Pagamenti con carta di credito anche per meno di un euro, ma a che serve?

Pagamenti con carta di credito anche per meno di un euro, ma a che serve?

Non mi dite che secondo voi è comodo pagare un caffè con la carta di credito… Il nuovo emendamento del Partito Democratico, che abolisce il tetto dei 30 euro, tagliando le commissioni per i micropagamenti sta in realtà già scatenando una marea di polemiche. Vi chiederete perché… Beh, perché è già un’altro passo contro il denaro contante.

Il mito del cashless, è utopia

Sergio Boccadutri, responsabile innovazione del Partito Democratico che in commissione Bilancio alla Camera ha presentato l’emendamento che mira a cancellare il tetto max di 30 euro sotto il quale si potevano rifiutare i pagamenti digitali, ha affermato che:

“E’ una questione di libertà. Vogliamo che i cittadini siano liberi di scegliere come pagare, in qualunque situazione”

E se invece non fosse libertà?

Più carte di credito, significa più POS per i commercianti, e quindi anche più costi, in quanto mantenere un POS costa, una carta di credito o debito costa, caricare il conto di una carta collegata ad un ewallet, costa. A differenza del contante, che gira liberamente (e che è tassato normalmente).

Il contante, in realtà, costa soltanto allo Stato

Secondo Bankitalia, la gestione del contante è molto onerosa. Tra indennità di cassa, sicurezza e i trasporti, il costo totale è di 10 miliardi di euro, il 48% è a carico delle banche che poi ricaricano i costi sui clienti.

L’emendamento di Boccadutri, chiede alle società di gestione dei sistemi di pagamento, di allinearsi al ribassi per le movimentazioni più basse di cinque euro. Ci sarà tempo fino al 1 Aprile del 2016, altrimenti la commissione verrà calcolata con il valore massimo, che si aggirerà: “non può essere superiore a 7 millesimi di euro per ogni operazione basata su carta di debito e a un centesimo di euro per ogni operazione basata su carta di credito“.

La UE infatti, ha imposto dei nuovi tetti per le commissioni sui pagamenti. Ben 0.3% sulle carte, e 0.2% sui bancomat. I margini di profitti vengono trasferiti dalle banche agli esercenti, con una riduzione dei costi.

Ma quindi non è meglio Bitcoin?

Bitcoin potrebbe essere il futuro, in quanto le transazioni sono praticamente a costo zero, e non necessitano dell’utilizzo di un POS (che ha dei costi di gestione annui di circa 200 euro, e ovviamente delle commissioni molto alte per transazione), basta avere un computer ed un ewallet installato (gratuito). Con il Bitcoin, un esercente potrebbe richiedere e inviare pagamenti a costo zero, l’unico costo sarebbe la tassazione, come viene fatto con tutti gli altri metodi di pagamento.

In conclusione

Il governo non sa assolutamente cosa sia la libertà, e il loro unico obiettivo è raggiungere l’utopia cashless, che sarà soltanto deleteria per il cittadino. Il futuro è il Bitcoin, tutti le grandi aziende si stanno avvicinando a questa tecnologia, e noi come al solito saremo la solita manica di stolti che arriverà in ritardo.

One Response to Pagamenti con carta di credito anche per meno di un euro, ma a che serve?

  1. Damiamo Celli ha detto:

    Devono semplicemente mangiare, loro i sindacati e gli amichetti che hanno messo a lavorare nelle banche. Gli stessi amichetti che hanno truffato decine di migliaia di risparmiatori.

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