

Sicuramente un primo vantaggio sarebbe quello della versatilità. Infatti non si avrà uno strumento caratterizzato dall’obbligatorietà, ma dalla possibilità di gestire l’opzione come più fa comodo.

Infatti l’opzione permette a colui che sottoscrive di lasciar decorrere la data di scadenza senza per forza andare ad esercitare il proprio diritto. Dunque, se l’esercizio dello stesso provocasse una perdita, il proprietario avrebbe chance di non incorrere nella perdita economica, poiché non ha esercitato il dritto.

Un altro vantaggio delle opzioni è quello inerente alle prospettive di guadagno: se le aspettative circa l’opzione di cui si è possessori si palesassero, gli introiti potrebbero superare di gran lunga le spese dei costi affrontati nella fase iniziale.

Tale mezzo, al di là dell’esito delle proprie aspettative, gode infatti di un costo che l’acquirente deve sostenere: il premio.

Questa voce altri non è che un costo certo, e non soltanto possibile, che il sottoscrivente deve per forza sostenere in ogni caso, in rapporto a un guadagno che nasce come possibile, ma che non dà basi certe.

Dunque, nel sottoscrivere un’opzione bisogna sempre rammentare queste cose, pur tenendo sempre a mente che l’esercizio dell’opzione è un comportamento comunque facoltativo e che alla peggio la perdita farà riferimento solo al premio iniziale.

Quali rischi ci sono se si vende un’opzione

Non va poi mai dimenticato che le opzioni sono contraddistinte da un loro valore, stimabile, che le fa essere contrattabili all’interno dei mercati finanziari. Il valore di queste tipologie di derivati è influenzato dai fattori seguenti, ossia:

  • il prezzo di mercato del sottostante;
  • il prezzo di esercizio;
  • la volatilità del prezzo del sottostante;
  • il tasso di rendimento a breve termine privo di rischio;
  • il tempo residuo alla data di scadenza;
  • i dividendi (eventualmente) del sottostante.

Tenendo conto di tutti questi punti appena elencati, si potrà ottenere il valore di un’opzione che, in quanto strumento finanziario con vita indipendente, potrà essere sia comprata che venduta.

Il fatto che le opzioni, sia call o put, possano essere vendute cambia ogni tipo di regole, in quanto colui che vende un’opzione si trova ad avere l’obbligo e non solo il diritto di vendere o comprare il bene di riferimento.

Inoltre vendere le opzioni è più pericoloso che comprarle, poiché, in virtù di un guadagno certo corrispondente all’ammontare del premio, si corre il rischio di vedere attuate perdite di gran lunga più modiche.

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