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Panic Selling: come evitare i pericoli e sfruttarli per investire

Una delle caratteristiche particolari dei periodi di particolare sensibilità dei mercati finanziari è la loro capacità di provocare nelle persone le reazioni più disparate e irrazionali. Una di queste, probabilmente la più famosa, è il panic selling.

Letteralmente “vendita impanicata”, si tratta di un fenomeno che caratterizza tutte le principali crisi mondiali e porta spesso ad acuirne gli effetti disastrosi.

Panic Selling guida completa

In questa guida completa vogliamo proporti un’analisi completa di questo particolare fenomeno, descriverti perché accade e come puoi fare per evitare di essere dominato dalla psicologia di trading e incorrere anche tu nel panic selling.

Inoltre, grazie ad offerte particolari come quella del Social Trading di eToro (clicca qui), vogliamo mostrarti anche in che modo ti sarà possibile prevedere e sfruttare il panic selling per i tuoi investimenti online. Quello che vogliamo chiarire fin dal principio è il fatto che il panic selling avviene proprio in quanto viene a mancare una efficace comprensione dei fenomeni di mercato e si permette alle emozioni di avere il completo sopravvento sulla logica e sulla ragione.

Vuoi sapere come questo sia possibile e perché avviene?

Ebbene, addentriamoci nel vivo della questione.

Migliori piattaforme per affrontare il panic selling

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    Panic Selling: cos’è?

    Come ti abbiamo anticipato, il panic selling è un fenomeno di massa che interviene in occasione di particolari momenti di sviluppo del mercato.

    Per comprendere effettivamente la natura del Panic Selling dobbiamo innanzitutto chiarire tre aspetti fondamentali, in quanto questi tre convergono nel conferire al panic selling proporzioni e conseguenze disastrose.

    Stiamo parlando di:

    Compresa la natura di questi tre elementi si riesce a comprendere anche perché un fenomeno connaturato ai mercati giunge ad assumere proporzioni disastrose.

    Investitore medio e panic selling

    La figura dell’investitore medio esprime una tipologia di operatore finanziario che non corrisponde a nessun individuo preciso ma che si compone di caratteristiche che molti condividono tra loro.

    Si dice investitore medio proprio in quanto riassume un atteggiamento mediocre e qualunquista nei confronti degli investimenti.

    I mercati finanziari sono simili solo in apparenza ed è per questo che spesso anche i piccoli trader che decidono di prendere seriamente questa attività scelgono di specializzarsi in uno dei settori finanziari. Questo percorso di specializzazione li porta ad abbandonare numerosissimi pregiudizi e conoscere meglio le dinamiche interne del capitale.

    Al contrario l’investitore medio presenta una particolare propensione alla debolezza psichica: per questa tipologia di trader, infatti, l’opportunità è un miraggio.

    Innamorato dalle figure dei grandi investitori e dalla loro biografia romanzata, spesso si affida a intuito, emozioni e sensazioni nella selezione dei propri investimenti e ricorre in maniera assai maldestra, invece, agli strumenti tecnici.

    Questo lo rendono un elemento critico di tutta la catena di investimenti che si creano intorno ad un asset. Perché un elemento critico?

    Affidarsi alle emozioni e al fantomatico intuito non è mai il modo migliore di procedere se si sta impegnando il proprio capitale su un titolo finanziario. L’andamento delle quotazioni, infatti, segue una logica precisa che può essere colta e studiata unicamente attraverso procedimenti e analisi matematiche rigorose.

    Se anche un trader dovesse dare ascolto al proprio intuito, questo deve avvenire solo dopo aver verificato che al di sotto delle impressioni che può o meno aver ricevuto da una situazione, vi sono condizioni finanziarie valide all’investimento.

    Solo questo può evitare che in occasioni delle bolle speculative si possano creare casi di panic selling.

    Bolle speculative e panic selling

    Le bolle speculative sono state dei fenomeni periodici e costanti nell’economia mondiale degli ultimi due secoli. Da quando i mercati finanziari si sono formati e dotati di uno statuto e una funzione moderna, infatti, le bolle speculative si sono formate come conseguenza delle operazioni di investimento.

    Cos’è una Bolla speculativa?

    Ebbene, si tratta di eventi connessi alla logica proprio della speculazione. Gli investimenti di questo tipo, infatti, permettono ad una parte di ricavare profitto a scapito delle perdite dell’altra. Questo equilibrio deve essere mantenuto.

    Ma chi mai ti permetterebbe di speculare sapendo che questo potrebbe causare delle perdite? Perché mai i broker come eToro ti permetterebbero, infatti, di fare trading con i CFD?

    Ebbene, l’intero discorso sulle Bolle speculative ruota intorno alla leva finanziaria, uno strumento che permette ai broker di limitare se non annullare del tutto le perdite e ai trader di poter liberamente puntare a alti profitti anche nel caso di piccoli investimenti.

    Il rischio connesso all’uso della leva finanziaria non è solo per l’investitore ma per l’intero sistema economico. Di fatto la leva finanziaria permette al broker di pareggiare le perdite proprie di un contratto CFD con la partecipazione all’investimento del trader.

    Con una leva finanziaria di 1:5, infatti, il trader effettua appena 1/5 dell’operazione reale. Il broker, invece, partecipa per i 4/5.

    In questo modo si cerca di “bypassare” la regola fondamentale della speculazione: dove vi è vincita per uno, vi è perdita per un altro.

    Se tutti ricavano profitti da operazioni speculative, questo significa che le perdite di fatto stanno venendo nascoste o che il valore dell’asset in questione è falsato.

    Le bolle finanziarie diventano un problema solo laddove si associano alla psicologia di trading e ai suoi effetti sugli investitori.

    Psicologia di trading e panic selling

    Stiamo, infine, per chiudere il cerchio. La psicologia di trading altro non è che lo studio dell’ampio spettro di effetti che il trading online ha sulla psiche umana.

    Non tutti reagiscono ugualmente agli investimenti, ma alcuni fattori tendono a provocare reazioni simili. Lo studio della psicologia di trading, dunque, aiuta allo stesso tempo anche a controllare questi effetti e tenere a bada le proprie emozioni nel mentre si investe.

    Il mercato, come ti abbiamo detto, ha bisogno di una mente rilassata, concentrata e capace di cogliere tutte le connessioni logiche necessarie.

    Una mente in preda al panico, sovra-eccitata o bloccata da timori e paure difficilmente riuscirà a realizzare operazioni di valore.

    Ora, in che modo la psicologia di trading si connette al panic selling?

    Ebbene, questo si connette ad un tema molto delicato. La nostra mente, infatti, tende ad associare intuitivamente giudizi di valore a due termini in particolare: crescita e decrescita.

    In momenti di particolare tensione, come durante una sessione di trading, questi termini spesso vengono associati immediatamente a giudizi rispettivamente positivi e negativi. Ecco perché la maggior parte delle Bolle coinvolgono l’aumento spropositato dei prezzi e producono un altrettanto spropositato ribasso.

    All’investitore medio il ribasso spaventa. Il calo di valore è un fenomeno che non sa spiegarsi in termini economici: la vede come una sconfitta e la associa, in definitiva, all’universo simbolico proprio della fine, della morte.

    Ecco perché il ribasso si associa spesso ad una paura irrazionale.

    Il panic selling è, dunque, quella vendita incontrollata, smisurata e irrazionale di titoli che consegue la creazione di una bolla speculativa. Quello che avrebbe potuto essere un semplice ridimensionamento di mercato o anche semplicemente una inversione di tendenza, si tramuta in crollo.

    Come mai?

    Come funziona il panic selling

    Il problema fondamentale del panic selling non è legato alla paura che assale gli investitori medi. Affidandoci alle statistiche, infatti, possiamo apprendere che la maggior parte degli investitori in generale possiede portafogli finanziari di dimensioni ridotte (entro le decine di migliaia di euro).

    Gli investitori milionari sono veramente pochi (qualche migliaio al mondo) e quelli miliardari ancora di meno.

    Questo cosa significa?

    Ebbene, che se anche una percentuale significativa dei piccoli investitori si facesse prendere dal panico, comunque i volumi di scambio su di un asset dovrebbero essere garantiti, giusto?

    Sappi che non è così semplice.

    L’aumento spropositato delle vendite in archi temporali ridotti (uno o due giorni), infatti, porta inizialmente al fenomeno inverso. Ovvero saranno gli strumenti di speculazione al ribasso a vedere un aumento di leva finanziaria e un maggiore interesse da parte dei trader.

    Questo comporta che il crollo continua ad aggravarsi finché l’autorità finanziaria di competenza non dichiara il fermo alle vendite allo scoperto.

    A quel punto il polverone si è acquietato e non resta che studiare i danni e ripartire.

    Il panic selling è proprio questo polverone: investitori che si liberano completamente della propria esposizione su alcuni titoli, altri che invece si precipitano sulle vendite allo scoperto e in generale un aumento complessivo del panico e della nevrosi collettiva.

    Panic selling: i 3 metodi per evitarlo

    A seguire vogliamo proporti tre dei migliori metodi per evitare di essere colti dal panic selling.

    Trattandosi di una condizione psicologica particolare, infatti, è possibile scongiurarla attraverso alcune pratiche e tecniche di controllo delle emozioni e di acquisizione della calma e della tranquillità necessarie a ragionare lucidamente.

    Proprio in quanto il panic selling è una condizione collettiva, è indispensabile sapere come premunirsi e come riconoscere una situazione di panic selling, evitando in questo modo dal farcisi trascinare dentro.

    Metodo 1: cerca sempre i segnali

    Nessun evento sopraggiunge mai in maniera completamente improvvisa ma vi sono avvisaglie e sentori per ognuno di questi, specialmente sui mercati finanziari.

    Per questo motivo è sempre opportuno che tu sappia con buona approssimazione la differenza tra i tempi di reazione dei vari mercati agli eventi reali e soprattutto quali sono i market movers di ciascun settore della finanza.

    In questo modo potrai prevedere che ad un evento si assocerà indicativamente una certa reazione finanziaria. Questo almeno quando l’evento è prevedibile.

    Facciamo un esempio. Le elezioni presidenziali americane del Novembre 2020 non hanno un esito interamente prevedibile, ma si sa che causeranno determinati effetti sui mercati.

    Al contrario, le notizie sul Covid-19 in Cina all’inizio del Gennaio 2020 rendevano estremamente facile il pensare che questo virus si sarebbe potuto diffondere (del resto chi non ha contatti con la Cina). E un virus ha un solo possibile esito sui mercati: il ribasso.

    Ecco, dunque, che seguendo le evoluzioni della diffusione del virus a Febbraio 2020 avresti potuto comprendere che i mercati non erano pronti alla situazione (nonostante il pericolo, infatti, erano in crescita da oltre un mese) e che sarebbero crollati.

    Senza il panic selling il crollo sarebbe stato più contenuto? Assolutamente si!

    Questo perché la migliore soluzione alle crisi non è vendere ma mantenere la propria posizione o, al massimo, ridurre la propria esposizione di mercato.

    Metodo 2: Vendere quando tutti vendono è stupido

    Si tratta di una nozione di base che si ignora nel momento di maggior panico. Tenerla costantemente a mente può aiutarti non solo nei momenti difficili, ma anche nelle transazioni giornaliere in periodi di calma.

    Assecondare il mercato con un’operazione che riflette l’andamento generale non è mai un buon investimento. Ricavare profitti da un ribasso non significa vendere e così chiudere la propria posizione, ma vendere allo scoperto, ovvero investire nuovamente.

    Questa operazione è possibile tramite i CFD di eToro, di IQ Option, di Trade.com o ForexTB.

    Vendere una propria posizione long, invece, è la cosa migliore da fare nel momento in cui la quotazione del titolo è all’apice e i tuoi profitti hanno raggiunto il massimo.

    Detto altrimenti, si vende quando i più comprano e si compra quando i più vendono.

    Quando il panic selling giunge all’apice, infatti, spesso i prezzi dei titoli hanno raggiunto quotazioni minime irreali. In questo caso è d’obbligo comprare dato che, non appena il mercato si sia ristabilito, tali quotazioni torneranno ai livelli di una media normale.

    Metodo 3: Non investire soldi che ti sono necessari ad altro

    Questo non è solo un metodo, ma una vera e propria legge per gli investitori. I soldi che vanno investiti con il trading, infatti, non devono MAI essere soldi che ti servono per garantirti i beni essenziali alla tua sopravvivenza.

    Ecco perché diventa estremamente importante gestire attentamente il denaro da destinare agli investimenti ed è importante partire da somme contenute.

    Prendi IQ Option, ad esempio: il broker ti permette di aprire un conto reale con soli 10€. In questo modo potrai capire fin da subito se hai la stoffa dell’investitore o meno.

    Se per te anche un investimento di pochi euro diviene motivo di ansia e apprensione, allora significa che o inizi a curare ed educare maggiormente la tua emotività, o il trading non fa al caso tuo.

    Perché questo metodo?

    Ebbene, se investirai unicamente soldi che non ti sono necessari alla sopravvivenza riuscirai a controllare meglio le emozioni che si associano alle variazioni di quotazioni di mercato. Questo metodo, se aggiunto ai due precedenti, ti permetterà di mantenere il controllo del tuo portafogli anche nelle situazioni più difficili e di non incappare nel panic selling, cadendo anche tu nella trappola delle bolle finanziarie.

    Come ricavare profitti dal panic selling?

    Una volta che hai compreso come è possibile evitare di ricadere nel panic selling puoi pensare a come è possibile ricavare profitto da questi eventi.

    Del resto si tratta pur sempre di un trend pronunciato e violento, capace di portare in pochi giorni a crolli anche del -30% o-40%.

    Giustamente la domanda sorge spontanea: è possibile ricavare profitto da questo ribasso? Come posso farlo? Quali sono gli strumenti giusti?

    Partiamo con il dire che lo strumento per eccellenza che ti permette di trarre vantaggio dai panic selling sono i CFD (Contracts For Difference). Questi, infatti, rendono possibile investire sulle variazioni di prezzo di un titolo finanziario, senza costringerti ad acquistarlo direttamente.

    In questo modo potrai investire semplicemente sul ribasso delle quotazioni in maniera molto semplice e intuitiva. Non a caso tutti i principali broker di trading online, come ad esempio eToro, ti permettono di investire con i CFD.

    Una volta messo in chiaro questo, per investire in corrispondenza dei panic selling è necessario comprendere come questi si sviluppano e quali sono gli estremi significativi di una simile operazione.

    Il panic selling, non dimenticarlo, è un comportamento anomalo dei mercati, motivo per cui è necessaria prudenza e molta attenzione se non si vuole andare incontro a perdite.

    Come si sviluppa un trend ribassista con il panic selling

    La differenza tra un normale ribasso e un movimento legato al panic selling è di vitale importanza se hai intenzione di investire in occasione di questi eventi.

    Sappi che il miglior modo per trarre vantaggio da questo genere di movimenti di mercato è sempre quello di anticiparli. Si tratta, tuttavia, di una possibilità molto complessa: dovresti innanzitutto comprendere quando il mercato affronterà un crollo e valutare se l’opinione pubblica e dell’investitore medio è sufficientemente tesa da cadere nella trappola.

    Non tutti i ribassi violenti sono accompagnati da panic selling proprio in quanto non sempre vi sono le condizioni giuste affinché la psicologia di trading conduca a simili disastri finanziari.

    Ma se le condizioni sono giuste, vediamo in che modo questo violento ribasso si sviluppa. Per farlo ci aiuteremo con il grafico tratto dal conto demo di eToro (clicca qui per aprirne uno gratuito):

    Panic Selling Dow Jones

    Come puoi vedere il panic selling interviene quando un ribasso prolungato (2 o più giorni) è accompagnato da notizie allarmanti. Nel caso specifico ti abbiamo proposto il crollo del Dow Jones in seguito allo scoppio dell’allarme pandemico in Europa.

    Noto anche come crash di Marzo, esso ha portato al crollo del Dow Jones per quasi il 40% del proprio valore.

    Come puoi vedere, il trend ribassista era in procinto di seguire uno sviluppo regolare: candele simili tra loro in ampiezza che sarebbero poi state seguite da movimenti di correzione.

    Tuttavia se al ribasso si aggiungono le notizie negative relative alla diffusione di un virus ad alta capacità di contagio e le previsioni drastiche sulla capacità dei sistemi sanitari di fronteggiarlo, appare chiaro che molti investitori ne possono essere fortemente influenzati.

    Come riconoscere l’inizio del panic selling?

    Ebbene, osserva bene la 4° candela: rispetto alle precedenti mostra un ribasso doppio! Questo è il segnale che ti serviva.

    Come investire con il panic selling?

    Una volta iniziato, il panic selling tende a snaturare completamente il mercato: l’alternanza tipica tra movimenti dominanti e movimenti correttivi viene alterata e all’investitore si presenta un quadro caotico.

    Candele di rialzo, seguite da candele di ribasso in una successione apparentemente priva di alcuna logica.

    Questo cosa significa?

    Che se hai intenzione di sfruttare a tuo vantaggio questa situazione devi impostare livelli per la gestione del rischio sufficientemente generosi. Se sarai troppo prudente, infatti, non riuscirai ad assorbire la volatilità e il tuo investimento si chiuderà prima del previsto.

    Ecco perché ti consigliamo di far riferimento allo Stop Loss statico e non al Trailing Stop.

    Inoltre, dato che il panic selling viene solitamente corretto artificialmente dalle autorità finanziarie, starà a te individuare i segnali di fine del crollo.

    Per questo motivo ti consigliamo di consultare almeno un paio di volte al giorno il tuo investimento e monitorare lo sviluppo dei prezzi.

    Qual è il segnale di fine del crollo?

    Osserva bene l’ampiezza del corpo delle candele: se si iniziano a susseguire candele con ombre molto pronunciate e corpi ridotti (solitamente il rapporto è superiore al 2:1), questo significa che il momentum del ribasso si sta esaurendo.

    Sebbene è possibile che il titolo possa toccare minimi ancora inferiori prima di invertire il proprio trend, ti conviene comunque chiudere la tua posizione senza sottoporti a rischi eccessivi. D’altro canto cavalcare un panic selling porta a profitti più che sufficienti e non vi è alcun motivo di essere ingordi.

    I panic selling disastrosi: alla base delle crisi mondiali

    Come distinguere, a questo punto, un panic selling che si conclude in sé stesso e viene ricordato solo come un crollo, rispetto a un panic selling che, invece, provoca una crisi economica e finanziaria diffusa?

    Ebbene, la distinzione è semplice: nel momento successivo alla fine del crollo, infatti, un panic selling auto-conclusivo provoca un successivo e altrettanto violento rimbalzo sui minimi appena toccati, portandosi nell’arco di qualche mese sulle medie del periodo precedente.

    Al contrario i panic selling che anticipano e si rivelano essere crisi economiche mondiali sono seguiti da leggeri rialzi e poi da trend dominanti sempre ribassisti, sebbene meno volatili e più distribuiti nel tempo.

    Un esempio?

    Nel grafico qui sotto, tratto dal conto demo di Plus500, puoi vedere l’effetto della crisi del 2008/2009 sull’S&P500, paragonata al crash di Marzo 2020:

    Panic Selling

    Panic Selling nella storia: i 3 casi più noti

    A seguire trovi i 3 casi più noti nella storia di panic selling. Ad ognuno di questi si connettono vari aneddoti di investitori che sono riusciti a sfruttare il momento giusto per non divenire anch’essi vittime degli eventi ma per trasformarli effettivamente in operazioni profittevoli.

    Ovviamente ogni panic selling è diverso dagli altri, ma la storia è maestra e sapere in che modo è stato possibile sfruttarli in passato ti potrebbe aprire numerose considerazioni sugli eventi presenti e futuri.

    Panic Selling 1929: il caso Kennedy

    Si tratta probabilmente dell’evento che più di tutti simboleggia la drammaticità e le conseguenze di una crisi economica. In due giorni, il Lunedì e Martedì Nero (rispettivamente 28 e 29 Ottobre 1929), infatti, il Dow Jones perse il 23% del proprio valore.

    Il panic selling che ne scaturì comportò una situazione paradossale: non vi erano investitori intenzionati a comprare titoli per alcun valore, anche nel caso di contratti fortemente sottovalutati.

    Il tentativo della famiglia Rockfeller di migliorare la situazione, dimostrando la propria fiducia sul mercato e investendo significative somme di denaro in numerosi pacchetti azionari non sortì alcun effetto.

    Questo diede inizio ad una crisi senza precedenti nel XX secolo, con il Dow Jones che segnò una perdita del -89,2% in meno di tre anni.

    Il crash del 1929 rappresenta probabilmente uno degli esempi maggiori dei danni che il panic selling può provocare alla finanza: la massiccia partecipazione di persone impreparate ai mercati finanziari provocò, infatti, una corsa irrazionale alle vendite che aggravò ulteriormente la situazione e provocò una perdita complessiva di oltre 500 miliardi di dollari.

    Chi riuscì, tuttavia, a trarre vantaggi da questa situazione?

    Joseph Patrick Kennedy (padre del Presidente J.F. Kennedy) era all’epoca un investitore emergente, reso famoso da non pochi successi sul mercato azionario.

    Tuttavia la sua fortuna venne a dipendere proprio dal crash del 1929: Kennedy si rese conto che la crescente speculazione degli anni ’20 avrebbe portato ad un crollo. Stando alla leggenda, infatti, egli sarebbe corso a vendere tutti i propri titoli finanziaria una volta ricevuto consigli di acquisto da parte di un lustrascarpe.

    Kennedy, dunque, anticipò il crash e vendette quando i prezzi erano ancora in salita libera. A questo punto investì nuovamente i proventi nel settore immobiliare. Questo lo portò, nel giro di 6 anni, ad aumentare di ben 45 volte il proprio patrimonio, passando dai 4 milioni di dollari di allora nel 1929 agli oltre 180 nel 1935.

    Panic Selling 2008: il caso Burry

    La crisi finanziaria del 2008/2009 è una ferita ancora aperta. Vi sono analisti che affermano che il mondo non si è ancora completamente ripreso da quel disastro in quanto alcune conseguenze devono essere ancora superate.

    Sta di fatto che dopo il 1929, quella del 2008 è sicuramente la peggior crisi che il mondo ha dovuto affrontare a partire dall’inizio del Novecento.

    In pochi giorni, infatti, le principali istituzioni finanziarie americane riportarono perdite per un valore di oltre 4,1 triliardi di dollari. Per evitare il collasso dell’intero sistema finanziario americano la FED dovette intervenire con piani REPO, di finanziamento immediato e acquisizione dei debiti e delle perdite dei propri enti finanziari.

    Il crash iniziato dalle azioni della Bear Stearns provocò una reazione a catena e il panic selling delle azioni di tutte le banche implicate nella vendita di strumenti sul debito americano. Società come JP Morgan Chase videro il prezzo delle proprie azioni crollare del -70,11% dall’Ottobre 2008 al Marzo 2009.

    In questa situazione come hanno fatto alcuni investitori a trarre profitti dal panic selling?

    Ebbene, piuttosto che vendere i propri asset e acquistare titoli appartenenti ad un altro settore (la crisi riguardava in primis il settore immobiliare), Michael Burry, il primo ad aver riconosciuto la crisi, si fece creare dalle banche strumenti finanziari appositi (Swap) sulle obbligazioni immobiliari.

    In questo modo, se il mercato immobiliare americano sarebbe fallito egli avrebbe ricavato profitti proporzionali all’entità del fallimento. Complessivamente alla fine della crisi il suo fondo di investimenti, il Scion Capital, registrò un profitto complessivo del +489,34%.

    Nel caso di panic selling connessi ad un mercato in particolare, dunque, può risultare utile far riferimento a strumenti di vendita allo scoperto per trare profitti dal crollo dei prezzi.

    Pani selling 2020: il coronavirus

    Un ultimo e importante esempio di panic selling è dato dal crash di Marzo 2020, legato al diffondersi della pandemia da Covid-19 (detto anche coronavirus) e alle misure di contenimento del contagio che hanno portato, in numerosi stati, a fermi parziali o totali della produzione.

    Il panic selling che ne è scaturito non ha portato ad una crisi di entità mondiale in quanto:

    • I livelli di speculazione precedenti al crollo non avevano raggiunto livelli critici;
    • Il controllo degli strumenti di speculazione ha prevenuto l’aggravarsi dei crolli (lo stop alle vendite allo scoperto della CONSOB, ad esempio, ha salvato numerose società italiane);
    • I prezzi sono rimbalzati subito dopo e a distanza di qualche mese sono tornati entro livelli normali;

    Come hanno reagito gli investitori professionisti in questa situazione?

    In casi come questi, di panic selling legato ad eventi esterni al mercato, la strategia più efficace è quella di tenere sotto controllo l’esposizione di mercato del proprio portafogli e gestirla in relazione alle evoluzioni del crollo stesso.

    Per intenderci, gli investitori professionisti non sono corsi né agli strumenti di vendita allo scoperto né, tantomeno, hanno anticipato il crollo vendendo i propri titoli. Al contrario, hanno ridotto la loro esposizione laddove eccessiva e si sono preoccupati di comprare altri titoli una volta che sono sopraggiunti i segnali di fine del panic selling.

    Questa strategia è estremamente utile laddove si prevede un successivo e immediato rimbalzo sui minimi, come avvenuto nell’Aprile 2020.

    Panic selling: considerazioni e opinioni finali

    In conclusione il panic selling è un evento connesso alla partecipazione al mercato da parte di investitori che hanno una scarsa conoscenza dei titoli e degli asset su cui operano.

    Sebbene possano avere dei risvolti catastrofici, i panic selling possono essere sfruttati se analizzati intelligentemente e se si ha una buona conoscenza degli strumenti finanziari che permettono di affrontare ribassi dei prezzi o crolli di mercato.

    Con questa guida abbiamo voluto metterti in guardia da questi eventi e ricordarti ancora una volta che il trading non è un gioco. Affidandoti a piattaforme professionali come eToro, Trade.com, IQ Option, Plus500 o ForexTB, infatti, avrai a disposizione tutto l’occorrente per contrastare i danni provocati dal panic selling e trasformare questa situazione a tuo vantaggio.

    Fatti trovare sempre pronto e, come sempre, buon trading.

    Panic Selling FAQ: domande frequenti

    Cos’è il panic selling?

    Il panic selling è una condizione che si impone in seguito a movimenti di mercato inaspettati che la maggior parte degli investitori percepisce come rischiosi. In questi casi la maggior parte delle transazioni è di vendita e questo porta all’aggravarsi del crollo dei titoli.

    Panic selling: rischio o opportunità?

    Come tutti i movimenti di mercato, anche il panic selling può diventare una opportunità. Ovviamente il difficile sta nel riconoscerlo in tempo e intervenire con l’investimento giusto. Un errore può trasformarsi in perdite ingenti, per cui bisogna essere molto attenti.

    Come si può evitare di essere trascinati da un panic selling?

    Il miglior modo è sicuramente avere il controllo delle proprie emozioni nel mentre si investe. Il panic selling è una condizione derivante dalla psicologia di trading, ecco perché un professionista difficilmente ne è catturato.

    Come evitare il Panic Selling?

    Solo una analisi approfondita e uno studio costante possono permettere a un investitore di comprendere quando è il caso di vendere o comprare ed evitare di farsi prendere dall’emotività in caso di crolli.

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